Perù: crisi istituzionale senza fine
Emerge la sfida tra la Fujimori e la sinistra rivoluzionaria
È durato cinque settimane lo scrutinio per il primo turno delle elezioni presidenziali in Perù. L’affollatissima corsa per la massima carica istituzionale del Paese andino che ha visto sfidarsi ben trentasei candidati ha portato ad un voto frastagliatissimo in grado di indicare fin dalle prime ore dello spoglio solo la certezza della prima posizione che ha premiato Keiko Fujimori.
Per la figlia dell’ex dittatore di origini nipponiche in carica dal 1990 al 2000 e deceduto nel settembre del 2024 sarà il quarto tentativo di arrivare ad emulare il padre dopo le sconfitte, patite sempre al secondo turno, contro Ollanta Humala nel 2011, Pedro Pablo Kuczynski nel 2016 e Pedro Castillo nel 2021. In tutti e tre i casi precedenti la candidata della destra liberale è arrivata ad un soffio dalla vittoria finale finendo per pagare maggiormente un voto contrario a vederla insediata nella Casa di Pizarro a Lima che un vero consenso unanime sul proprio sfidante di turno.
Le due proposte a confronto
Il programma della Fujimori, attestatasi su posizioni più centriste rispetto al passato rientra sempre nella sfera della destra liberale in salsa sudamericana, combinando le ricette liberiste in campo economico con quelle conservatrice sui temi etici e sociali. Il 17% con cui la leader di Forza Popolare accederà al secondo turno sarà, sicuramente, rinsaldato dal grande deluso del primo turno: Rafael López Aliaga, sindaco di Lima ed esponente di Rinnovamento Popolare.

Aliaga, a lungo considerato lo sfidante della Fujimori, si è attestato definitivamente all’11,9% venendo estromesso dal ballottaggio per poco più di ventimila preferenze. Una sconfitta che si pone come un unicum nell’ultimo anno di tornate elettorali succedutesi nel continente indiolatino. Aliaga, infatti, per toni, programma ed endorsement si prefigurava come il più trumpiano dei candidati alla presidenza, cosa quest’ultima risultata decisiva per costruire le vittorie elettorali di Nasry Asfura alla presidenza dell’Honduras, José Antonio Kast in Cile e il raggiungimento della maggioranza in Parlamento per la coalizione a sostegno di Javier Milei in Argentina[1].
Il ballottaggio in programma per domenica 7 giugno si prefigurerà come una vera e propria battaglia tra due visioni per il futuro della nazione andina completamente opposte. A spuntarla a dispetto di tutti i sondaggi pre-elettorali alle spalle della Fujimori è stato, infatti, Roberto Sánchez sostenuto dalla coalizione Insieme per il Perù. Il candidato della sinistra già ministro del Commercio Estero e del Turismo dal 29 luglio 2021 fino al 7 dicembre 2022 durante l’amministrazione dell’ex presidente Pedro Castillo si è posto in continuità con quest’ultimo, recentemente condannato ad 11 anni di reclusione[2].

Castillo, primo presidente di sinistra eletto in Perù, sconterà la lunga condanna nel carcere di Barbadillo dove, curiosamente, si trovano già detenuti anche altri tre ex presidenti della Repubblica sudamericana, ovvero: Ollanta Humala, Alejandro Toledo e Martín Vizcarra. Per l’ex insegnante e sindacalista assolto dalle accuse di abuso di potere e turbativa dell’ordine pubblico la Sezione penale speciale della Corte Suprema ha ritenuto fondata l’accusa di cospirazione finalizzata alla ribellione formulata in seguito alla decisione di sciogliere l’unica Camera dello Stato[3] per uscire dall’impasse venutasi a creare tra il potere esecutivo e quello legislativo con l’intento di convocare un’elezione per la costituzione di un’Assemblea Costituente.
Il 57enne Sánchez attestatosi al 12% delle preferenze ha promesso un indulto nei confronti del suo ex leader in caso di vittoria e rilanciato la necessità della convocazione di un’Assemblea Costituente[4] che scriva una nuova Carta fondamentale del Paese sostituendo quella attualmente in vigore e risalente al periodo della dittatura di Alberto Fujimori.
La frattura geografica del Perù
In un frangente storico in cui l’antica divisione politica fra destra e sinistra sembra essere superata e sostituita con quella fra popolo ed élite dal Sudamerica arrivano nuove fratture come quella fra le anime del cristianesimo che si dividono nell’appoggio politico con i cattolici rimasti legati alla sinistra, spesso sostenitrice della teologia della liberazione nata proprio a queste latitudini, e le nuove chiese evangeliche in grado di aumentare in maniera esponenziale il numero di aderenti che sposano in pieno le ricette del liberalismo della destra.
Il voto peruviano ha aggiunto la diversità geografica del sostegno ai rivali che si contenderanno la massima carica istituzionale del Paese: la capitale e le città più popolate, tra le quali figurano Trujillo e Chiclayo, hanno consolidato il vantaggio della Fujimori mentre le zone andine e quelle amazzoniche[5] hanno permesso a Sánchez di scavalcare gli altri candidati.

I quasi due mesi di campagna elettorale abitualmente concessi fra i due turni si sono più che dimezzati per via delle proteste di Aliaga e delle lungaggini burocratiche necessarie ad affermare con ogni certezza l’esito esatto del primo turno. Motivo per cui quello fra la Fujimori e Sánchez assomiglierà più ad un ballottaggio in stile europeo, con poche settimane per convincere indecisi, sostenitori degli altri candidati e stringere alleanze, rispetto alla solita prassi che consente un’immersione di due mesi in ogni angolo del Paese per una campagna a sé stante del tutto nuova rispetto a quella per il primo turno.
Note e riferimenti bibliografici:
[1] Luca Lezzi, Cile, l’insediamento di Kast, CaputMundi, 15 aprile 2026.
https://www.caputmundi.info/2026/04/15/cile-linsediamento-di-kast/
[2] Nota Ansa, Perù: l’ex presidente Castillo condannato a 11 anni di carcere, 27 novembre 2025.
https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/americalatina/2025/11/27/peru-lex-presidente-castillo-condannato-a-11-anni-di-carcere_35ddc6e6-ef25-46ac-8a69-4c8797bd1af9.html
[3] Luca Lezzi, La crisi istituzionale del Perù, Eurasia, 20 dicembre 2022.
https://eurasia-rivista.com/la-crisi-istituzionale-del-peru/
[4] Nota Reuters, Chi è Roberto Sanchez, l’aspirante presidente del Perù che chiede una nuova Costituzione?, 15 maggio 2026.
https://www.reuters.com/world/americas/who-is-perus-roberto-sanchez-presidential-hopeful-calling-new-constitution-2026-05-15/
[5] Bruno Desidera, Perù, Fujimori e Sánchez al ballottaggio del 7 giugno: le presidenziali più pazze del mondo, Agensir, 18 maggio 2026.
https://www.agensir.it/mondo/2026/05/18/peru-fujimori-e-sanchez-al-ballottaggio-del-10-giugno-le-presidenziali-piu-pazze-del-mondo/

