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Modena: atto di terrorismo?

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Il 16 marzo scorso, nel centro della città di Modena, si è verificato un episodio particolarmente grave, che ha colpito l’attenzione dell’opinione pubblica nazionale.

Salim El Koudri, trentunenne di origine marocchina, residente nel modenese ma nato a Bergamo, alla guida di un’autovettura ha travolto a folle velocità ben otto persone, ferendole tutte, di cui alcune in maniera molto seria. I primi esami hanno accertato che il conducente non era sotto l’effetto di alcool e/o di sostanze stupefacenti.

L’uomo risulta avere conseguito una laurea triennale in economia e marketing internazionale all’Università di Modena, interrompendo poi gli studi nel 2022 per quella magistrale in International Management. Disoccupato, è stato in cura per problemi psichiatrici, fino al 2024, presso il Centro di salute mentale di Castelfranco Emilia.

Salim El Koudri (nel riquadro) ed il luogo della tragedia.
Salim El Koudri (nel riquadro) ed il luogo della tragedia.

Fino a questo momento, da quanto si apprende dagli organi di stampa, l’accusa è di tentata strage con l’aggravante di lesioni gravissime, senza tuttavia una finalità di terrorismo. L’arresto è stato convalidato nei giorni successivi ed è stata pure richiesta una perizia psichiatrica per meglio focalizzare la personalità del soggetto, anche se la GIP presso il Tribunale di Modena si è espressa affermando che “El Koudri non ha agito in conseguenza di disturbi psichici.

In un altro passo dell’ordinanza di custodia cautelare, così scrive:

[…] le specifiche modalità e circostanze del fatto, la gravità dello stesso e la personalità di El Koudri inducono a ritenere concretamente sussistente il pericolo che l’indagato possa commettere altri delitti della stessa specie.

La fase del fermo.
La fase del fermo.

Dunque, per tutto quanto appreso dalle fonti aperte e nella consapevolezza di non essere in possesso di tutti gli elementi acquisiti dalla polizia giudiziaria, si possono tuttavia fare talune riflessioni utili ad immaginare un possibile scenario di terrorismo.

Innanzitutto qualche considerazione può essere fatta circa la condotta tenuta da El Koudri e la dinamica dell’azione:

  • La modalità di condurre l’autovettura a velocità molto elevata e la traiettoria a zig-zag inducono a ritenere verosimile la volontà di massimizzare il risultato finale, colpendo quante più persone pensabili e procurando i maggiori danni possibili.
    La stessa GIP ha affermato che il soggetto “Voleva colpire più gente possibile“, atteso che “El Koudri, come ricostruito, inizialmente punta il marciapiede del lato destro di Via Emilia, dove colpisce i primi pedoni e una ciclista. Poi si rimette in carreggiata e poiché le persone riescono a schivarlo punta direttamente il marciapiede sul lato sinistro che era in quel momento molto affollato.
    Nel provvedimento cautelare si sottolinea che era chiara la volontà di dirigere l’auto nella direzione più adatta a colpire più gente possibile.
  • Si è discusso, altresì, dell’assenza di premeditazione, che lascia quantomeno perplessi atteso che il responsabile è uscito di casa portando con sé un coltello, utilizzandolo nella fase della fuga. L’esito poteva essere ben più grave, se non vi fosse stato il risolutivo intervento di un cittadino, che ha messo in forte pericolo la propria incolumità.

L’uomo, inoltre, in carcere avrebbe dichiarato: “Sapevo che quel giorno sarei morto…“, espressione che lascia trasparire una sorta di consapevolezza e di predisposizione al martirio.

Fermoimmagine di una telecamera stradale in cui si evidenzia l'auto giudata da El Koudri lanciata a forte velocità verso i passanti.
Fermoimmagine di una telecamera stradale in cui si evidenzia l’auto giudata da El Koudri lanciata a forte velocità verso i passanti.

Dai primi accertamenti condotti sui cellulari e su altri dispositivi – ma verifiche più approfondite sono in corso, anche con riferimento a documenti e files cancellati che richiedono tempi più lunghi – è emerso che qualche ricerca su attentati avvenuti in passato in Europa è stata condotta da El Koudri su piattaforme cosiddette “generaliste”, ovvero non direttamente riconducibili a circuiti islamisti radicali e/o propriamente terroristiche.

Sono stati riscontati pure scritti, come dire, un po’ aggressivi, come il messaggio: “Bastardi cristiani di merda… voi e il vostro Gesù Cristo in croce lo brucio…“. Si aggiunga il rinvenimento presso la sua abitazione di taluni appunti del padre, il cui tenore pare sia fortemente critico nei confronti dell’Occidente.

Proprio tenendo presente le circostanze “operative”, diversi commentatori hanno poi richiamato due attentati terroristici che per prassi sono sembrati simili a quello di Modena, ovvero quello di Nizza (Francia) e quello dei mercatini di Natale a Berlino (Germania), entrambi accaduti nel 2016:

  • nel primo caso, il 14 luglio festa nazionale, un soggetto a bordo di un camion ha colpito la folla intenta a passeggiare sul lungomare, falciando e provocando la morte di 86 persone e ferendone altri 434. L’autista, il tunisino residente in Francia Mohamed Lahouaiej Bouhalel, è stato ucciso dalla polizia. Due giorni dopo l’ISIS ha rivendicato l’attentato.

I soccorsi sul luogo dell'attentato di Nizza.
I soccorsi sul luogo dell’attentato di Nizza.

  • il secondo episodio, avvenuto il 19 dicembre, ha visto un Tir schiantarsi contro la folla, nel quartiere di Charlottenburg, causando 12 morti e 56 feriti. Nella serata del 20 seguente è giunta la rivendicazione dello Stato Islamico.

Il luogo dell'attentato a Berlino.
Il luogo dell’attentato a Berlino.

Ma, in realtà, vi sono altri episodi molto più somiglianti a quello in argomento, ossia con l’abbinamento tra investimento ed uso di un coltello:

  • il 22 marzo 2017, a Londra (Regno Unito), Khalid Masood, 52 enne nato in Inghilterra e dimorante a Birmingham, ha travolto a bordo di un Suv diverse persone sul ponte di Westminster. Dopodiché, una volta sceso dal mezzo ed armato di un coltello, ha aggredito a morte un poliziotto prima di essere a sua volta abbattuto;
  • il 7 aprile 2017, a Stoccolma (Svezia), un camion ha colpito alcune persone provocando 5 morti e 5 feriti, intente a camminare in un’area pedonale. L’attentatore era identificato nel 39enne Rakhmat Akilov, cittadino uzbeko, la cui domanda era stata respinta ed era ricercato per essere espulso;
  • il 3 giugno 2017, ancora a Londra, tre uomini a bordo di un furgoncino hanno investito diversi pedoni sul London Bridge e in seguito, una volta scesi dal mezzo, aggredivano altri passanti accoltellandoli. Gli stessi sono stati poi uccisi dalle forze dell’ordine intervenute ed identificati in Khuram Butt, cittadino britannico di origine pakistana, e due marocchini;
  • Il 17 e 18 agosto 2017, a Barcellona (Spagna), nel pomeriggio, un camioncino ha travolto la moltitudine di gente presente sulle Ramblas, mentre in serata a Cambrils (Spagna) un’Audi A3 si è schiantata contro i pedoni sul lungomare. I terroristi, poi uccisi, hanno provocato 15 morti ed un centinaio di feriti;
  • Il 14 agosto 2018, a Londra, un ventinovenne britannico di origine sudanese, a bordo di una Ford Fiesta ha colpito alcuni passanti, ferendone tre.

Qualche osservatore ha commentato, per la vicenda modenese, che non ci si trova in presenza di un atto terroristico perché non c’è un gruppo organizzato, non c’è una regia per quanto occulta, insomma non sono presenti alcuni elementi caratterizzanti un gesto di terrorismo.

In pratica, secondo costoro, una condotta è terroristica quando ricorrono due livelli di requisito: il primo è relativo al fatto di dover potere arrecare una grave danno ad un Paese o ad un’organizzazione internazionale; il secondo l’azione deve essere compiuta allo scopo di intimidire la popolazione, costringere i pubblici poteri a fare o a non fare qualcosa.

Davanti a queste riflessioni resto però quantomeno perplesso. Non dico che l’accadimento sia sicuramente da ricondurre a quel tipo di manifestazione violenta, ma al momento non vi sono nemmeno stringenti ragioni per disattendere questa ipotesi.

Ragionando sugli elementi di cui si è in possesso, per quanto parziali, vi è una concatenazione logica, se si pensa allo schema seguito, analogo ad altri. Certo che la situazione psichica può aver agito da detonatore, ma i presupposti generali offrono una chiave di lettura possibile. Così come il fatto di essere nato in Italia non discrimina, se si fa il parallelo con quanto accaduto in ambito europeo e di cui si è scritto in precedenza.

In tale quadro va evidenziato il ruolo del c.d. “lupo solitario”, ovvero una persona che agisce da sola senza ricevere ordini diretti da parte di un’organizzazione; tuttavia, questo non vuol dire che non abbiano tratto una qualche forma di ispirazione, indicando invece semplicemente l’assenza di una struttura gerarchicamente ordinata che gestisca le azioni di questi individui.

Ciò ha spinto parte della dottrina a ritenere attualmente configurabili nell’ordinamento italiano tre diverse condotte penalmente rilevanti: l’“etero-addestramento”, l’“auto-addestramento” e il reperimento di istruzioni per finalità di terrorismo solo a condizione che ad esso faccia seguito il compimento di atti univocamente finalizzati alla commissione di atti di terrorismo[1].

In Italia abbiamo avuto solo un precedente come “lupo solitario” ed è quello del libico Mohamed Game, autore dell’unico atto terroristico significativo di matrice islamista, avvenuto il 12 ottobre 2009, alla caserma dell’esercito Perrucchetti di Milano, peraltro ferendo gravemente solo sé stesso. In quell’indagine – condotta dal ROS Carabinieri di Milano, all’epoca comandato dal sottoscritto, e dalla Digos della Polizia – era emerso come il terrorista fosse stato aiutato da due complici che tuttavia, come lui, non appartenevano ad alcuna organizzazione.

Infine, da uno studio (Gill, Horgan and Deckert 2014) che analizza le caratteristiche socio-demografiche degli attentatori, emergono alcuni elementi interessanti. Infatti, nel 96,6% dei casi analizzati, colui che ha condotto l’attacco era un uomo. Inoltre, il 41,2% dei casi aveva precedenti penali, il 31,9% presentava una storia di malattia mentale o di disturbo della personalità e il 26% aveva fatto esperienzamilitare. Infine, a livello di identificazione ideologica, il 43% dei casi si riconosceva in Al-Qaida.

Ecco che allora penso come, in questo caso, si debba rifuggire da condizionamenti di tipo politico e di facile interpretazione sociologica, ma sia necessario invece rimanere rigorosamente ancorati agli elementi oggettivi che scaturiscono dalle investigazioni e su questo ragionare concretamente sulle ipotesi più realistiche.


Note:

[1]Il d.l. n. 7 del 18 febbraio 2015 ha esteso la punibilità alla persona che avendo acquisito, anche autonomamente, le istruzioni per il compimento degli atti di cui al primo periodo, pone in essere comportamenti finalizzati alla commissione delle condotte di cui all’articolo 270-sexies. La ratio dell’innovazione sarebbe da ricercarsi nella volontà di estendere la punibilità “anche ai terroristi che operano sganciati da sodalizi e da organizzazioni (cosiddetto lupo solitario)”.

  • Nel 1979 arruolato nell’Arma dei Carabinieri, è laureato in Scienze della Sicurezza ed è Generale di Brigata nella riserva. Già comandante delle Compagnie di Saronno (Varese) e Sciacca (Agrigento) e, dopo aver guidato la Sezione Anticrimine di Genova ed il Reparto Anticrimine di Milano del ROS (Raggruppamento Operativo Speciale), è stato Capo Centro della DIA (Direzione Investigativa Antimafia) di Genova.
    Ha contrastato macro-fenomeni criminali mafiosi e di terrorismo, quali la Cosa nostra siciliana, la ‘ndrangheta calabrese ed il narcotraffico internazionale, nonché sodalizi islamisti legati ad Al Qaida.
    Ha collaborato con il Customs di Los Angeles (USA), in una complessa indagine su un cartello di narcos colombiani.
    È stato insignito di diverse onorificenze: Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana, medaglia Mauriziana al merito della carriera militare, medaglia d’oro di lungo comando, croce d’oro per anzianità di servizio, medaglia di Pubblica Benemerenza della Protezione Civile. È brevettato paracadutista civile ed è specializzato nella Difesa NBC (nucleare, biologica e chimica).
    Infine, ha ricevuto alcune ricompense militari (Encomi solenni e semplici, Elogio) ed un attestato elogiativo dell’Ambasciata USA in Roma, a conclusione di operazioni di servizio per il contrasto al narcotraffico internazionale, ad organizzazioni di tipo mafioso (Cosa nostra e ‘ndrangheta) ed al terrorismo internazionale di matrice islamista.

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