Il ritorno di Arenaways e la sfida del treno “normale”
Graziano Capponago del Monte intervista Giuseppe Arena
Per molti appassionati di ferrovia e osservatori del settore, il nome Arenaways richiama ancora oggi una delle vicende più discusse e simboliche del trasporto ferroviario italiano.
Quando nel 2010 Giuseppe Arena lanciò il collegamento privato Torino-Milano, un’idea innovativa pensata per i pendolari ai quali erano offerti servizi aggiuntivi come la spesa o la lavanderia e comodità allora impensabili, rispetto al semplice trasporto punto a punto che rendevano il tempo di viaggio più confortevole e piacevole.
A quei tempi il mercato ferroviario nazionale era ancora fortemente chiuso e l’idea stessa di un operatore indipendente sembrava quasi una provocazione. Quella esperienza si concluse rapidamente, soprattutto per le pastoie burocratiche, ma lasciò dietro di sé interrogativi, polemiche e soprattutto un segnale destinato a pesare negli anni successivi.
Oggi, a distanza di oltre quindici anni, Arenaways è tornata sui binari. La rinascita del marchio attraverso la riapertura della linea Cuneo-Saluzzo-Savigliano, l’ingresso di partner internazionali, tra cui realtà legate al gruppo ferroviario spagnolo Renfe e la recentissima integrazione della biglietteria nella piattaforma Trip.com, raccontano un’azienda che ha scelto di ripartire dal territorio, dal trasporto convenzionale e da un’idea di ferrovia diversa rispetto alla corsa esclusiva verso l’alta velocità.
Nel frattempo Giuseppe Arena ha pubblicato il libro Il treno non passa una sola volta, una riflessione personale e imprenditoriale che ripercorre errori, intuizioni, ostacoli e visioni di un percorso fuori dagli schemi.
E mentre Arenaways prepara nuovi collegamenti turistici, progetti intermodali e possibili sviluppi internazionali, Arena continua a difendere un concetto semplice ma oggi quasi controcorrente: il treno non come prodotto elitario, ma come servizio quotidiano, integrato con i territori e costruito attorno alle esigenze reali dei viaggiatori.
In questa lunga conversazione con Caputmundi.info, Giuseppe Arena ripercorre senza toni polemici il passato di Arenaways, analizza i limiti e le trasformazioni del sistema ferroviario italiano e racconta le prospettive future di un marchio che, contro molte previsioni, è riuscito a tornare operativo.
Il titolo del suo libro “Il treno non passa una sola volta” è già una dichiarazione di intenti: oggi crede ancora che le occasioni tornino, o il sistema è diventato più chiuso rispetto agli inizi?
Le occasioni ci sono, ci sono sempre state e sempre ci saranno, occorrono fortuna e la prontezza di trovarsi “al binario” giusto nel momento giusto, con l’idea giusta. Rispetto agli anni in cui ho iniziato io, oggi il sistema è decisamente più aperto all’imprenditoria privata!
Quanto è stato difficile trasformare una vicenda imprenditoriale complessa come Arenaways in un racconto pubblico? È stato più un bilancio o una ripartenza?
Raccontare qualcosa che ami e che fa parte di te non è mai veramente difficile. Certo, ci sono voluti tempo e lavoro per giungere alla versione finale del libro, ma è stato un flusso naturale. Non parlerei né di bilancio né di ripartenza, perché non ho finito né mi sono ancora mai fermato. In queste pagine condivido l’esperienza che ho maturato nel corso della mia vita professionale e privata, ma nel farlo mi sento stimolato a continuare il mio cammino.
Torniamo al Torino–Milano: qual è stato l’errore più grande che oggi non rifarebbe?
Un vecchio detto recitava “Se fossi e se avessi sono due paesi che nessuno ha mai trovato” e io credo molto nell’importanza degli errori. Maturiamo e impariamo solo grazie agli errori e ai fallimenti e questo vale per tutti, tanto sul piano personale quanto sul piano professionale. La Torino-Milano della prima Arenaways è stata un progetto per l’epoca innovativo, ardito, che ha dato uno scossone importante al mercato. Quindi no, non penso di aver commesso errori.
E invece, c’è una scelta di cui va ancora orgoglioso, nonostante l’esito di quella prima esperienza?
Sono tante le scelte legate a quell’impresa di cui vado orgoglioso: dalla progettazione del treno ai servizi di bordo, al percorso originario ad anello… Era un meraviglioso treno per pendolari che, se si fosse potuto commercializzare come da programma, avrebbe migliorato la qualità di molti viaggiatori abituali e contribuito a stimolare innovazione e qualità nel mercato.
Se Arenaways nascesse oggi, nel 2026, cosa farebbe diversamente dal punto di vista strategico e commerciale?
Il marchio Arenaways è nato nel 2010, rinato nel 2021… Ora non esageriamo con le rinascite!
Nel suo libro evita toni troppo polemici. Guardando oggi a quella fase: ha pesato di più l’ignoranza e il disinteresse del sistema politico o una precisa volontà di ostacolare Arenaways?
Non c’era una volontà precisa di ostacolare proprio Arenaways, semplicemente una certa lentezza di adattamento al mercato che cambia. È il prezzo che deve pagare chi apre la strada per primo… Ci è voluto tempo perché in Italia si iniziasse a vedere l’ingresso dei privati come un’opportunità. Come diciamo sempre noi di Arenaways, se la torta si allarga ci sono più fette per tutti.
Nel tempo altri operatori privati sono riusciti a entrare e consolidarsi, almeno sull’alta velocità. Perché a loro sì e a voi no?
Sicuramente hanno beneficiato di ciò che aveva seminato Arenaways, come ho già detto. A ciò si aggiunge una relativa rapidità di evoluzione dimostrata dal comparto, anche grazie alla spinta europea: è stato difficile far compiere al settore ferroviario il primo passo, ma una volta fatto quello tutto ha iniziato a scorrere.
I privati si stanno affermando con sempre maggiore facilità anche in Italia. Non è ancora tutto rose e fiori, ma se penso anche solo rispetto a una quindicina di anni fa… sembra già un altro Paese!
Oggi l’Italia è davvero più aperta alla concorrenza ferroviaria, oppure le barriere hanno semplicemente cambiato forma?
L’Italia è sempre più aperta alla concorrenza ferroviaria e ogni giorno migliora.
Nel contesto europeo, l’Italia può diventare un laboratorio per operatori indipendenti o rischia di restare indietro?
L’Italia può anche avere avuto una partenza in salita, ma sono persuaso che alle giuste condizioni di mercato la creatività italiana potrà portare il nostro Paese ad affermare nuovi modelli e nuovi standard internazionali.
Arenaways è spesso raccontata come una vittima del sistema e sicuramente lo è stata. Ma non tutto si può attribuire al contesto. Quanto c’è stato, invece, di errore imprenditoriale puro?
Il fatto che il marchio Arenaways abbia conservato intatto il proprio valore al punto da attrarre investimenti come quelli dei nostri soci attuali, italiani e stranieri, o come quello sostenuto dalla Regione Piemonte per riaprire la Cuneo-Saluzzo-Savigliano, penso dica tutto.
Ripeto quanto già detto prima: non ritengo di aver compiuto errori imprenditoriali, al massimo posso non esser stato abbastanza bravo nella valutazione dei soci di allora, evidentemente meno motivati e pronti alla battaglia del sottoscritto…
Gli Intercity restano la spina dorsale del trasporto nazionale ma spesso offrono un’esperienza poco competitiva. Qual è, secondo lei, il vero problema e come si potrebbe rilanciare questo segmento?
Di Intercity parleremo in un’altra occasione… Continui a seguirci!
C’è ancora spazio per operatori indipendenti sulle linee convenzionali, oppure il mercato è ormai saturo o sbilanciato?
Come detto in precedenza, la torta è sempre più grande. C’è ampio margine di ingresso per gli operatori indipendenti sulle linee convenzionali, purché si guardi sempre al grande quadro di insieme e si punti tutti a creare collegamenti sempre più integrati e capillari a reale beneficio dei viaggiatori.
Quanto pesa, ancora oggi, il rapporto con il gruppo Trenitalia? È competizione, convivenza o qualcosa di più complesso?
Trenitalia è l’operatore nazionale, insieme si può fare molto. Conviviamo bene, sognando in futuro un’integrazione. Del resto, quando sulla nostra linea piemontese esclamiamo “Viva il treno!”, non intendiamo certo solo i nostri…
Oggi Arenaways opera in un contesto locale e più protetto. È una scelta strategica o un ridimensionamento obbligato?
La riapertura della Cuneo-Saluzzo-Savigliano è stata l’occasione per tornare sui binari. Siamo e saremo sempre grati alla Regione Piemonte e all’Agenzia della Mobilità Piemontese per aver creduto per primi in noi.
Nessun ridimensionamento: noi siamo stati e sempre saremo quelli che fanno i treni per chi usa il treno! Dai regionali alla lunga percorrenza, qualunque treno, tranne l’AV che non ci interessa.
Adesso siamo impegnati a dimostrare di sapere fare bene su questa linea locale e molto altro seguirà.
Dopo il primo anno di attività nella Provincia Granda, è soddisfatto dei risultati? Può darci qualche dato? Cosa ha funzionato meglio e cosa va ancora corretto?
Siamo estremamente soddisfatti della risposta del territorio al ritorno del treno. Dialoghiamo costantemente con la clientela e con le realtà locali e le istituzioni per migliorare sempre più il servizio.
C’è ancora molto da fare dal nostro punto di vista, ma calcoli che gli standard di qualità cui puntiamo noi non si trovano ancora sul mercato. Numeri costantemente in crescita a parte, sulla Cuneo-Saluzzo-Savigliano nei 12 mesi di servizio. abbiamo favorito scambi e sinergie con numerose iniziative del territorio, come i convogli speciali legati a specifici eventi: il Treno del cuore con il fitwalking di Saluzzo, il Treno della Stracôni, l’iniziativa “Se corri viaggia in treno!” per la Mezza del Marchesato, la giornata nazionale Adsi per visitare le dimore storiche di Cuneo, Saluzzo e Savigliano e il Treno de La Vuelta con il Cuneo Bike Festival.
Ci sono poi stati accordi di collaborazione per lo sviluppo di attività locali, come il Torino-Busca in collaborazione con Abbonamento musei per assistere alla mostra “Sbam! Un percorso nella Pop art”, le attività in partnership con Datameteo educational per il Balloon day di Busca e la Giornata meteo 2026, l’accordo pluriennale con la Fondazione Amleto Bertoni su numerosi eventi che si tengono nella città di Saluzzo – come Mezza del Marchesato, Start, C’è Fermento, Terres Monviso Outdoor Festival – fino alla presenza in occasione degli eventi di orientamento lavorativo e scolastico.
Inoltre, il treno sempre più spesso viene utilizzato anche dalle scolaresche, dai gruppi scout, dalle associazioni e dalle organizzazioni del territorio sia per gite di gruppo che per attività itineranti.
Se a questo si aggiungono i treni a scopo turistico proposti direttamente da noi, come l’innovativo Treno della neve da Torino direttamente alla Riserva bianca di Limone Piemonte o i prossimi treni per il mare, si delinea un quadro di insieme molto più ricco, che certifica la creazione di un vero e proprio indotto con ricadute positive che vanno anche oltre l’area direttamente servita dalla linea e, dunque, non sono solo i diretti utilizzatori a beneficiare del treno.
Il sistema di bigliettazione italiano è spesso complesso e poco intuitivo. Arenaways punta su un rapporto più semplice e fiduciario con il passeggero? E come gestite il tema dell’evasione?
I biglietti Arenaways possono essere acquistati pressoché ovunque fino a 5 minuti prima della partenza del treno, oltre che a bordo treno con un sovrapprezzo di 2,50 Euro. Oltre ad essere in vendita sul nostro sito e nei principali punti vendita locali, siamo presenti su tutte le principali piattaforme, da Trainline a Trip.com, e siamo stati i primi in Italia a portare l’app FAIRTIQ, innovativo sistema di biglietteria mobile pay-as-you-go.
In merito all’evasione, i nostri addetti alla controlleria sono estremamente attenti e svolgono un ottimo lavoro. Bisogna altresì riconoscere che i nostri clienti tendono a presentarsi muniti di regolare titolo di viaggio.
La sicurezza a bordo è sempre più centrale: quali sono le vostre priorità operative e cosa fate di diverso rispetto agli standard del settore?
La qualità si traduce anche in sicurezza del viaggio. Ci impegniamo al massimo per garantire la sicurezza dei passeggeri e dei nostri dipendenti, sotto ogni punto di vista e in ogni momento.
La collaborazione costante con il gestore dell’infrastruttura e con le forze dell’ordine rafforza ulteriormente la sicurezza dei nostri treni.
Lei ha sempre parlato di centralità del passeggero. Ma il passeggero sceglie anche in base al prezzo e alla frequenza: Arenaways è davvero competitiva su questi fronti? Più in generale: cosa significa davvero, nel 2026, mettere il viaggiatore al centro nel trasporto ferroviario?
Arenaways è competitiva perché offre servizi utili, accessibili e accattivanti. I nostri treni non saranno mai né i più economici né i più cari, saranno sempre quelli con il miglior rapporto servizio-prezzo.
Mettere il viaggiatore al centro, nel 2026, significa offrirgli un’alternativa concreta e interessante all’uso dell’auto privata.
Lei ha maturato una grande esperienza anche nel campo turistico come T.O. Quanto può essere importante per il turismo locale la sinergia trasporto-destinazione? Ha qualche idea in tal senso
Dovrebbe forse porre questa domanda agli operatori turistici e alle comunità dei territori sui quale stiamo già operando in Piemonte. Il treno è un veicolo importante anche per il turismo locale, certamente.
In questo senso abbiamo anche già effettuato diversi servizi charter e speciali, ultimo dei quali il Treno della Neve da Torino a Limone Piemonte lo scorso inverno, che è stato accolto con grande entusiasmo sia dai clienti che dalle istituzioni. A breve lanceremo un collegamento analogo per il mare…
Si tratta sempre e solo di creare pacchetti in stretta collaborazione con il territorio. Basta parlarsi, avendo l’obiettivo comune di offrire alle persone servizi di qualità.
Sta lavorando a nuovi progetti nel settore ferroviario o dei trasporti? Possiamo aspettarci un nuovo sviluppo di Arenaways?
Siamo al lavoro su moltissimi fronti e non vediamo l’ora di poter annunciare le novità! Che saranno in parte nuovi collegamenti a mercato, treni internazionali in partnership con altri operatori privati europei e servizi di vera e propria intermodalità.
Se domani le venisse offerta la possibilità di tornare su una grande direttrice nazionale, lo rifarebbe davvero… o l’esperienza passata la renderebbe più prudente? Se dovesse ripartire oggi con un nuovo “treno”, reale o simbolico, da quale linea inizierebbe?
Per noi le linee sono tutte interessanti, non ci sono collegamenti di serie A o di serie B.
Tolta l’alta velocità che non ci interessa, siamo nati per effettuare ogni tipo di treno, dai locali alla lunga percorrenza. Stiamo lavorando tantissimo e presto si vedranno i frutti di questi investimenti. Senza dimenticare che siamo sempre pronti ad accogliere e valutare ogni proposta.
Dopo tutto quello che ha vissuto, oggi direbbe ancora a un giovane imprenditore: “salta su quel treno”?
Questa è la domanda che non manca mai quando si iniziano ad avere i capelli bianchi.
A un giovane direi di non avere paura di sognare e di farlo partendo dalle proprie inclinazioni naturali, prepararsi in quel senso, immaginare quale potrebbe essere il proprio contributo positivo e osare. Ricordare che è pericolo sentirsi “già arrivati” solo perché si ha avuta una buona idea o si è partiti con il piede giusto, serve anche l’umiltà di imparare dalle altrui come dalle proprie esperienze.
La strada, specie quella ferrata, è molto lunga e spesso in salita, ma c’è strada per tutti!





