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Mafie straniere

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È corretto utilizzare il termine “mafia” per indicare quelle organizzazioni criminali composte prevalentemente, se non esclusivamente, da associati provenienti dalla medesima nazione? Il riferimento è a quei gruppi denominati dagli organi di stampa come mafia nigeriana, mafia albanese, ecc.

Sgombro immediatamente il campo da qualsivoglia dubbio: personalmente ritengo che si commetta un errore in tal senso e penso altresì che si finisca per svilire il vocabolo e che potrebbe portare alla conclusione che “tutto è mafia e nulla è mafia”.

Il reato di associazione di tipo mafioso (art. 416 bis c.p.) così recita:

Chiunque fa parte di un’associazione formata da tre o più persone è punito con la reclusione da dieci a quindici anni. Coloro che promuovono, dirigono o organizzano l’associazione sono puniti, per ciò solo, con la reclusione da dodici a diciotto anni.

L’associazione è di tipo mafioso quando coloro che ne fanno parte si avvalgono della forza di intimidazione del vincolo associativo e della condizione di assoggettamento e di omertà che ne deriva per commettere delitti, per acquisire in modo diretto o indiretto la gestione o comunque il controllo di attività economiche, di concessioni, di autorizzazioni, appalti e servizi pubblici o per realizzare profitti o vantaggi ingiusti per sé o per altri, ovvero al fine di impedire od ostacolare il libero esercizio del voto o di procurare voti a sé o ad altri in occasione di consultazioni elettorali. […]

Le disposizioni del presente articolo si applicano anche alla camorra, alla ‘ndrangheta e alle altre associazioni, comunque localmente denominate, anche straniere, che valendosi della forza intimidatrice del vincolo associativo perseguono scopi corrispondenti a quelli delle associazioni di tipo mafioso.

Stante il fatto che la norma prevede specificatamente anche le associazioni straniere, ritengo necessario meglio esplicitare il mio punto di vista. In ragione degli elementi caratteristici del delitto, comprendo che agire da parte di un componente con la forza di intimidazione e della condizione di assoggettamento e di omertà ha un suo preciso risultato se rivolto all’interno della comunità di appartenenza.

Difatti essi, intendo i sodalizi stranieri, tendono a regolare i conti all’interno del circuito della propria gente, senza soggiogare l’intera collettività locale o l’ordine pubblico italiano, rendendo così l’applicazione dell’art. 416 bis c.p. forzata rispetto ai reali fatti accertati.

Blitz della polizia a Catania nei confronti della confraternita cultista dei Maphite organizzazione criminale transnazionale, con sede in Nigeria e basi nei paesi europei e in diverse regioni italiane (luglio 2020).
Blitz della polizia a Catania nei confronti della confraternita cultista dei Maphite organizzazione criminale transnazionale, con sede in Nigeria e basi nei paesi europei e in diverse regioni italiane (luglio 2020).

A questo aggiungerei due elementi distintivi di un’associazione, per come la intendo. Il primo è fondamentale per l’esistenza stessa dell’aggregato mafioso ed è il controllo del territorio, elemento questo che permette di realizzare effettivamente una pressione ed un condizionamento della vita pubblica. Inoltre non mi riferisco tanto, o meglio solo, al controllo “fisico” di una determinata zona, quanto piuttosto alla intrinseca capacità di relazionarsi con un contesto utile a raggiungere le finalità della consorteria stessa.

Ed allora l’infiltrazione economica e le collusioni più silenziose, volte a condizionare le amministrazioni pubbliche, sono fini raggiunti attraverso quello che per me è l’altro elemento distintivo del contesto esaminato ovvero il rapporto con la politica, che consente uno scambio reciproco per trarre vicendevoli vantaggi.

L’azione delle organizzazioni mafiose è molto più evidente nelle aree di origine, anzi in quel caso è essenziale essere conosciuti dall’opinione pubblica come mafiosi. Nel circondario di Sciacca (Agrigento), in ogni paese, tutti sapevano chi fosse il capobastone, e quando giungevano aziende nazionali per eseguire lavori sul territorio, i capicantiere già sapevano a chi dovevano rivolgersi per aver il nolo a caldo o a freddo di mezzi, il cemento o quant’altro.

Mentre al di fuori di quelle zone il meccanismo di infiltrazione e condizionamento è molto più sofisticato. Il compito di chi rappresenta le cosche al nord, per esempio, è quello di intessere relazioni di varia natura utili al raggiungimento degli scopi criminali: riciclaggio, reinvestimento, omologhi contesti per il narcotraffico, entrature per l’aggiudicazione di appalti e/o subappalti, ecc.

E tutto questo lo si riesce a fare meglio se l’interlocutore sa chi sono, senza tuttavia che la mia persona sia diffusamente conosciuta per quello specifico ruolo.

Il gilet di un agente della DIA in servizio.
Il gilet di un agente della DIA in servizio.

Dunque, essere affiliato ad una organizzazione mafiosa richiede elementi specifici e solo in parte riscontrabili in un gruppo criminale che, per quanto feroce nel suo agire, resta comunque generico nelle sue manifestazioni delinquenziali.

  • Nel 1979 arruolato nell’Arma dei Carabinieri, è laureato in Scienze della Sicurezza ed è Generale di Brigata nella riserva. Già comandante delle Compagnie di Saronno (Varese) e Sciacca (Agrigento) e, dopo aver guidato la Sezione Anticrimine di Genova ed il Reparto Anticrimine di Milano del ROS (Raggruppamento Operativo Speciale), è stato Capo Centro della DIA (Direzione Investigativa Antimafia) di Genova.
    Ha contrastato macro-fenomeni criminali mafiosi e di terrorismo, quali la Cosa nostra siciliana, la ‘ndrangheta calabrese ed il narcotraffico internazionale, nonché sodalizi islamisti legati ad Al Qaida.
    Ha collaborato con il Customs di Los Angeles (USA), in una complessa indagine su un cartello di narcos colombiani.
    È stato insignito di diverse onorificenze: Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana, medaglia Mauriziana al merito della carriera militare, medaglia d’oro di lungo comando, croce d’oro per anzianità di servizio, medaglia di Pubblica Benemerenza della Protezione Civile. È brevettato paracadutista civile ed è specializzato nella Difesa NBC (nucleare, biologica e chimica).
    Infine, ha ricevuto alcune ricompense militari (Encomi solenni e semplici, Elogio) ed un attestato elogiativo dell’Ambasciata USA in Roma, a conclusione di operazioni di servizio per il contrasto al narcotraffico internazionale, ad organizzazioni di tipo mafioso (Cosa nostra e ‘ndrangheta) ed al terrorismo internazionale di matrice islamista.

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