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Ceuta e Melilla: quando l’intangibile diviene realtà

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Le dinamiche delle reti social tra fenomeni migratori e terrorismo jihadista

I recenti fatti di Ceuta e Melilla[1] offrono un punto di osservazione particolarmente utile per comprendere quanto le piattaforme digitali siano ormai in grado di incidere direttamente sulla sicurezza, non soltanto come semplici mezzi di comunicazione, ma come strumenti capaci di favorire, in tempi estremamente ridotti, concentrazione, coordinamento e mobilitazione di un numero elevato di persone.

Ceuta e Melilla,: la posizione sulla mappa delle due città spagnole situate sulla costa settentrionale del Marocco.
Ceuta e Melilla,: la posizione sulla mappa delle due città spagnole situate sulla costa settentrionale del Marocco.

Il dato da osservare non riguarda tanto la natura specifica del fenomeno migratorio, quanto il meccanismo attraverso il quale informazioni, indicazioni pratiche, filmati e messaggi diffusi attraverso le reti social possono tradursi rapidamente in comportamenti reali, convergenti e simultanei.

Le ricostruzioni disponibili sugli episodi di Ceuta mostrano infatti come una parte della mobilitazione sia stata alimentata dalla circolazione in rete di contenuti relativi alla possibilità di raggiungere il territorio spagnolo ed alle modalità con cui le autorità avrebbero potuto procedere nei confronti di chi fosse riuscito a superare il confine; in alcuni casi, informazioni fondate su elementi reali sono state semplificate o decontestualizzate fino ad assumere un significato operativo molto diverso da quello originario, dimostrando come, per determinare un comportamento collettivo, non sia necessario diffondere una notizia interamente falsa, ma possa essere sufficiente utilizzare un fatto autentico, privarlo del contesto, ridurlo ad una formula semplice e trasformarlo in un’indicazione immediatamente comprensibile.

È precisamente questo uno dei punti più rilevanti sotto il profilo della sicurezza, perché il passaggio dall’informazione all’interpretazione, dall’interpretazione all’indicazione pratica e da quest’ultima all’azione può oggi avvenire con una rapidità sconosciuta ai sistemi tradizionali di comunicazione. È questa capacità di comprimere i tempi tra comunicazione e comportamento a rendere le reti social particolarmente rilevanti anche nell’analisi del terrorismo contemporaneo.

Il parallelo concettuale tra una mobilitazione migratoria ed un’attività terroristica risiede nella peculiarità degli strumenti digitali, ovvero nella possibilità di raggiungere contemporaneamente un numero molto elevato di soggetti, diffondere indicazioni, individuare finestre temporali favorevoli, modificare rapidamente i messaggi e trasferire la mobilitazione dalla dimensione digitale a quella fisica.

Sotto questo profilo, Ceuta e Melilla costituiscono un esempio estremamente chiaro di quanto il coordinamento moderno possa prescindere da strutture organizzative tradizionali: non è più indispensabile disporre di una catena di comando articolata, di una rete capillare di intermediari o di un sistema fisico di distribuzione delle informazioni, perché un singolo contenuto può essere rilanciato da migliaia di utenti, replicato su più piattaforme, tradotto, modificato e diffuso ulteriormente fino a raggiungere un pubblico molto più vasto rispetto a quello originariamente previsto.

L’effetto operativo è evidente: persone che non si conoscono, che non appartengono alla stessa organizzazione e che non hanno ricevuto un ordine diretto possono comunque assumere comportamenti simili nello stesso arco temporale. È esattamente questa caratteristica che rende le piattaforme digitali di particolare interesse per organizzazioni terroristiche e reti jihadiste.

Nel terrorismo tradizionale il reclutamento e la trasmissione delle direttive nei decenni scorsi seguivano prevalentemente una struttura verticale, nella quale un’organizzazione produceva il messaggio, un apparato propagandistico lo diffondeva, i reclutatori selezionavano i soggetti ritenuti idonei e, infine, la struttura operativa impartiva ordini o indicazioni. Lo sviluppo di Internet e, successivamente, delle reti social ha progressivamente ridotto la necessità di questa sequenza, modificando profondamente la relazione tra organizzazione, propagandista, reclutatore e destinatario del messaggio.

Nell’ambito jihadista, il passaggio dalla tradizione orale alla comunicazione digitale ha rappresentato una trasformazione sostanziale delle modalità di propaganda e reclutamento. Audiocassette, videocassette, televisioni satellitari, siti Internet, forum, piattaforme di condivisione ed applicazioni di messaggistica hanno costituito fasi successive di uno stesso processo: aumentare la velocità di diffusione del messaggio e ridurre la distanza tra l’organizzazione ed il destinatario.

Alcune audiocassette degli anni '90 (fonte: WikiPedia).
Alcune audiocassette degli anni ’90 (fonte: WikiPedia).

Oggi questo processo ha raggiunto una fase ulteriore, nella quale il cyberspazio non costituisce più semplicemente un canale attraverso il quale diffondere propaganda, ma può rappresentare un ambiente nel quale diverse attività si sovrappongono e si integrano, dalla propaganda al reclutamento, dal trasferimento delle comunicazioni alla diffusione di istruzioni, dalla raccolta di informazioni all’individuazione di obiettivi, fino al mantenimento dei contatti.

È proprio questo l’aspetto che ho affrontato in Analisi del jihad: dalla tradizione orale al cyberwarfare[2] scritto insieme ad Arianne Ghersi[3]: il progressivo spostamento dell’attività jihadista verso una dimensione nella quale la comunicazione non svolge più soltanto una funzione ideologica, ma può assumere anche una funzione operativa.

Il cambiamento più importante riguarda, in particolare, la perdita di centralità del reclutatore tradizionale. In passato era necessario individuare il soggetto, stabilire un contatto, verificarne l’affidabilità ed inserirlo progressivamente all’interno di una struttura; oggi, una parte di questo percorso può svolgersi direttamente attraverso la rete, giacché il potenziale aderente può raggiungere autonomamente contenuti propagandistici, entrare in contatto con canali tematici, approfondire materiale ideologico e spostarsi successivamente verso gruppi più riservati.

Il reclutatore non scompare necessariamente, ma può intervenire in seguito su un soggetto che abbia già manifestato interesse attraverso il proprio comportamento digitale. In altre parole, le reti social funzionano come un moltiplicatore: una singola organizzazione non deve necessariamente contattare direttamente migliaia di persone, ma può diffondere contenuti verso una platea molto ampia e concentrare successivamente l’attenzione soltanto su coloro che mostrino maggiore interesse, continuità di accesso o disponibilità al contatto, riducendo i costi operativi, ampliando enormemente le possibilità di diffusione e rendendo più difficile individuare con precisione il momento nel quale un semplice fruitore di contenuti entri in una fase di reale coinvolgimento.

Il percorso può inoltre svilupparsi attraverso ambienti differenti: le piattaforme aperte sono particolarmente efficaci per ottenere visibilità e raggiungere un pubblico esteso, mentre, quando occorre limitare l’esposizione, il contatto può essere trasferito verso sistemi di messaggistica privata, gruppi chiusi o canali con accesso controllato. Si crea così una struttura a livelli, nella quale la rete sociale pubblica costituisce il primo punto di contatto, da cui è possibile passare verso spazi più circoscritti e successivamente, soltanto per una parte degli utenti, verso ambienti ulteriormente protetti. Questa modalità consente di separare la propaganda dall’attività più sensibile: il contenuto destinato al pubblico può rimanere generico, mentre le comunicazioni più riservate possono essere trasferite altrove, rendendo più complessa l’attività di contrasto ed aumentando la capacità di adattamento della rete.

Per le attività di intelligence e di prevenzione ciò rappresenta una difficoltà considerevole, perché la chiusura di un account o di un canale non comporta necessariamente la cessazione della rete. Gli utenti possono essere trasferiti rapidamente verso altri profili, altri gruppi o altre piattaforme, mentre il materiale già diffuso può essere copiato, archiviato e redistribuito. In questo senso, la propaganda digitale possiede una capacità di sopravvivenza superiore rispetto alle forme tradizionali, poiché può continuare a circolare anche dopo la neutralizzazione della persona che l’ha originariamente prodotta. La rete diventa quindi non soltanto uno strumento di diffusione, ma anche uno strumento di resilienza operativa, nel quale l’eliminazione di un singolo nodo non determina necessariamente il collasso dell’intera struttura.

Lo Stato Islamico (IS / ISIS) si è affacciato in maniera attiva e determinata al mondo digitale (compresi i social media).
Lo Stato Islamico (IS / ISIS) si è affacciato in maniera attiva e determinata al mondo digitale (compresi i social media).

Un altro elemento particolarmente importante riguarda la capacità di produrre effetti senza impartire necessariamente un ordine diretto. Un’organizzazione terroristica può limitarsi a diffondere indicazioni generali, individuare obiettivi simbolici, proporre modalità d’azione o indicare periodi considerati favorevoli, senza che ogni soggetto riceva una direttiva personalizzata. In determinati casi, la propaganda può svolgere contemporaneamente una funzione di orientamento e di attivazione, rendendo più difficile stabilire il confine tra semplice adesione ideologica e preparazione operativa.

Ed è proprio qui che emerge uno dei principali problemi per l’intelligence contemporanea: le strutture tradizionali erano maggiormente individuabili attraverso legami, contatti, trasferimenti di denaro, riunioni e catene di comando, mentre le reti digitali possono presentarsi in forma molto più frammentata, laddove soggetti che non possiedano contatti fisici con altri membri di un’organizzazione, utilizzino account temporanei, cambino frequentemente piattaforma ed accedano a materiale prodotto in Paesi differenti. La mancanza di una struttura visibile non implica quindi necessariamente l’assenza di collegamenti operativi o propagandistici; al contrario, la frammentazione può costituire una caratteristica deliberata del sistema.

I fatti di Ceuta e Melilla risultano dunque particolarmente interessanti proprio perché mostrano in maniera concreta quanto ormai sia breve la distanza tra comunicazione digitale e mobilitazione reale. Un messaggio può indicare un’opportunità, un filmato può mostrare un percorso, una chat può fornire indicazioni temporali ed una rete social può amplificare la notizia, fino a produrre comportamenti simultanei da parte di persone che non sono inserite in una struttura unica.

Il medesimo meccanismo trasferito sul terreno del terrorismo rende le implicazioni immediatamente evidenti: la stessa architettura comunicativa può essere utilizzata per diffondere propaganda, individuare soggetti interessati, trasferire i contatti verso ambienti riservati, fornire indicazioni, facilitare la preparazione e mantenere una rete distribuita anche in presenza di interventi repressivi.

È questo, più che la semplice presenza del terrorismo su Internet, il punto centrale.

Il cyberspazio non costituisce ormai soltanto un luogo nel quale il jihadismo comunica, ma è diventato parte integrante della sua infrastruttura. Passando dalla tradizione orale al cyberwarfare non si è verificato soltanto un cambiamento del mezzo attraverso il quale trasmettere un messaggio: si è progressivamente ridotta la distanza tra propaganda ed operatività, tra il produttore del contenuto ed il destinatario, tra il reclutamento e l’azione e, soprattutto, si è ridotta la necessità di una struttura centrale visibile. Un tempo il reclutatore doveva raggiungere il potenziale jihadista; oggi può essere il messaggio stesso a raggiungerlo, ed è probabilmente questa la trasformazione più importante da considerare nell’analisi della minaccia contemporanea.

Membri delle forze dell'ordine spagnole sono scesi in acqua cercando di arginare il flusso di migranti marocchini giunti via mare.
Membri delle forze dell’ordine spagnole sono scesi in acqua cercando di arginare il flusso di migranti marocchini giunti via mare.

I fatti di Ceuta e Melilla costituiscono una dimostrazione estremamente chiara dell’efficacia delle reti digitali come strumento di mobilitazione, evidenziando quanto rapidamente un’informazione possa diventare indicazione, quanto velocemente un’indicazione possa produrre convergenza e quanto sia ormai possibile generare effetti nel mondo reale senza ricorrere a strutture organizzative tradizionali.

Ed è precisamente questa capacità, quando applicata a finalità terroristiche, a rendere le piattaforme digitali uno degli elementi su cui concentrare maggiore attenzione nell’ambito della sicurezza contemporanea. A Ceuta e Melilla, grazie alle reti social, è stato coinvolto un consistente numero di persone; come escludere che la “chiamata generale al jihad” non possa essere evocata usando i medesimi strumenti, memori dell’efficacia di tali meccanismi?[4]


Note e riferimenti bibliografici:

[1] https://www.cosmopolitan.com/it/lifecoach/news-attualita/a73332454/ceuta-ecco-cosa-e-successo-crisi-migranti/

[2] https://www.amazon.it/Analisi-del-jihad-tradizione-cyberwarfare/dp/B0CM15H1DH

[3] https://www.linkedin.com/in/arianne-ghersi-151263115/

[4] https://www.huffingtonpost.it/politica/2026/08/09/news/lallarme_dellintelligence_a_ceuta_rischio_concreto_di_terrorismo_e_reclutamento_jihadista-22510239/

  • Senior IT Manager, esperto in cybersecurity ed intelligenza artificiale. Dal 1999 opera nel settore IT dallo sviluppo, alla direzione di progetti, sia in ambito startup che in ambito corporation; negli ultimi anni si è specializzato in sicurezza informatica e nelle tematiche inerenti all’adozione dell’IA nei processi aziendali.
    Fondatore del blog "Caput Mundi", responsabile della gestione sistemistico-tecnico-operativa del sito ed operatore delle pubblicazioni sul blog e rispettivi profili social, coordinatore della sezione "Informatica e Tecnologia".

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