Marocco – Stati Uniti: la prima special relationship
Ecco che l’ANSA, il 27 luglio batté la notizia che il Marocco aveva intitolato la superstrada per Dakhla a Donald Trump. [1]
Il presidente statunitense ringrazia via Truth Social re Mohammed VI. “Che onore immenso! Spero di avere un giorno l’opportunità di percorrere l’intera lunghezza di questa magnifica autostrada, e spero molto presto”[2], scrisse il presidente Usa. Il messaggio venne accompagnato da un video che illustra la portata dell’infrastruttura, il suo scopo e le sue specifiche tecniche. La strada di 1.055 chilometri è uno dei più importanti progetti infrastrutturali del Paese e rappresenta un investimento totale stimato tra i 9 e i 10 miliardi di dirham (1 miliardo di euro circa)[3]. Collega Tiznit a Dakhla, attraversando Guelmim e Laâyoune, quindi nel territorio del Sahara Occidentale, che Donald Trump, alla fine del suo primo mandato, ha riconosciuto per primo “sotto la sovranità del Marocco”[4].

La notizia sarebbe passata, sostanzialmente, inosservata, se non fossero accaduti i fatti di Ceuta[5]. Un certo istinto voyeuristico insito in tutti noi, ci spinge, in fenomeni che non conosciamo, a cercare possibili collegamenti. È certo che si possono trovare legami tra fatti differenti tra loro e, magari, questi possono essere pure veri. Ma “collegamenti” non significa definiti rapporti di causalità e di fine. L’arena internazionale, soprattutto in certi “teatri”, è caotica in sé e gli interessi comuni di oggi, possono divergere domani.
Due, però, sono le costanti nel tempo: la dinastia alawide[6] è la più longeva e resiliente di tutte quelle che hanno attraversato il mondo “arabo”; l’amicizia – sempre ininterrotta – tra gli Stati Uniti ed il Marocco risale al XVIII secolo.
Salita al potere al potere nel 1631, e dominante sull’intero paese dal 1666, con il sultano Mulay al-Rashid, la dinastia alawide, negli ultimi 350 anni si stata caratterizzata da una resilienza non comune tra le monarchie arabe. A partire dalla metà del ‘700 evitò accuratamente radicali scontri con le emergenti potenze europee. Il regime alawide sopravvisse alle crisi delle cannoniere, alle crisi del 1905 (che coinvolse le potenze emergenti) e dell’1911, al successivo “Trattato di Fès” (1912), passò indenne il cambio della guardia francese da Vichy a De Gaulle in modo indolore. Adesso è un regime in espansione e “solido”.
Quando si pensa ai rapporti tra questo paese affacciato sulle coste orientali dell’Atlantico ed il dirimpettaio sulla costa ovest la mente può andare, esoticamente, ai film “Casablanca” (1942) e “Il vento ed il leone” (1975). Le due pellicole sono eccellenti epifenomeni che mostrano (e nascondono) una storia estremamente più complessa.
Questi sono gli esordi di questa “relazione speciale”, la prima degli Stati Uniti.

La nazione nordafricana fu uno dei primi stati a cercare di instaurare rapporti diplomatici con l’America. Nel 1777, il sultano Sidi Muhammad Ben Abdullah, il più progressista dei sovrani barbareschi che governarono il Marocco dal 1757 al 1790, annunciò il suo desiderio di amicizia con gli Stati Uniti. L’apertura del sultano si inseriva in una nuova politica che stava attuando, frutto della consapevolezza della necessità di stabilire relazioni pacifiche con le potenze cristiane e del suo desiderio di fare del commercio una fonte primaria di entrate. Di fronte a gravi difficoltà economiche e politiche, era alla ricerca di un nuovo metodo di governo che richiedeva cambiamenti nella sua economia. Invece di affidarsi a un esercito permanente di professionisti per riscuotere le tasse e imporre la sua autorità, voleva istituire un commercio marittimo controllato dallo stato come nuova fonte di reddito, più affidabile e regolare, che lo avrebbe liberato dalla dipendenza dai servizi dell’esercito permanente e dall’imbarazzante influenza della “pirateria” privata.
L’apertura dei suoi porti all’America e ad altri stati fu parte integrante di questa nuova politica. Il 20 dicembre 1777, il Sultano emanò una dichiarazione in cui annunciava che tutte le navi battenti bandiera americana potevano entrare liberamente nei porti marocchini. Il Sultano dichiarò di aver dato ordine ai suoi corsari di permettere alla nave “des Americains” ed a quelle di altri stati europei con cui il Marocco non aveva trattati – Russia, Malta, Sardegna, Prussia, Napoli, Ungheria, Livorno, Genova e Germania – di entrare liberamente nei porti marocchini. Lì avrebbero potuto “rifornirsi” e godere degli stessi privilegi delle altre nazioni che avevano trattati con il Marocco.
Questa azione, secondo la prassi diplomatica del Marocco alla fine del XVIII secolo, poneva gli Stati Uniti sullo stesso piano di tutte le altre nazioni con cui il Sultano aveva stipulato trattati. Con questa dichiarazione, il Marocco divenne uno dei primi stati a riconoscere pubblicamente l’indipendenza della Repubblica americana. Il 20 febbraio 1778, il Sultano del Marocco ripubblicò la sua dichiarazione del 20 dicembre 1777. L’informativa sul desiderio del Sultano di instaurare relazioni amichevoli con gli Stati Uniti giunse per la prima volta a Benjamin Franklin, uno dei commissari americani a Parigi, verso la fine di aprile o l’inizio di maggio del 1778, tramite Etienne d’Audibert Caille, un mercante francese di Salé. Nominato dal Sultano console per tutte le nazioni non rappresentate in Marocco, Caille scrisse a nome del Sultano a Franklin da Cadice il 14 aprile 1778, offrendosi di negoziare un trattato tra il Marocco e gli Stati Uniti alle stesse condizioni che il Sultano aveva negoziato con altre potenze.[7]

Poiché nell’autunno del 1779 il Sultano non aveva ricevuto alcun riscontro ai suoi gesti di buona volontà, tentò nuovamente di contattare il nuovo governo americano. Su istruzioni del sovrano marocchino, Caille scrisse una lettera al Congresso nel settembre del 1779, indirizzata a Franklin a Parigi, per annunciare la sua nomina a Console e il desiderio del Sultano di essere in pace con gli Stati Uniti. Il Sultano, ribadì, desiderava concludere un trattato “simile a quelli che le principali potenze marittime hanno con lui”. Gli americani furono invitati a “venire e commerciare liberamente in questi porti nello stesso modo in cui facevano in precedenza sotto la bandiera inglese”.[8]
Il 21 aprile 1780 Caille scrisse anche a John Jay, il rappresentante americano a Madrid, chiedendo aiuto per trasmettere il messaggio del Sultano al Congresso e allegando una copia della sua nomina a Console per tutte le nazioni che non ne avevano uno in Marocco, nonché una copia della dichiarazione del 20 febbraio 1778. Jay ricevette quella lettera con gli allegati nel maggio del 1780, ma poiché non la ritenne di grande importanza, non la inoltrò, insieme agli allegati, al Congresso fino al 30 novembre 1780. Prima che la lettera di Jay con gli allegati di Caille giungesse al Congresso, Samuel Huntington, Presidente del Congresso, diede la prima risposta ufficiale alle aperture marocchine in una lettera del 28 novembre 1780 indirizzata a Franklin.

Il governo degli Stati Uniti inviò la sua prima comunicazione ufficiale al Sultano del Marocco nel dicembre del 1780 nel quale il “Congresso dei 13 Stati Uniti del Nord America” assicurava il suo sincero desiderio di coltivare “una pace e un’amicizia sincere e solide con Vostra Maestà e di renderle durature per tutta la posterità”. A questo scambio di note non seguì alcuna azione per oltre due anni. Gli americani, preoccupati dalla guerra contro la Gran Bretagna, indirizzarono la loro diplomazia verso l’ottenimento di armi, denaro, sostegno militare e riconoscimento da parte di Francia, Spagna e Paesi Bassi, e infine cercarono la pace con l’Inghilterra. Inoltre, il sultano Sidi Muhammad, pur avendo preoccupazioni più urgenti, si concentrò sulle sue relazioni con le potenze europee, in particolare Spagna e Gran Bretagna, riguardo alla questione di Gibilterra. Dal 1778 al 1782, il Sultano dovette anche affrontare le difficoltà interne derivanti da siccità e carestia, impopolari tasse alimentari, penuria di cibo e inflazione dei prezzi, problemi commerciali e un esercito scontento.
Finalmente, nel settembre del 1783, i commissari americani a Parigi, John Adams, Jay e Franklin, sollecitarono il Congresso ad agire per negoziare un trattato con il Marocco. “L’Imperatore del Marocco ha manifestato una disposizione molto amichevole nei nostri confronti”, scrissero. “Si aspetta ed è pronto a ricevere un nostro Ministro, e poiché potrebbe essere succeduto da un principe con disposizioni diverse, un trattato con lui potrebbe essere importante. I nostri scambi commerciali con il Mediterraneo non saranno trascurabili, e l’amicizia tra Marocco, Algeri, Tunisi e Tripoli potrebbe diventare molto interessante qualora i russi riuscissero nel loro intento di navigare liberamente nel Mediterraneo attraverso Costantinopoli”. Il Congresso agì finalmente nella primavera del 1784 ed il 7 maggio, autorizzò i suoi ministri a Parigi, Franklin, Jay e Adams, a concludere trattati di amicizia e commercio con Russia, Austria, Prussia, Danimarca, Sassonia, Amburgo, Gran Bretagna, Spagna, Portogallo, Genova, Toscana, Roma, Napoli, Venezia, Sardegna e la Sublime Porta ottomana, nonché con gli stati barbareschi di Marocco, Algeri, Tunisi e Tripoli.
I continui ritardi da parte dei funzionari americani esasperarono il sultano e lo spinsero ad adottare misure più drastiche per attirare la loro attenzione. L’11 ottobre 1784, i marocchini catturarono la nave mercantile americana Betsey. Dopo che la nave e l’equipaggio furono condotti a Tangeri, il Sultano annunciò che avrebbe rilasciato uomini, nave e carico una volta concluso un trattato con gli Stati Uniti. Di conseguenza, i preparativi per i negoziati con il Marocco iniziarono nel 1785.
Il 1° marzo il Congresso autorizzò i commissari a delegare a un agente idoneo l’autorità di negoziare trattati con gli Stati barbareschi. L’agente era tenuto a seguire le istruzioni dei commissari e a sottoporre loro il trattato negoziato per l’approvazione. Il Congresso autorizzò inoltre i commissari a spendere un massimo di 80.000 dollari per concludere i trattati con questi Stati. Franklin lasciò Parigi il 12 luglio 1785 per tornare negli Stati Uniti, tre giorni dopo che il Sultano aveva rilasciato la Betsey e il suo equipaggio. Thomas Jefferson divenne Ministro in Francia e da quel momento in poi i negoziati furono condotti da Adams a Londra e da Jefferson a Parigi.
Mentre la Francia offrì un certo sostegno morale agli Stati Uniti nei negoziati con il Marocco, fu il governo spagnolo a fornire un appoggio sostanziale sotto forma di lettere del re e del primo ministro spagnoli al sultano del Marocco. Il Sultano marocchino accettò la dichiarazione dei negoziatori americani, secondo cui gli Stati Uniti avrebbero offerto amicizia ma nessun tributo in cambio del trattato, come era abituale.

Thomas Barclay, inviato americano, i marocchini raggiunsero rapidamente un accordo sul Treaty of Friendship and Amity, noto anche come Trattato di Marrakech[9]. Esso fu siglato dal Sovrano il 23 giugno e consegnato a Barclay per la firma il 28 giugno. Inoltre, un accordo separato sui sigilli navali, che prevedeva l’identificazione in mare delle navi americane e marocchine, fu firmato a Marrakech il 6 luglio 1786. Vincolante per 50 anni, il Trattato fu firmato da Thomas Jefferson a Parigi il 1° gennaio 1787 e da John Adams a Londra il 25 gennaio 1787, e ratificato dal Congresso il 18 luglio 1787. La negoziazione di questo trattato segnò l’inizio delle relazioni diplomatiche tra i due paesi e fu il primo trattato tra uno Stato arabo, musulmano o africano e gli Stati Uniti. Il Congresso ritenne il trattato con il Marocco estremamente soddisfacente e inviò una nota di ringraziamento a Barclay e alla Spagna per l’aiuto fornito nei negoziati.
La storia di questa prima special relationship risale a dieci anni prima del Trattato di Marrakech ed è evidente che alla sua base vi è il fatto che in Marocco ad Essaouira vi è una cittadella conosciuta con il triste nome di “Baia degli schiavisti”[10]. A ciò si aggiunge che i mercanti arabi di schiavi che commerciavano con le navi negriere facenti rotta nelle Americhe erano di origine marocchina. Ve ne è abbastanza per evidenziare i reciproci interessi.
Allo scoppio della Rivoluzione americana, le navi mercantili americane che navigavano sotto bandiera britannica persero la protezione garantita dai tributi britannici versati agli stati costieri del Nord Africa. Mentre i commissari di pace americani a Parigi cercavano invano di ottenere garanzie francesi di protezione contro le potenze barbaresche, il 20 dicembre 1777 il Sultano, in quello che equivaleva a un virtuale riconoscimento dell’indipendenza degli Stati Uniti, dichiarò ai consoli e ai mercanti europei nei porti marocchini di Tangeri, Salé, Larache ed Essaouira che a tutte le navi americane sarebbe stato concesso il diritto di entrare liberamente nei porti marocchini per “rifornirsi e godere degli stessi privilegi e immunità di cui godono le altre nazioni con cui Sua Maestà Imperiale è in pace”.
Nel 1835, con la scadenza cinquantennale del Trattato di Marrakech in procinto di avvenire, il presidente Andrew Jackson inviò James R. Leib per ottenere il rinnovo del trattato con il sultano Abderrahman. A tal fine, a Lieb fu ordinato di ottenere maggiori privilegi per le navi americane e di fare ogni sforzo per inserire una clausola che prevedesse che, salvo preavviso di dodici mesi da parte di una delle due parti, il trattato sarebbe rimasto in vigore a tempo indeterminato. Anche in questo caso i negoziati con il sultano procedettero senza intoppi e il Trattato fu rinnovato con le modifiche richieste. Il trattato, con il testo originale in arabo, fu firmato a Meknes il 16 settembre 1836, ratificato da Leib a Tangeri il 1° ottobre 1836 e proclamato ufficialmente il 30 gennaio 1837.
Come Lieb osservò nel suo rapporto al Dipartimento di Stato, una delle caratteristiche più notevoli dei negoziati fu che il trattato venne siglato dal Sultano sulla base dell’amicizia, senza alcuna clausola e prima della presentazione di doni. L’impegno del Marocco a mantenere un rapporto amichevole con il governo degli Stati Uniti fu ribadito durante la Guerra Civile Americana, quando il Ministro degli Affari Esteri assicurò al Console americano, Jesse H. McMath, che il suo paese, “essendo un sincero amico della nazione americana, non avrebbe mai appoggiato o dato sostegno agli insorti”.
Altri 150 anni di storia seguono e confermano i positivi rapporti tra il regno alawide e gli Stati Uniti. Per una volta Trump ha seguito il mainstream, cavallo sicuro della diplomazia.
Riferimenti bibliografici:
- https://www.visitmorocco.com/it/scoprire-il-marocco/storia-dinastica-del-marocco
- https://www.corriere.it/esteri/diretta-live/26_luglio_31/ceuta-migranti-notizie.shtml
- https://ilmanifesto.it/lomaggio-di-rabat-unautostrada-verso-loccupazione-eterna
- https://dokumen.pub/lumi-e-corsari-europa-e-maghreb-nel-settecento-8889422203-9788889422205.html
Note:
[1] https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/africa/2026/07/26/marocco-intitola-a-trump-superstrada-per-sahara.-presidente-usa-ringrazia_2b4e04ba-7670-427d-a1e8-cea1dcc6c6bd.html
[2] https://marrakech7.ma/donald-trump-jespre-traverser-trs-bientt-cette-magnifique-autoroute-au-maroc/
[3] https://www.ilgiornaleditalia.it/video/esteri/807528/marocco-superstrada-per-dakhla-e-il-deserto-del-sahara-intitolata-a-trump-il-tycoon-ringrazia-onore-immenso-video.html
[4] https://ilmanifesto.it/sul-sahara-occidentale-un-trump-scioccante
[5] https://www.ilpost.it/2026/08/01/ceuta-marocco-spagna/
[6] https://it.wikipedia.org/wiki/Dinastia_alawide
[7] https://www.ilmattino.it/napoli/cultura/corrispondenza_filangieri_franklin_mostra_san_francisco-6989608.html
[8] https://iris.uniroma1.it/retrieve/e3835325-1d84-15e8–e053-a505fe0a3de9/Tesi_dottorato_Grita.pdf
[9] https://en.wikipedia.org/wiki/Moroccan%E2%80%93American_Treaty_of_Friendship
[10] https://www.larena.it/rubriche/viaggi/viaggi-turismo/essaouira-in-marocco-la-cittadella-diventa-baia-degli-schiavisti-1.7388041




