Iraq: le ripercussioni strategiche della crisi tra USA e Iran
Il futuro della stabilità irachena è ad un bivio: per evitare il collasso e proteggere l’ordine istituzionale, l’esecutivo di Baghdad è chiamato a varare riforme immediate e coraggiose, mirate a conquistare l’autonomia energetica ed a blindare la sovranità nazionale.
Il dilemma di Baghdad e la neutralità impossibile
Il duplice attacco sferrato nell’ultimo anno da Stati Uniti e Israele contro l’Iran – che ha preso di mira prima i siti nucleari e successivamente i vertici del governo di Teheran – ha scaraventato l’Iraq al centro di una dura contesa geopolitica.
Nonostante la proclamata equidistanza delle autorità di Baghdad, la strategia della neutralità è fallita: le fazioni armate filoiraniane attive nel Paese hanno agito trascinando l’Iraq in un conflitto logorante[1].
Questa escalation ha inferto un duro colpo alla già precaria economia irachena, isolando il Paese sul piano diplomatico. Sebbene la recente riapertura a singhiozzo dello Stretto di Hormuz offra una boccata d’ossigeno vitale per le esportazioni di greggio, l’Iraq non potrà evitare una crisi sistemica senza una decisa inversione di rotta che riaffermi l’autorità dello Stato[2].
Il paradosso istituzionale e la frammentazione interna
L’Iraq incarna un paradosso unico nello scacchiere mediorientale: è l’unico Paese ad aver subito offensive da entrambi i blocchi della crisi senza possedere i mezzi per difendersi, con le stesse milizie vicine a Teheran[3] che hanno colpito le infrastrutture civili nella regione del Kurdistan[4].
La radice di questa vulnerabilità risiede nella transizione politica post-2003: la frammentazione del potere impedisce la nascita di uno Stato solido, capace di detenere il monopolio della forza e di esprimere una linea diplomatica coesa[5].
I riflessi di questa paralisi sono evidenti. Per quanto concerne il fronte interno lo stato, le ultime elezioni di novembre hanno portato a mesi di stallo politico: solo il pressing di Washington e l’urgenza della guerra hanno spinto i partiti a convergere su un premier tecnico di compromesso, privo di un proprio partito e di passate esperienze ministeriali[6].

Nel Kurdistan iracheno, a quasi due anni dalle elezioni regionali dell’ottobre 2024, il Partito Democratico del Kurdistan e l’Unione Patriottica del Kurdistan non hanno ancora trovato un accordo per un governo di coalizione. Nonostante le mediazioni ed i finanziamenti occidentali, i due schieramenti continuano a mantenere milizie Peshmerga distinte e separate[7].
La frattura diplomatica con il “mondo arabo”
Gli attacchi lanciati dalle milizie irachene contro la Giordania e le monarchie del Golfo hanno compromesso dieci anni di diplomazia volti a reinserire Baghdad nel contesto regionale[8].
La reazione della regione delinea un isolamento senza precedenti dagli anni Novanta: sei nazioni arabe hanno firmato una dura nota di condanna esigendo il disarmo dei gruppi della galassia sciita. In risposta ai raid, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Kuwait hanno persino avviato rappresaglie militari dirette contro le postazioni dei proxy iraniani in territorio iracheno[9].

Questo scenario rischia di bloccare i piani di sviluppo di Baghdad, che mirava a diversificare i corridoi logistici del petrolio e ad attrarre capitali dal Golfo[10]. Il ruolo dell’Iraq come mediatore super partes tra l’Iran e l’Arabia Saudita è, per il momento, tramontato.
Prospettive economiche e stabilità futura
Se nel breve termine l’eventuale ripristino delle rotte commerciali a Hormuz garantirebbe le entrate petrolifere necessarie a scongiurare il default[11], la stabilità a lungo termine resta legata a fattori interni.
La recente nota congiunta firmata dal Primo Ministro iracheno Ali Al-Zaidi e dall’inviato USA Tom Barrack[12] testimonia la volontà di rafforzare l’asse economico bilaterale. Tuttavia, ogni progresso sarà subordinato alla capacità di Baghdad di contenere le divisioni interne, neutralizzare le provocazioni delle milizie contro i partner regionali e riaffermare l’autorità della Repubblica.
Riferimenti bibliografici:
- https://www.dw.com/en/iran-war-impact-on-iraq-politics-economy-middle-east-stability-explained/a-76202543
- https://giuliochinappi.com/2026/04/07/iraq-la-neutralita-sta-per-finire-il-coinvolgimento-diretto-nella-guerra-sembra-si-avvicini-sempre-piu/
- https://www.stimson.org/2026/the-negative-strategic-consequences-of-the-us-iran-war-for-iraq/
- https://www.asianews.it/it/medio-oriente/iraq/a-un-anno-dal-voto-l-iraq-e-senza-governo-e-sull-orlo-della-guerra-civile
- https://www.ilfoglio.it/esteri/2026/06/03/news/il-nuovo-premier-iracheno-ali-al-zaidi-tenta-di-disarmare-le-milizie–399916
- https://atuttomondo.unint.eu/2025/12/05/elezioni-in-iraq-un-nuovo-equilibrio-geopolitico/
- https://www.iraqoilreport.com/news/iraq-leans-on-central-bank-reserves-to-weather-oil-export-collapse-47857/
Note:
[1] https://www.cesi-italia.org/it/articoli/liraq-nel-conflitto-israele-iran-tra-neutralita-precaria-e-pressioni-regionali
[2] https://www.stimson.org/2026/iran-aligned-militias-jeopardize-iraqs-gulf-reset/
[3] https://www.reuters.com/world/middle-east/irans-revolutionary-guards-set-up-covert-iraqi-cells-attack-gulf-neighbors-2026-06-19/
[4] https://www.aljazeera.com/news/2026/3/11/attacks-from-all-sides-why-iraq-was-dragged-into-us-israel-war-on-iran
[5] https://www.cesi-italia.org/it/articoli/liraq-post-elezioni-frammentazione-interna-e-limiti-della-proiezione-regionale
[6] https://www.limesonline.com/articoli/elezioni-parlamento-iraq-muhasasa-frammentazione-curdo-sciita-milizie-pmf-iran-20507347/
[7] https://newlinesinstitute.org/middle-east-center/kurdistan-has-emerged-from-its-latest-elections-more-divided-than-ever/
[8] https://www.wsj.com/world/middle-east/saudi-arabia-iraq-conflict-iran-war-0d9dd8d8?msockid=0604ef1754ac6a8334f6f83c553d6b75
[9] https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/mediooriente/2026/07/08/kuwait-ferma-condanna-per-i-ripetuti-attacchi-iraniani_42eac033-95ca-47a7-9e0f-80ae80dbf4b0.html
[10] https://www.caputmundi.info/2025/11/07/la-turchia-e-la-nuova-architettura-geopolitica-delleurasia/
[11] https://energy.auis.edu.krd/article-detail3.html
[12] https://iq.usembassy.gov/joint-statement-prime-minister-ali-al-zaidi-and-special-presidential-envoy-tom-barrack/

