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Tunisia: sottovalutata risorsa geopolitica globale

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L’importanza geografica

La Tunisia occupa una posizione che, pur rimanendo spesso fuori dal centro dell’attenzione internazionale, conserva un valore strategico superiore alle sue dimensioni territoriali, demografiche ed economiche. La sua collocazione nel punto più settentrionale dell’Africa, di fronte alla Sicilia e lungo una delle cerniere più sensibili del Mediterraneo, la rende un paese di frontiera tra Europa, Maghreb, Sahel e Medio Oriente.

In un momento in cui gli Stati Uniti sono concentrati su crisi più visibili, dalla competizione con l’Iran alla rivalità con la Cina ed alla destabilizzazione del Sahel, trascurare Tunisi significherebbe lasciare spazio a potenze concorrenti e rinunciare ad uno strumento relativamente poco “costoso” per influenzare gli equilibri del Nord Africa e dell’Africa subsahariana.

Mappa dei Paesi che si affacciano sul Mediterraneo con evidenza della posizione geografica della Tunisia.
Mappa dei Paesi che si affacciano sul Mediterraneo con evidenza della posizione geografica della Tunisia.

La sua importanza deriva innanzitutto dalla geografia. Lo Stretto di Sicilia[1], largo circa novanta miglia nautiche, separa la Tunisia dall’Italia e collega rotte energetiche, commerciali e migratorie decisive. A sud, il paese si apre verso il Sahara e verso le dinamiche più instabili del Sahel. A nord, guarda direttamente all’Europa.

Questa posizione fa della Tunisia un avamposto naturale per osservare ed influenzare movimenti di persone, merci, capitali, reti criminali e minacce transnazionali. Le migrazioni dall’Africa subsahariana verso l’Europa, le rotte del contrabbando, la pressione jihadista nel Sahel, la competizione energetica e la sicurezza marittima mediterranea finiscono tutte, in misura diversa, per intersecare lo spazio tunisino.

La storia

La storia tunisina mostra come le grandi potenze abbiano guardato a questo territorio come ad una piattaforma di accesso, contenimento o proiezione. Cartagine fu per Roma un rivale mediterraneo da eliminare; nel Medioevo la regione rappresentò uno snodo tra il mondo islamico orientale e quello occidentale; in età moderna passò sotto influenza ottomana e poi francese; durante la Seconda guerra mondiale fu un punto cruciale della campagna nordafricana. Anche gli Stati Uniti, sin dai primi anni della loro storia, si confrontarono con Tunisi e con gli altri poteri della costa nordafricana per proteggere la libertà di navigazione nel Mediterraneo.

Questa profondità storica serve a chiarire un punto geopolitico essenziale: la Tunisia non è strategica solo quando esplode una crisi interna, ma perché si trova stabilmente su una linea di frizione tra mare, deserto, Europa ed Africa.

Importanza strategica: il “capitale umano”

La Tunisia dispone di una popolazione relativamente istruita e produce una percentuale elevata di laureati in discipline scientifiche, tecnologiche, ingegneristiche e matematiche. Questo dato ha una doppia valenza geopolitica: da un lato, rappresenta un’opportunità per costruire un’economia più innovativa, orientata ai servizi avanzati, all’industria leggera, all’agritech, all’informatica ed alla manifattura per l’esportazione; dall’altro, se non accompagnato da prospettive economiche ed integrazione internazionale, può diventare un fattore di vulnerabilità.

Dopo le rivolte del 2010-2011, gruppi jihadisti seppero sfruttare il disorientamento sociale e politico tunisino, reclutando un numero significativo di combattenti, tecnici, propagandisti e quadri operativi[2]. Il problema, dunque, non riguarda soltanto la sicurezza interna, ma la destinazione geopolitica del potenziale umano tunisino: esso può alimentare stabilità e sviluppo oppure essere assorbito da reti ostili.

Le spese per l'istruzione in Tunisia in percentuale sul PIL (dati 2012) in confronto a quelle di altri paesi dell'area MENA.
Le spese per l’istruzione in Tunisia in percentuale sul PIL (dati 2012) in confronto a quelle di altri paesi dell’area MENA.

Per Washington, la Tunisia rappresenta quindi un possibile “esportatore di stabilità”. La cooperazione militare tra Stati Uniti e Tunisia ha radici antiche, ma ha assunto particolare rilievo dopo l’indipendenza del 1956[3] e soprattutto dopo il 2011.

Di fronte alla minaccia jihadista ed alla crisi libica, gli Stati Uniti hanno sostenuto l’apparato tunisino con finanziamenti, formazione, equipaggiamenti ed attività congiunte[4]. L’obiettivo iniziale era aiutare Tunisi a contenere minacce interne e transfrontaliere, ma una volta rafforzate le capacità tunisine, il rapporto potrebbe evolvere: non più solo assistenza alla Tunisia, ma utilizzo della Tunisia come piattaforma di addestramento, coordinamento e sostegno per altri paesi africani.

Cerniera con il Sahel?

Questo passaggio è particolarmente rilevante nel Sahel, dove la presenza occidentale è stata ridimensionata da colpi di Stato, sentimenti antifrancesi, diffidenza verso Washington e maggiore apertura verso Russia ed altri attori esterni. Mali, Burkina Faso e Niger hanno vissuto trasformazioni politiche che hanno reso più difficile la cooperazione diretta con Stati Uniti ed Europa: in alcuni casi, le leadership militari locali hanno percepito l’assistenza occidentale come una minaccia alla sovranità nazionale o come il prolungamento di una logica paternalistica. Questo ha creato spazio per mercenari russi[5], influenza politica antioccidentale e nuovi canali di dipendenza securitaria.

Il piano militare

In tale contesto, la Tunisia può offrire un’alternativa meno ingombrante. Non ha il peso coloniale della Francia, non appare come una grande potenza che impone condizioni, condivide riferimenti culturali, linguistici e geografici con molti partner africani e dispone di strutture già sviluppate con sostegno americano. Esercitazioni come African Lion[6] e Flintlock[7] potrebbero diventare strumenti più avanzati di integrazione tra forze tunisine, statunitensi, europee e saheliane.

Le truppe dei paesi del Sahel potrebbero passare da una partecipazione marginale o osservativa ad un ruolo operativo, condividendo esperienze recenti di controterrorismo e contro insurrezione. Questo avrebbe un valore militare, ma anche politico: trasformerebbe il rapporto da schema verticale tra istruttore occidentale ed allievo africano a cooperazione più paritaria fra paesi che possiedono esperienze concrete sul terreno.

Il logo dell’esercitazione “African Lion”
Il logo dell’esercitazione “African Lion”

La Tunisia dispone inoltre di capacità logistiche utili, inclusi velivoli da trasporto C-130[8], e di spazi addestrativi adatti a simulare operazioni combinate in ambienti desertici o semi-desertici. Questi asset potrebbero sostenere programmi rivolti a forze militari, unità di polizia, contingenti di peacekeeping e reparti antiterrorismo africani. Il beneficio per gli Stati Uniti sarebbe evidente: mantenere influenza ed accesso in una regione cruciale senza dover ricorrere a grandi dispiegamenti militari o a programmi politicamente costosi.

Per l’Europa, soprattutto per Italia e Francia, un simile schema contribuirebbe a contenere instabilità, terrorismo e pressioni migratorie a monte. Per Tunisi, infine, rafforzerebbe il ruolo internazionale del paese e consoliderebbe un partenariato basato non solo sulla ricezione di aiuti, ma sulla produzione di sicurezza regionale.

Lo stesso ragionamento vale per la formazione delle forze di polizia. L’accademia di Enfidha, finanziata congiuntamente da Tunisia e Stati Uniti[9] e progettata per accogliere un numero elevato di studenti, potrebbe diventare un polo africano per l’addestramento di personale di sicurezza civile. La disponibilità di istruttori capaci di operare in arabo, francese ed inglese eliminerebbe molti ostacoli linguistici.

La partecipazione europea, con risorse relativamente contenute per materiali, tecnologia, viaggi e programmi didattici, permetterebbe di moltiplicare l’impatto dell’investimento iniziale. Sul piano geopolitico, una simile struttura aiuterebbe a costruire reti professionali tra funzionari africani, rafforzando legami istituzionali con Tunisi e, indirettamente, con Stati Uniti ed Europa.

La dimensione economica

La stabilità tunisina non può basarsi soltanto sulla cooperazione securitaria, soprattutto in un paese che affronta difficoltà fiscali, pressioni sociali, disoccupazione giovanile e tensioni politiche. I vecchi strumenti di assistenza allo sviluppo appaiono meno praticabili: da un lato, la leadership tunisina ha respinto o rallentato riforme sostenute dal Fondo Monetario Internazionale[10], in particolare quelle riguardanti la riduzione dei sussidi a carburanti e beni alimentari, temendo probabilmente il costo sociale e politico di misure percepite come imposte dall’esterno; dall’altro, negli Stati Uniti si è affermata una crescente diffidenza verso programmi tradizionali di cooperazione allo sviluppo, con preferenza per investimenti diretti, ritorni economici più visibili e riduzione della burocrazia degli aiuti.

La Tunisia quale Paese alla disperata ricerca di finanziamenti.
La Tunisia quale Paese alla disperata ricerca di finanziamenti.

Invece di insistere su modelli respinti dalle leadership politiche, Washington ed i partner europei potrebbero puntare su una strategia di investimento e manifattura per l’esportazione. Il paese offre accesso al mercato europeo grazie agli accordi commerciali con l’Unione Europea[11], vicinanza geografica ai porti mediterranei, costi competitivi, competenze tecniche ed una base industriale già utilizzata da imprese americane ed europee. Per aziende statunitensi che vogliano raggiungere l’Europa senza affrontare direttamente barriere tariffarie o costi logistici più elevati, la Tunisia può diventare una piattaforma produttiva interessante.

I settori potenzialmente più promettenti includono agroindustria, farmaceutica, componentistica, tecnologie dell’informazione, servizi multilingue, aerospazio leggero e trasformazione alimentare[12]. La produzione agricola tunisina, già rilevante in olio d’oliva, agrumi e datteri[13], può essere integrata in catene del valore più sofisticate. I laureati STEM[14] possono sostenere software, assistenza tecnica, call center avanzati, innovazione digitale e ricerca applicata.

Il possibile nuovo posizionamento mondiale

Questa impostazione ha anche un significato strategico nella competizione con Cina e Russia. Pechino guarda con interesse alle infrastrutture, alle telecomunicazioni ed ai grandi appalti[15], mentre Mosca e reti ad essa collegate cercano influenza attraverso la sicurezza, la disinformazione e la penetrazione nel Sahel[16]. Se Stati Uniti ed Europa non proponessero alternative finanziarie ed industriali credibili, Tunisi potrebbe trovarsi più esposta ad offerte tecnologiche o infrastrutturali provenienti da attori rivali.

Non sempre le imprese americane sono disposte o capaci di competere direttamente in settori come le telecomunicazioni; tuttavia, Washington può agire attraverso il proprio peso nelle banche multilaterali di sviluppo, come Banca Mondiale[17], Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo[18] e Banca Africana di Sviluppo[19]. L’obiettivo sarebbe finanziare grandi progetti con criteri che favoriscano fornitori affidabili, trasparenti e compatibili con gli interessi occidentali, evitando che fondi multilaterali finiscano di fatto per rafforzare concorrenti strategici.

Il coinvolgimento di paesi europei, ed in particolare dell’Italia, assume qui un’importanza evidente. Roma ha interessi diretti nella stabilità tunisina: energia, migrazione, sicurezza marittima, commercio e controllo delle dinamiche saheliane. Progetti come l’interconnessione elettrica tra Italia e Tunisia[20] mostrano come la cooperazione possa superare il paradigma dell’aiuto ed inserirsi in una logica di infrastrutture condivise. Una Tunisia più connessa all’Europa dal punto di vista energetico ed industriale diventerebbe meno vulnerabile a pressioni esterne e più utile come ponte verso l’Africa.

Anche la cooperazione subnazionale può svolgere un ruolo non marginale. Università, Stati federati americani, territori, città, camere di commercio ed investitori privati possono stabilire relazioni con istituzioni tunisine in campi come gestione dell’acqua, archeologia, riuso delle acque reflue e innovazione agricola.

Queste iniziative sono geopoliticamente importanti perché creano reti diffuse, meno esposte ai cambiamenti di governo e più radicate negli interessi concreti delle comunità coinvolte. La Tunisia, alle prese con stress idrico e cambiamenti climatici, può diventare laboratorio di soluzioni per regioni aride[21]; gli Stati Uniti e l’Europa possono trarne benefici tecnologici e commerciali, non solo diplomatici.

Kais Saied
Kais Saied

Il nodo politico interno resta però delicato. Le preoccupazioni occidentali sull’evoluzione della Tunisia sotto la presidenza di Kais Saied[22] hanno contribuito a ridurre alcuni livelli di assistenza. Questo pone una tensione classica della politica estera americana: difendere principi democratici senza perdere influenza strategica. Un disimpegno eccessivo rischierebbe di produrre l’effetto opposto a quello desiderato, spingendo Tunisi verso partner meno “esigenti”.

La Tunisia va quindi considerata non come periferia, ma come cerniera: la scelta strategica è tra prevenzione e reazione. Se Stati Uniti ed Europa attendono che potenze rivali consolidino la propria presenza, o che instabilità economica e securitaria degenerino, il costo del recupero sarà molto più alto. Se invece restano impegnati ora, con strumenti più agili, investimenti mirati, cooperazione militare ricalibrata e partenariati economici realistici, la Tunisia può diventare uno dei perni più efficienti della stabilità regionale.


Riferimenti bibliografici:


Note:

[1] https://www.limesonline.com/rivista/la-soglia-di-sicilia-14637430/

[2] https://it.gariwo.net/magazine/editoriali/non-aspettarmi-vivo-17268.html

[3] https://www.dertour-reiseleitung.com/it/djerba/infos-a-z/rund-um-ihr-zielgebiet/unabhaengigkeitskampf/

[4] https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/africa/2025/08/30/tunisia-mira-a-rafforzare-cooperazione-militare-con-gli-usa_43f3f705-8c0b-47b8-87db-c7899108ffc5.html

[5] https://www.africarivista.it/oltre-wagner-africa-corps-nel-sahel-non-e-solo-un-rebranding/309658/

[6] https://www.caputmundi.info/2025/12/26/marocco-riforme-ed-asset-strategico/

[7] https://www.africom.mil/what-we-do/exercises/flintlock

[8] https://aresdifesa.it/un-quarto-c130h-per-la-tunisia/

[9] https://www.africaintelligence.com/north-africa/2020/07/01/turkey-s-bozdemir-to-build-us-funded-police-academy,109241730-art#:~:text=After%20eight%20years%20of%20delays,in%201%2C800%20students%20per%20year.

[10] https://www.caputmundi.info/2025/12/19/tunisia-dalle-primavere-arabe-alliperpresidenzialismo-di-saied/

[11] https://www.ansa.it/ansamed/it/notizie/rubriche/nazioni/2026/01/13/tunisia-ue-studio-spiega-vantaggi-della-ratifica-dellaccordo-sulle-regole-di-origine_9af859f0-ffa0-4937-922c-98d377c7d55f.html

[12] https://www.infomercatiesteri.it/scheda_sintesi.php?id_paesi=115

[13] https://www.ilsole24ore.com/art/olio-oliva-tunisia-supera-l-italia-perche-ne-stiamo-producendo-meno-AIRebOi

[14] https://magazine.alphatest.it/quali-sono-lauree-stem-piu-richieste/

[15] https://www.ictsecuritymagazine.com/articoli/cina-economia/

[16] https://geopolitica.info/lunga-ombra-mosca-sahel/

[17] https://www.dt.mef.gov.it/it/attivita_istituzionali/rapporti_finanziari_internazionali/banche_sviluppo/BM/

[18] https://www.dt.mef.gov.it/it/attivita_istituzionali/rapporti_finanziari_internazionali/banche_sviluppo/BERS/

[19] https://www.dt.mef.gov.it/it/attivita_istituzionali/rapporti_finanziari_internazionali/banche_sviluppo/AfDB/

[20] https://elmedproject.com/it/

[21] https://www.ansa.it/ansamed/it/notizie/rubriche/economia/2026/04/02/in-tunisia-dopo-le-piogge-risalgono-riserve-idriche-dighe-oltre-il-58_6c9c54a9-4a50-4221-8ee3-6e5668486277.html

[22] https://www.caputmundi.info/2024/10/16/elezioni-in-tunisia-la-riconferma-di-kais-saied/

  • Dott.ssa in Scienze Internazionali Diplomatiche, Master in “Religioni e Mediazione culturale” e Master in “Antiterrorismo Internazionale”. Esperienze formative maturate presso Radio Vaticana e la Camera dei Deputati. Dal 2021 al 2023 membro del Comitato di Direzione della Rivista "Coscienza e Libertà", organo di stampa dell’Associazione Internazionale per la difesa della libertà religiosa (AIDLR). Fondatore del blog "Caput Mundi", supervisore sezione "Geopolitica" Nord Africa e Medio Oriente, cura le pubbliche relazioni del sito ed i contatti con l'esterno. Collaboratrice editoriale presso radio RVS, network hopemedia.it.

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