Cosa sta avvenendo a Cuba?
La strategia statunitense la cui dottrina in politica estera riguardante il “cortile di casa” indioamericano è stata ribattezzata Donroe giocando con le parole dello storico presidente che la espresse nel 1823 (Monroe) e il nome di battesimo dell’attuale inquilino della Casa Bianca (Donald) appare chiara: colpire e attendere.
Attendere cosa nello specifico? Gli Usa hanno posto in atto una guerra di accerchiamento al Venezuela durata almeno sei mesi prima di intraprendere l’attacco via terra che ha portato al rapimento del presidente Nicolas Maduro[1]. Allo stesso modo, così come fatto con Caracas privata della possibilità di accedere al mar dei Caraibi per i normali scambi commerciali e le esportazioni di petrolio, Washington colpendo gli alleati di Cuba ha gettato le basi per isolare del tutto L’Avana, portarla allo sfinimento e sperare, chissà, anche in rivolte interne dettate dal clima di esasperazione.
Trattandosi di un’isola la situazione è peggiorata in men che non si dica lasciando spesso l’intera cittadinanza priva di beni di prima necessità e alle prese con lunghi blackout. In particolare, la dipendenza energetica del regime che aveva potuto godere delle privilegiate relazioni bilaterali e in seno all’ Alleanza Bolivariana per le Americhe (Alba) con il governo chavista hanno avuto ripercussioni negative in men che non si dica quando l’attuale presidentessa della nazione sudamericana Delcy Rodríguez ha accettato i diktat nordamericani che le hanno imposto di tagliare i rapporti di scambio con il presidente Miguel Díaz-Canel.
L’importanza di Cuba nella strategia Maga
Cuba rappresenta indubbiamente il cuore pulsante del populismo sovranista inviso a Washington. In un governo a stelle e strisce il cui segretario di Stato è Marco Rubio, nato a Miami da esuli cubani, la caduta del regime rappresenterebbe la ciliegina sulla torta della politica aggressiva intrapresa nel corso della seconda presidenza Trump segnando una vittoria storica.
In campo interno, fronte sul quale il tycoon newyorkese arranca in termini di consenso e rischia di dover far fronte ad una sonora sconfitta alle elezioni di midterm, ristabilirebbe il legame, già consolidatosi recentemente, con le comunità ispaniche che hanno determinato, attraverso il proprio sostegno in termini elettorali, lo spostamento di alcuni Stati, quale, ad esempio, quello della Florida, dalla storica collocazione di Swing States (in bilico) a certezza per il partito dell’elefantino.
Si tratta dello stesso riscontro avutosi all’inizio del nuovo anno solare in occasione dell’arresto e conseguente deportazione in territorio statunitense di Nicolas Maduro[2] che ha visto scendere nelle piazze Usa i tantissimi esuli della nazione bolivariana storicamente oppositori della maggioranza chavista.
Dal proprio canto il presidente cubano ha aperto al dialogo chiarendo che l’unica punto non negoziabile contro l’eterno nemico è quello riguardante la sovranità[3] nazionale garantita, secondo la maggioranza, dall’attuale presidente non disposto minimamente a rinunciare alla propria leadership in cambio di un allentamento delle sanzioni finora imposte. Solo pochi giorni prima Donald Trump aveva dichiarato ai media, con il suo solito stile spavaldo, come “prendere Cuba sarebbe un grande onore”[4] e che le modalità con le quali lo avrebbe fatto non erano state ancora decise non disdegnando nemmeno un attacco militare.
America Latina, alleati e oppositori di L’Avana
La minaccia di imporre dazi ai Paesi che potrebbero far fronte alle necessità di greggio per la vita quotidiana di L’Avana ha di fatto, creato due schieramenti dividendo coloro che seguono la politica intrapresa dagli Usa dai pochi sostenitori rimasti a Cuba.
Tra i primi risaltano l’Ecuador di Daniel Noboa che ha provveduto ad espellere i funzionari cubani[5] dalla nazione sudamericana e la Giamaica che pure contribuiva al 5% del fabbisogno di petrolio di Cuba e ora ha rotto in maniera unilaterale i rapporti rimpatriando anche i medici[6] giunti dall’isola nel progetto di scambio fra i due Stati oltre trent’anni fa.
Fra i secondi la parte del leone continua a svolgerla il Messico della presidentessa Claudia Sheinbaum, così mentre lo stop alle importazioni di petrolio dal Venezuela che coprivano il 35% del fabbisogno giornaliero sono venute meno, quelle di Città Del Messico relative al 20% continuano a fluire regolarmente mentre l’aumento di produzione interna preventivato dal governo stenta a decollare attestandosi sempre intorno ai quarantamila barili al giorno a fronte di una necessità superiore ai centomila.
Se il greggio arriverà anche dallo storico alleato russo tramite l’attracco della petroliera Anatoli Kolodkin, con centomila tonnellate di greggio nelle stive, i governi della Comunità dei Caraibi (CARICOM) hanno reso noto, tramite un comunicato stampa[7], l’invio dal Messico di una spedizione che comprenderà latte in polvere, latte artificiale per neonati, fagioli, farina di frumento, riso, conserve alimentari, forniture mediche di base, pannelli solari, batterie e serbatoi d’acqua. Sempre di generi alimentari e sempre via Messico giungeranno aiuti anche da parte di un altro dei pochi governi a trazione socialista rimasti in Sudamerica, quello uruguayano.
Riferimenti bibliografici:
[1] Luca Lezzi, Venezuela: riflessioni a freddo sull’attacco USA al bolivarismo, CaputMundi, 6 gennaio 2026.
https://www.caputmundi.info/2026/01/06/venezuela-riflessioni-a-freddo-sullattacco-usa-al-bolivarismo/
[2] Luca Lezzi, Sovranità, Europa, NATO e Venezuela: intervista a Fabio Filomeni, CaputMundi, 19 gennaio 2026.
https://www.caputmundi.info/2026/01/19/sovranita-europa-nato-e-venezuela-intervista-a-fabio-filomeni/
[3] Da nota Ansa: Cuba, ‘il nostro sistema politico non è negoziabile’ nei colloqui con gli Usa, 20 marzo 2026.
[4] Elena Marisol Brandolini, Cuba nel mirino di Trump: dialogo, minacce e nuova Dottrina Monroe, Ispi, 17 marzo 2026.
[5] A cura della redazione de L’Antidiplomatico, “Decisione arbitraria e ingiustificata”: Cuba reagisce all’espulsione del personale della sua ambasciata in Ecuador, 5 marzo 2026.
[6] A cura della redazione de L’Antidiplomatico, Cuba: rientrano i medici dopo la rottura unilaterale della Giamaica su pressione USA, 27 marzo 2026.
[7] https://www.telesurtv.net/caricom-envio-ayuda-solidaria-cuba-coordinacion-mexico/




