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Occidente versus resto del mondo: togliamoci i guanti bianchi!

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Buongiorno fiorellini. Notizia non proprio dell’ultim’ora, ma che nell’Occidente libero e beato ancora in troppi si ostinano a non voler ammettere: siamo in piena Seconda Guerra Fredda. Da un lato ci siamo noi, ovvero l’Occidente e qualche alleato, dall’altro… il resto del mondo. I nostri nemici sono guidati dalla Cina, sebbene il loro enorme numero e la vastità dei loro territori rendano impossibile a Pechino di guidarli in modo chiaro ed univoco.

Vi sono poi i casi particolari. La Russia, che dopo la caduta dell’Unione Sovietica avrebbe potuto scegliere la via delle libertà e del benessere occidentali, a causa di Putin è divenuta un vassallo dei cinesi, al punto che al momento il ruolo geopolitico del pensionato del KGB nei confronti della Cina è molto simile a quello che Mussolini ebbe nei confronti di Hitler dal 1940 in poi. Il Venezuela, che con le sue riserve di petrolio dovrebbe prestare soldi alla California, è diventato l’archetipo della dittatura sudamericana fallita, almeno fino al perfetto intervento militare statunitense.

Ma, come accennato, questi Paesi e molti altri meno sotto i riflettori non sono che pedine di Pechino nella grande scacchiera della strategia mondiale. Ovviamente l’Occidente, in questa fase storica guidato dagli Stati Uniti, possiede anch’esso le sue alleanze ed i suoi strumenti per salvaguardare la propria Civiltà. In un precedente articolo (“Come vincere la Seconda Guerra Fredda”) abbiamo analizzato le mosse strategiche necessarie a smussare gli artigli del dragone giallo. Qui parleremo, invece, del necessario cambio di paradigma mentale che l’Occidente deve attuare nel proprio modo di affrontare la sfida del secolo.

Partiamo dal presupposto che la Seconda Guerra Fredda, esattamente come la prima e come i due conflitti mondiali, è una guerra totale. Essa viene infatti combattuta in modo classico (vedasi Ucraina e Medio Oriente), con l’economia (l’assalto cinese al resto del mondo e relative contromisure occidentali), con lo spionaggio, con i conflitti asimmetrici (guerriglia e terrorismo), con la propaganda (dove i contendenti screditano l’avversario e nobilitano sé stessi) e con la psicologia (cercando d’indebolire la volontà dell’avversario facendogli credere che lo scontro sarebbe peggio della resa).

Lo scenario spettrale di Bakhmut, teatro di una delle più lunghe e sanguinose battaglie della guerra russo-ucraina.
Lo scenario spettrale di Bakhmut, teatro di una delle più lunghe e sanguinose battaglie della guerra russo-ucraina.

La totalità del conflitto è dovuta a due fattori. Il primo è l’inconciliabilità del sistema democratico-capitalista con le grandi ideologie totalitarie del Novecento, di cui la Cina è l’attuale capofila. Un capofila ideologicamente spurio ma efficace, che pragmaticamente riesce a legare al proprio carro confuciano-comunista e laico tanto il fascio-neostalinista Putin che i fondamentalisti islamici. Un vero e proprio Nuovo Asse Rossobruno (copyright dell’autore). Il secondo fattore totalizzante è la posta in gioco: nientemeno che il dominio del mondo, con annessi o il crollo del regime cinese o la scomparsa dell’isonomia, ovvero il principio di uguaglianza di fronte alla legge introdotta nell’Atene di Clistene nel 508 a.C. e mai del tutto compreso fuori dalla Civiltà Occidentale.

Ed è qui che torna la solita nota dolente, ovvero che da un lato i nostri nemici hanno ben chiaro il loro obbiettivo e non hanno scrupoli morali riguardo ai mezzi con cui conseguirlo. Dall’altro i popoli occidentali, ancora beati nelle loro libertà erroneamente date per scontate e nel loro benessere progressivamente eroso, negano a sé stessi la realtà della situazione internazionale ed indeboliscono i politici che, come Cassandra, cercano di metterli in guardia.

Niente di diverso dagli anni ‘30, in cui i pochi profeti che mettevano in guardia le democrazie dall’espansionismo dei regimi nazista e comunista venivano bollati come “guerrafondai” dai vigliacchi in cerca di facile consenso. Se non altro negli anni ‘30 i popoli erano ancora legittimamente terrorizzati dalla freschezza dell’ecatombe del ‘14-’18, mentre oggi non vi è nemmeno questa scusante. Del resto, come disse Santayana, “Coloro che non ricordano il passato sono condannati a ripeterlo”.

Detto questo dobbiamo comprendere che la dimensione totale della Nuova Guerra Fredda è tale da rovesciare la dottrina del generale prussiano Karl von Clausewitz, secondo cui “La guerra è la continuazione della politica con altri mezzi”. Tale dottrina, che ormai fa parte del DNA occidentale, mira a limitare i conflitti, dando alla politica l’assoluta preminenza nella gestione dei rapporti internazionali. Per von Clausewitz, forse il più autentico erede della Pace di Westfalia del 1648, la guerra diviene non solo un semplice strumento per perseguire l’interesse nazionale, ma anche lo strumento ultimo, da utilizzare qualora la politica non trovi altre vie di soddisfazione e/o sicurezza.

Karl von Clausewitz
Karl von Clausewitz

Nello scontro che stiamo vivendo, al contrario, “la pace è la continuazione della guerra con altri mezzi”.

Il conflitto mondiale tra l’Occidente (altrimenti detto Mondo Libero) ed il Nuovo Asse Rossobruno è già in corso; pertanto, parlare di pace non ha più senso. La “pace”, al massimo, non è che una tregua limitata nel tempo e nello spazio all’interno del contesto bellico, esattamente come i periodi di relativa (molto relativa) quiete che intervallarono la Prima Guerra Punica dalla Seconda e la Seconda dalla Terza.

L’invasione putiniana dell’Ucraina, i conflitti in Medio Oriente, il tentativo cinese di strangolare Taiwan precedentemente descritto (“Taiwan, un osso troppo duro”), la corsa allo spazio o all’utilizzo militare dell’Intelligenza Artificiale, le guerre per procura nel Terzo Mondo, il controllo delle materie prime mondiali e molto altro ancora: sono tutte battaglie o campagne della vera guerra, la Nuova Guerra Fredda. Quello che l’opinione pubblica occidentale stenta a comprendere è che noi nei periodi calma torniamo alla mentalità clausewititziana di pace occasionalmente infranta dalla guerra, mentre i nostri nemici considerano la guerra all’Occidente il naturale continuum verso il loro trionfo ed il nostro annientamento, in cui le tregue non sono altro che fasi di conflitto a bassa intensità, nelle quali lo spionaggio e gli strumenti asimmetrici prendono il posto dello scontro aperto.

Pertanto, in un mondo in cui appena l’otto per cento circa della popolazione vive in regimi considerati pienamente democratici, abbassare la guardia sia militarmente che moralmente equivale ad un crimine e ad un errore ben peggiore che rovesciare un dittatorello sudamericano, inviare armi all’Ucraina invasa, a costo di qualche sacrificio dal benzinaio.

Per chiarire meglio il concetto torniamo alle parole di von Calusewitz:

Il fatto che un massacro sia uno spettacolo orrendo deve farci prendere con maggior serietà la guerra, ma questo non fornisce una scusa per lasciar arrugginire le nostre spade nel nome dell’umanità. Presto o tardi qualcuno verrà con una spada affilata e ci staccherà le braccia.

  • Laureato in Storia, autore di saggi storici e di svariati articoli di storia ed analisi geopolitica.
    Fondatore del blog "Caput Mundi", coordinatore sezione "Storia" e "Geopolitica" russa ed anglosassone.

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