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Le quattro battaglie per Cassino e la Linea Gustav

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Molto si è scritto sulle battaglie di Cassino, combattute nell’ambito della Campagna d’Italia da gennaio a maggio del 1944. Nel corso di tali battaglie, vi furono diversi avvenimenti importanti, a volte controversi, come il famoso bombardamento dell’Abbazia di Montecassino e lo sbarco di Anzio. In questo articolo si espone una sintesi delle operazioni militari di quel periodo, per fornire al lettore una visione d’insieme su quei tragici avvenimenti.

Preludio a Cassino

Il 10 luglio 1943 gli Alleati sbarcarono in Sicilia dando inizio alla Campagna d’Italia. In 38 giorni l’isola fu occupata e le truppe tedesche di rinforzo alle unità italiane ripiegarono in Calabria inseguite dall’8a Armata britannica. Con l’armistizio dell’8 settembre 1943, l’Italia usciva dal conflitto, ma sul suo territorio la guerra sarebbe continuata per quasi due anni.

Il 9 settembre la 5a Armata americana sbarcava a Salerno, mentre la 1a Divisione Aviotrasportata britannica sbarcava a Taranto; di conseguenza, la 10a Armata tedesca fu costretta a ripiegare verso nord, nonostante avesse contrattaccato energicamente a Salerno.

Il 29 settembre fu occupata Foggia e il 1° ottobre Napoli, ma da quel momento in poi l’avanzata alleata subì un notevole rallentamento. Nel settore adriatico l’8a Armata britannica dovette combattere duramente per superare una serie di corsi d’acqua per poi arrestarsi a causa dell’esaurimento della combat effectiveness poco a nord di Ortona. Anche nel settore tirrenico la 5a Armata americana fu rallentata e indebolita nel superamento della Linea Brenard o Winter Line. Durante quei combattimenti, il I Raggruppamento Motorizzato italiano ebbe il suo battesimo del fuoco a fianco degli Alleati nella battaglia di Monte Lungo, a metà dicembre 1943.

Fanti americani e Bersaglieri italiani di fronte a Monte Lungo.
Fanti americani e Bersaglieri italiani di fronte a Monte Lungo.

Un mese dopo, gli Alleati si ritrovarono di fronte alla Linea Gustav. La linea fu tracciata seguendo le direttive del Feldmaresciallo Albert K. Kesselring, ossia nel punto più stretto della penisola per poter essere più efficacemente difesa dalle forze disponibili e soprattutto per tenere più a lungo possibile gli Alleati lontani dalla Germania. Lungo il tracciato si trovavano postazioni protette per mitragliatrici e mortai, ricoveri per le truppe, estesi campi minati e centinaia di chilometri di filo spinato, ma il punto focale di quella linea era costituito da Cassino e Monte Cassino, capisaldi a difesa della valle del Liri.

Per infrangere quella linea difensiva, gli Alleati dovettero impegnarsi in quattro battaglie, per un periodo di quattro mesi, con un costo altissimo in vite umane civili e militari.

La città di Cassino e il massiccio di Monte Cassino, sullo sfondo Monte Cairo.
La città di Cassino e il massiccio di Monte Cassino, sullo sfondo Monte Cairo.

La prima battaglia di Cassino, 12 gennaio – 12 febbraio 1944

Il piano alleato per la prima battaglia combattuta sulla Linea Gustav era piuttosto ambizioso; infatti, l’obbiettivo finale era l’occupazione di Roma. Con una serie di attacchi, i comandi Alleati si prefiggevano il superamento della Linea Gustav nel settore della valle del Liri, perché quella zona pianeggiante era l’unica che consentisse lo spiegamento in massa dei reparti corazzati di cui disponevano. L’operazione fu articolata in tre fasi. Il primo colpo doveva essere sferrato con una serie di attacchi proprio nella valle del Liri e sulle alture circostanti con lo scopo di attrarre le riserve strategiche tedesche.

Successivamente una forza anfibia sarebbe sbarcata ad Anzio per creare scompiglio a tergo del fronte principale e minacciare le vie di rifornimento tedesche. A questo punto, secondo le previsioni degli Alleati, i tedeschi sarebbero stati costretti ad abbandonare la Linea Gusta e a intraprendere una ritirata strategica. Sul fronte adriatico, infine, si sarebbe mossa l’8a Armata britannica per tallonare i reparti nemici in fase di arretramento.

Piano Alleato per la Prima Battaglia di Cassino - fonte: Wikipedia.
Piano Alleato per la Prima Battaglia di Cassino – fonte: Wikipedia.

Il Corpo di Spedizione francese del Generale Alfonse Juin fu il primo a iniziare il combattimento la mattina del 12 gennaio 1944. L’asse di avanzata fu tracciato circa venti chilometri a nord di Cassino e puntava in direzione di Atina, il compito era tuttavia diversivo: l’assalto doveva servire a tenere impegnate le riserve locali tedesche. Le due divisioni di Juin ottennero dei risultati, pur subendo notevoli perdite, ma non furono inviate loro altre unità di rinforzo e l’offensiva si arenò tra il 22 e il 23 gennaio. Secondo Juin, raggiungere Atina avrebbe consentito lo sfondamento della linea, ma i comandanti alleati non intendevano impegnare altre truppe in quel difficile territorio montuoso.

Nel frattempo, il 17 gennaio era iniziato l’attacco del X Corpo britannico lungo il corso inferiore del fiume Garigliano, in prossimità della costa tirrenica. Gli inglesi attaccarono con tre divisioni. La 5a e la 56a Divisione stabilirono delle teste di ponte nei pressi di Minturno e Castelforte, ma furono duramente contrattaccate e fermate dalle riserve strategiche che i tedeschi avevano fatto affluire. Il piano ideato dagli Alleati sembrava funzionare, ma gli imprevisti erano dietro l’angolo.

Il terzo attacco britannico doveva essere lanciato dalla 46a Divisione in direzione di Sant’Ambrogio e aveva l’importantissimo compito di proteggere il fianco sinistro del II Corpo americano che doveva forzare un passaggio nella valle del Liri. Ma il Generale Richard L. Mc Creery, comandante della 46a Divisione, non era affatto fiducioso dell’intero piano strategico e, per non disperdere le sue truppe, destinò all’azione verso Sant’Ambrogio solo una brigata. Questa non riuscì a superare il Garigliano e fu ritirata.

Attacchi americani a Nord di Cassino - Prima Battaglia di Cassino - fonte: Wikipedia.
Attacchi americani a Nord di Cassino – Prima Battaglia di Cassino – fonte: Wikipedia.

Nonostante quest’ultimo insuccesso, il Generale Mark W. Clark, il comandante della 5a Armata americana, decise di rispettare il piano originale e diede il via all’assalto del II Corpo nella valle del Liri. Gli americani attaccarono la notte del 20 gennaio con una divisione, la 36a, sui due lati di Sant’Angelo in Theodice, circa 5 chilometri a sud di Cassino. Soltanto poche compagnie di due reggimenti poterono guadare il fiume Gari (all’epoca erroneamente noto come Fiume Rapido) sotto un diluvio di fuoco scatenato dai difensori della 15a Divisione Panzer Grenadier.

La notte seguente gli americani ripeterono l’attacco senza riuscire a stabilizzare la testa di ponte e a gettare i ponti per i carri armati, i pochi superstiti dovettero riattraversare il Gari per ritirarsi. Il prezzo pagato dalla 36a Divisione fu altissimo: 1681 tra morti, feriti e dispersi; per confronto, le perdite tedesche furono di 64 morti e 179 feriti. Il tragico bilancio delle vittime da un’idea dell’enorme disfatta subita dagli americani, che costituisce una ferita indelebile nella loro storia militare.

Soldati americani reduci dal disastro del Fiume Gari.
Soldati americani reduci dal disastro del Fiume Gari.

Poiché tutti gli attacchi pianificati dagli Alleati erano falliti, il Generale Clark fu costretto a ideare un’azione alternativa per sfondare la Linea Gustav, ordinando una manovra aggirante a corto raggio intorno a Cassino e all’Abbazia di Montecassino. Così il 24 gennaio il II Corpo americano attaccò pochi chilometri a nord della cittadina con la 34a Divisione, in seguito rinforzata dai resti della 36a. Dopo giorni di combattimenti durissimi nel pieno di un inverno molto rigido, i fanti americani erano riusciti a occupare una serie di colline fino a giungere in prossimità dell’abbazia.

I reparti tedeschi della 44a Divisione a difesa della zona furono decimati, ma ricevettero rinforzi dalla 90a Divisione Panzer Grenadier e dalla 1a Divisione Paracadutisti. Le perdite subite dagli americani non consentirono loro di aggirare l’abbazia per compiere il balzo decisivo verso la valle del Liri e l’offensiva si concluse il 12 gennaio, dopo aver respinto un forte contrattacco tedesco.

Nello stesso periodo, più a nord, il Corpo di Spedizione francese aveva ricevuto l’ordine di proteggere il fianco destro americano. Così la 3a Divisione algerina iniziò il 25 gennaio un attacco diversivo verso Colle Belvedere Colle Abate: quello che seguì fu un combattimento tra fanterie con irruenza e determinazione da ambo le parti che rasentarono l’incredibile. Diverse alture furono conquistate, perse e riconquistate più volte. Le truppe coloniali francesi avevano ancora volta assolto al loro compito impegnando i tedeschi. Anche questi ultimi avevano assolto il loro compito perdendo soltanto alcune posizioni.

Carri Sherman americani in combattimento presso la periferia Nord di Cassino.
Carri Sherman americani in combattimento presso la periferia Nord di Cassino.

Gli attacchi alleati sul fronte di Cassino erano falliti per una serie di ragioni, prima tra tutte l’eccessiva distanza tra le diverse direttrici di attacco, che non permise alle divisioni alleate di usufruire di un efficace supporto reciproco.

Mentre si combatteva duramente intorno a Cassino, il VI Corpo americano sbarcava ad Anzio la mattina del 22 gennaio 1944. La zona costiera era scarsamente presidiata dai tedeschi e i reparti alleati presero terra senza essere contrastati. A causa di incertezze nei livelli di comando più alti e, soprattutto, delle poche forze disponibili, le truppe alleate non si diressero verso i Colli Albani, ma percorsi pochi chilometri dalle spiagge si attestarono a difesa della testa di sbarco, anche perché la difesa tedesca si era nel frattempo consolidata e numerose divisioni della XIV Armata furono direte velocemente su Anzio.

Nei giorni seguenti la situazione strategica si capovolse. A Cassino il fronte principale era stato solo intaccato, mentre ad Anzio i tedeschi minacciavano una vigorosa controffensiva che avrebbe potuto rigettare in mare il VI Corpo. Così, le forze sbarcate ad Anzio, che dovevano servire ad agevolare l’offensiva sul fronte di Cassino, avevano ora bisogno di aiuto; mentre le forze sul fronte di Cassino, che avrebbero dovuto beneficiare dell’operazione anfibia, dovevano riprendere l’offensiva fallita per correre in soccorso delle truppe ad Anzio.

La sinergia tra il fronte di Cassino e la testa di sbarco ad Anzio fu determinate per l’esito delle battaglie sulla Linea Gustav e gli Alleati, che non potevano permettersi perdite di tempo, si organizzarono come poterono per riprendere gli attacchi verso Cassino.

La seconda battaglia di Cassino, 15 – 18 febbraio 1944 – Bombardamento dell’Abbazia

Poiché tutte le unità del Generale Clark erano state impiegate, il Generale Harold R. L. G. Alexander, il comandante del XV Gruppo di Armate alleate in Italia, ordinò il trasferimento di tre divisioni dall’8a Armata britannica schierata sul fronte adriatico alla 5a Armata americana schierata sul fronte tirrenico. Queste divisioni avrebbero formato un corpo d’armata provvisorio, il II Corpo neozelandese, il cui compito era di proseguire l’azione intrapresa dagli americani per aggirare l’Abbazia di Montecassino e piombare nella valle del Liri.

Piano Alleato per la Seconda Battaglia di Cassino - fonte: Wikipedia.
Piano Alleato per la Seconda Battaglia di Cassino – fonte: Wikipedia.

Delle tre unità inviate, la 4a Divisione indiana diede il cambio agli americani sulle colline che sovrastano Cassino, la 2a Divisione neozelandese si attestò di fronte alla città stessa, mentre la 78a Divisione britannica subì un notevole ritardo nell’attraversamento degli Appennini, stretti sotto la morsa dell’inverno.

Prima di dar via all’attacco, il Generale Bernard Freyberg, comandante del II Corpo neozelandese, portò avanti con insistenza la richiesta di bombardare l’Abbazia di Montecassino, a sua volta formulata dal Generale Francis I. S. Tuker, il comandante della 4a Divisione indiana.

Entrambi ritenevano necessario bombardare il sacro edificio, ritenuto la causa dei falliti attacchi precedenti. La richiesta di bombardamento scatenò una polemica che si trascinò ben oltre la fine della guerra. In sostanza, i comandanti americani, compreso Clark, erano contrari al bombardamento, mentre i comandanti inglesi erano favorevoli. Tuttavia, i generali non erano sicuri della presenza di reparti nemici all’interno dell’edificio e i tedeschi avevano dichiarato tramite il Vaticano di non farne uso militare.

In ogni caso, Freyberg riteneva che l’abbazia dovesse essere bombardata con o senza i tedeschi all’interno. Alla fine, il Generale Alexander diede il consenso: si trattò di un particolare caso nel quale un comandante di gruppo di armate (Alexander) diede ragione a un comandante di corpo d’armata (Freyberg) invece che al comodante di armata (Clark), a lui direttamente subordinato.

Alle 9.30 del 15 febbraio 1944 iniziò il bombardamento dell’Abbazia di Montecassino. Con ondate successive 230 aerei di vario tipo sganciarono 380 tonnellate di bombe sul loro obbiettivo. Il bersaglio fu centrato in pieno anche se  molte bombe caddero fuori zona, causando perdite anche alle truppe alleate. La distruzione dell’abbazia fu totale e si stima che nel disastro perirono tra 200 e 300 civili, parte dei circa 1500 profughi che si erano rifugiati tra le mura del monastero.

Bombardamento dell’Abbazia di Montecassino.
Bombardamento dell’Abbazia di Montecassino.

A causa di una serie di imprevisti e di malintesi, quando l’abbazia fu bombardata le truppe della 4a Divisione indiana destinate all’attacco non erano ancora pronte all’azione. Inoltre, secondo i comandanti al fronte, prima di assalire direttamente l’edificio in rovina, occorreva occupare una collina in mano ai tedeschi che ne impediva l’avvicinamento.

Così, la sera del 15 febbraio partì all’assalto di quota 593 solo una compagnia di fucilieri che fu inesorabilmente respinta con forti perdite.

La sera successiva la stessa collina fu attaccata da un battaglione con lo stesso risultato ed altre perdite.

La sera del 17 febbraio furono tre i battaglioni impiegati dalla divisione indiana, di cui due destinati ad attaccare direttamente il monastero. La lotta fu durissima, ma all’alba del 18 gli attaccanti dovettero ritirarsi ancora una volta.

In sintesi, il bombardamento dell’Abbazia di Montecassino fu del tutto inutile e fu eseguito senza un adeguato coordinamento con l’attacco della 4a Divisione indiana. La 1a Divisione Paracadutisti tedesca, che da alcuni giorni aveva assunto il controllo del settore, aveva dato filo da torcere agli attaccanti iniziando nello stesso tempo a meritarsi la fama che ancora oggi le è riconosciuta per la difesa di Cassino. Inoltre, al temine della battaglia i paracadutisti occuparono le macerie del sacro edificio, ormai legittimati a farlo.

La sera del 17 febbraio, mentre gli indiani partivano per il loro ultimo attacco verso l’abbazia, la 2a Divisione Neozelandese attuava un’azione offensiva verso Cassino. Il terreno a est della cittadina, intriso di acqua a causa delle precipitazioni e degli allagamenti predisposti dai tedeschi, precludeva l’utilizzo dei carri armati; pertanto, il Generale Howard Kippenberger al comando dei neozelandesi aveva scelto il tracciato della linea ferroviaria Roma – Napoli quale direttrice d’attacco verso Cassino.

Truppe indiane a Nord dell’Abbazia di Montecassino.
Truppe indiane a Nord dell’Abbazia di Montecassino.

Tuttavia, lungo il terrapieno della ferrovia i tedeschi avevano attuato ben dodici demolizioni che consistevano in profonde voragini con filo spinato, mine e altri ostacoli. Due compagnie di fucilieri Maori in forza alla divisione neozelandese riuscirono nella notte a raggiungere e occupare la stazione ferroviaria di Cassino. Ma i genieri che lavoravano alacremente alle loro spalle non furono in grado di ricolmare l’ultima demolizione prima dell’alba e con la luce del giorno l’artiglieria tedesca rese impossibile il prosieguo dei lavori.

I Maori rimasero isolati, senza il prezioso appoggio di carri armati e nel pomeriggio del 18 febbraio un contrattacco tedesco li costrinse a ripiegare fino al punto di partenza. Quella seconda, affrettata e limitata offensiva non portò alcun risultato agli attaccanti, ma rafforzò la fiducia in se stessi dei tedeschi.

Dopo la fine della seconda battaglia di Cassino, gli stati maggiori alleati iniziarono a preparare un nuovo piano strategico per oltrepassare la Linea Gustav, nel quale sarebbero state coinvolte forze della 5a e dell’8a Armata. Si stabilì che la nuova offensiva non sarebbe iniziata prima della metà di maggio, non solo per permettere alle unità di organizzarsi, ma anche per usufruire di condizioni meteorologiche favorevoli e del terreno asciutto e compatto per il miglior utilizzo dei reparti corazzati.

Tuttavia, mentre l’operazione era allo studio, l’orgoglioso Generale Freyberg ottenne l’autorizzazione per effettuare un nuovo attacco limitato per occupare Cassino e l’Abbazia di Montecassino. I generali al livello più alto non nutrivano eccessiva fiducia nel piano, ma acconsentirono perché un eventuale successo avrebbe reso disponibile una base di partenza nella valle del Liri, da utilizzare nella futura grande offensiva, mentre in caso di insuccesso le perdite sarebbero state solo delle divisioni neozelandese e indiana (che comprendeva solo alcuni reparti inglesi) e ciò non avrebbe creato problemi ad americani e britannici.

La terza battaglia di Cassino, 15 -24 marzo 1944 – Bombardamento di Cassino

A causa del maltempo, la ripresa delle operazioni fu ritardata di circa un mese. Come anticipato, la nuova battaglia riguardò soltanto l’area di Cassino e coinvolse un numero limitato di truppe.  È definita da alcuni storici come la battaglia inutile.

In aderenza al piano di Freyberg, l’assalto della fanteria fu preceduto da un altro spaventoso bombardamento: 455 aerei lanciarono 992 tonnellate di bombe su Cassino e sui paracadutisti tedeschi che in essa erano asserragliati. Dopo le squadriglie aere, anche l’artiglieria aprì il fuoco e, solo fino alla sera del 15 marzo, questa sparò 195.969 granate.

Piano Alleato per la Terza Battaglia di Cassino - fonte: Wikipedia.
Piano Alleato per la Terza Battaglia di Cassino – fonte: Wikipedia.

Cassino fu completamente devastata e secondo una stima successiva, ciascuno dei circa 300 tedeschi in città ricevette circa quattro tonnellate di esplosivo. Nonostante ciò, i paracadutisti sopravvissero in gran numero, sfruttando i rifugi sotterranei e una grande caverna ai piedi di Monte Cassino. I crateri delle bombe e le macerie cambiarono l’aspetto dei luoghi e la mobilità sul terreno fu notevolmente degradata.

Appena terminato il bombardamento aereo, la fanteria mosse in avanti. Provenendo da nord, la 2a Divisione neozelandese aveva il compito di occupare le macerie della città e il castello di Rocca Janula. Da quest’ultimo, i battaglioni della 4a Divisione indiana dovevano arrampicarsi fino all’abbazia ed espugnarla.

I neozelandesi combatterono duramente contro una inaspettata resistenza tedesca. I carri armati attaccanti furono bloccati dalle macerie e poterono dare solo un appoggio limitato alla fanteria. Nonostante tutte le difficoltà e le pesanti perdite subite, dopo tre giorni di combattimento i neozelandesi avevano raggiunto e occupato il castello di Rocca Janula e la stazione ferroviaria di Cassino. Ma il nocciolo duro dei paracadutisti tedeschi resisteva contro ogni assalto nella zona dell’Hotel Continental, ai piedi di Monte Cassino.

Bombardamento di Cassino.
Bombardamento di Cassino.

A causa delle macerie, gli scontri si frazionarono a livello di compagnia. I neozelandesi dovevano lottare per occupare singole stanze degli edifici demoliti, mentre i tedeschi avevano ampie possibilità di occultamento e quindi di tendere imboscate al nemico. I combattimenti nell’abitato di Cassino durarono fino al 24 marzo 1944, poi i neozelandesi furono costretti a sospendere gli attacchi: contro le aspettative di Freyberg, i tedeschi avevano retto l’urto.

Nel settore montano, intanto, le truppe indiane vissero una particolare odissea nel tentativo di occupare l’Abbazia. Il piano prevedeva di utilizzare il Castello di Rocca Janula quale base di partenza per raggiungere una serie di obbiettivi disseminati lungo la montagna, fino alla cima e all’Abbazia di Montecassino. Dopo aver dato il cambio ai neozelandesi al castello, nelle notti e nei giorni seguenti il 15 febbraio, gli indiani occuparono la prima delle due curve a gomito della strada che sale all’abbazia, quella a Quota 165, ma nonostante i ripetuti assalti non riuscirono a mettere piede in modo stabile sulla seconda curva, quella di Quota 236.

Mentre avvenivano questi attacchi, nel corso di due notti un intero battaglione di Gurkha riuscì ad aggirare quest’ultima curva a gomito e a occupare la così detta Collina del Boia, Quota 435, a circa 100 metri dall’Abbazia di Montecassino. Si era creata una situazione paradossale: i Gurkha erano prossimi all’obbiettivo finale, ma erano isolati. I rinforzi dovevano arrivare dal castello, ma non potevano muoversi in forze perché i tedeschi controllavano ancora la curva di quota 236.

Il Generale Richard Heidrich, comandante della 1a Divisione Paracadutisti, si rese conto della crisi nel dispositivo della divisione indiana e ordinò un contrattacco verso il castello di Rocca Janula. Così, all’alba del 19 marzo 1944, un battaglione di paracadutisti scese dall’Abbazia e, passando dalla curva di Quota 236, assalì il castello. Fu una battaglia in stile medievale: gli attaccanti raggiunsero le mura e tentarono di scalarle o di demolirle con l’esplosivo. Dall’interno, la guarnigione formata in massima parte da soldati di un battaglione inglese si difese disperatamente.

I paracadutisti attaccarono inutilmente il castello diverse volte, anche con forze provenienti dalla città: furono decimati, ma mandarono in aria i piani alleati per quel giorno. Infatti, il battaglione inglese al castello aveva appena iniziato a inviare le sue truppe in rinforzo ai Gurka sulla Collina del Boia per poi assalire l’abbazia, ma fu decimato e l’attacco verso l’abbazia fu annullato.

Truppe tedesche nell’abitato di Cassino.
Truppe tedesche nell’abitato di Cassino.

L’ultimo atto in quella difficile giornata del 19 marzo si consumò tra le colline a nord dell’abbazia. Gli Alleati avevano progettato un attacco con i carri armati da effettuarsi in contemporanea all’assalto della fanteria Gurkha e inglese dalla collina del Boia verso l’abbazia. Poiché, come abbiamo visto, quest’ultimo assalto non si verificò mai, sarebbe stato sensato annullare anche l’azione con i carri armati. Nonostante ciò, il Generale Freyberg confermò l’attacco corazzato, quale ultima chance per raggiungere l’Abbazia. Così i carristi si avviarono al loro destino.

La formazione corazzata era composta da reparti indiani, neozelandesi e americani per un totale di 47 veicoli cingolati. I tedeschi rimasero esterrefatti nel veder spuntare dal nulla quei cerri armati, poiché ritenevano impossibile il loro impiego tra le montagne, ma presto si accorsero che gli attaccanti erano sprovvisti di fanteria di appoggio. Così i paracadutisti misero in atto le tattiche di attacco ravvicinato ai veicoli corazzati e la battaglia fu durissima.

Per alcune ore i carri armati attaccarono Masseria Albaneta, una grande fattoria che costituiva un forte caposaldo tedesco, mentre alcuni mezzi si diressero verso l’abbazia, senza successo. Quando l’attacco fu sospeso, 22 carri armati alleati erano stati distrutti o danneggiati e abbandonati.

La Terza Battaglia di Cassino era conclusa e il fronte si stabilizzò per quasi due mesi. Gli Alleati riorganizzarono il loro assetto, ricevettero rinforzi e rimasero in attesa della bella stagione per sfruttare la superiorità numerica dei carri armati su terreno compatto. Anche i tedeschi si riorganizzarono, ma non ricevettero rinforzi.

La quarta battaglia di Cassino, 11 – 18 maggio 1944

La sera dell’11 maggio il fronte era tranquillo più che mai, poi alle 23.00 sulle linee tedesche si scatenò un diluvio di fuoco da parte di circa mille cannoni alleati. Il terrificante bombardamento durò più di un’ora e si estese da Cassino fino al Mar Tirreno. Era l’inizio della quarta e ultima battaglia per la Linea Gustav.

La poderosa offensiva alleata fu intrapresa da quattro corpi d’armata che attaccarono contemporaneamente su tutto il fronte: rispetto alla prima battaglia, combattuta nelle medesime zone, le forze alleate erano più del doppio. Il settore tirrenico fu affidato al II Corpo americano che ora comprendeva due divisioni appena giunte dagli Stati Uniti, l’85a e l’88a.

Piano Alleato per la Quarta Battaglia di Cassino - fonte: Wikipedia.
Piano Alleato per la Quarta Battaglia di Cassino – fonte: Wikipedia.

Più all’interno, sui Monti Aurunci, fu schierato il Corpo di Spedizione francese che da due era passato a quattro divisioni. La valle del Liri, come sempre il punto focale dell’operazione, era competenza del XIII Corpo Britannico, su tre divisioni. Al II Corpo Polacco, da poco giunto in Italia con due divisioni, fu assegnato il settore più difficile, quello di Monte Cassino.

Durante il primo giorno dell’offensiva, tutti e quattro i corpi d’armata ottennero limitati successi e subirono forti perdite, in particolare i polacchi. Nei giorni seguenti la situazione si volse a vantaggio degli Alleati. Similmente alla prima battaglia, lo sfondamento della Linea Gusta avvenne per opera dei reparti coloniali del Corpo di Spedizione francese dei Monti Aurunci, Kesselring e il suo stato maggiore furono colti di sorpresa: non si aspettavano un forte attacco in quell’aspro settore. Il 13 maggio i soldati di Juin occuparono Monte Maio, spaccando in due la linea tedesca. In verità, neanche gli Alleati se lo aspettavano, essi puntavano tutto sulla valle del Liri dove il XIII Corpo era riuscito a superare il Fiume Gari, ma incontrava una notevole resistenza.

I tedeschi poterono inviare solo limitati rinforzi verso la prima linea: le condizioni meteorologie favorevoli permettevano ai cacciabombardieri alleati di intercettare le colonne di veicoli tedeschi e di colpirle duramente. Tuttavia, nel quadro generalmente favorevole che andava delineandosi per gli Alleati vi era una macchia d’ombra: Monte Cassino. Le due divisioni del II Corpo polacco del Generale Władysław A. Anders attaccarono le medesime colline assalite nelle battaglie precedenti con forze inferiori, ma ebbero perdite spaventose.

I resti dell’Abbazia di Montecassino dopo la Quarta Battaglia.
I resti dell’Abbazia di Montecassino dopo la Quarta Battaglia.

Dopo alcuni giorni di necessaria riorganizzazione e di attesa degli sviluppi negli altri settori, i polacchi intrapresero un secondo attacco nella notte tra il 17 e il 18 maggio, proprio quando i paracadutisti di Heidrich avevano ricevuto l’ordine di ripiegamento a causa del successo dei francesi sui Monti Aurunci. Ma il coriaceo generale paracadutista rispose che la sua divisione si sarebbe ritirata solo su ordine di Hitler; in aggiunta, per ragioni pratiche, i suoi uomini dovevano respingere l’attacco polacco in corso prima di qualsiasi ritirata.

Così, all’alba del 18 maggio, dopo che Kesselring aveva convinto Heidrich a ritirarsi e dopo che i polacchi erano stati di nuovo fermati, i paracadutisti abbandonarono Cassino e l’abbazia di Montecassino. Questa fu subito occupata dai polacchi senza combattere: i tedeschi vi avevano lasciato soltanto alcuni feriti. Le battaglie per la Linea Gustav erano terminate.

I quattro mesi di lotta intorno a Cassino costarono ai tedeschi circa 80.000 tra morti feriti e dispersi e agli Alleati circa 105.000 perdite complessive. Nessuno ha mai calcolato il numero delle numerose vittime tra i civili italiani. Un aspetto fondamentale da tener presente nello studio della Campagna d’Italia riguarda il nesso tra i principali obbiettivi che gli Alleati si prefissero e le loro forze a disposizione.

Soldato polacco suona l’inno nazionale presso l’Abbazia di Montecassino.
Soldato polacco suona l’inno nazionale presso l’Abbazia di Montecassino.

Tali obbiettivi consistevano nel costringere l’Italia a uscire dal conflitto, nel tenere impegnate il più alto numero di divisioni tedesche nella penisola in previsione dello sbarco in Normandia e nel raggiungere Roma quale obbiettivo propagandistico prima del medesimo sbarco. Le forze a disposizione degli Alleati erano senz’altro scarse, ma, nonostante ciò, essi dovevano attaccare continuamente per assolvere il secondo dei loro obbiettivi, probabilmente il più importante, ossia attrarre forze tedesche nella penisola. 

Dopo Cassino, la 5a e l8a Armata proseguirono la loro offensiva verso la testa di sbarco di Anzio, raggiunta il 25 maggio e verso Roma, raggiunta la sera del 4 giugno. Due giorni dopo, il 6 giugno 1944, gli Alleati sbarcarono in Normandia. I tre obbiettivi erano stati raggiunti, ma la guerra in Italia continuò per un altro anno con lo scopo di continuare a tenere impegnate consistenti forze tedesche.


Livio Cavallaro è autore dei seguenti volumi:

  • Cassino 1944 – Le battaglie per la Linea Gustav, Mursia Editore, 2004.
  • Assalto a Massria Albaneta – Cassino 19 marzo 1944, Mattioli 1885 Editore, 2018.
  • Assalto a Cassino – La stazione, il castello, la collina, Mursia Editore 2023.
  • Nato a Roma nel 1964, è Colonnello della riserva dell’Esercito Italiano.
    Ha prestato servizio presso la Brigata Paracadutisti Folgore ed è stato poi assegnato alla Scuola di Fanteria. Ha partecipato alle missioni in Somalia, Bosnia Erzegovina, Afghanistan, Libano e Kosovo. Esperto di tattica, con particolare riferimento alle operazioni in ambiente urbano, da decenni svolge ricerche, studi su diversi eventi tattici della Seconda Guerra Mondiale e conferenze sulle battaglie di Cassino.
    Nel 2004 ha pubblicato Cassino 1944 - Le battaglie per la Linea Gustav, Mursia Editore, nel 2018 Cassino 1944 - Assalto a Masseria Albaneta, Mattioli 1885 Editore e nel 2024 Assalto a Cassino, Mursia Editore. E’ articolista sul sito web Dal Volturno a Cassino  con argomenti relativi alle battaglie di Cassino, su Rivista Militare con argomenti relativi alle battaglie di Cassino ed alle operazioni in aree urbane e su Storia Militare, con argomento riguardante la battaglia di Arnhem nel 1944.
    Si occupa di wargame storico sin dall’adolescenza ed è socio dell’Old House Wargame Club di Roma.

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