Trump versus Papa Leone XIV
Arianne Ghersi intervista Marco Ansaldo
Le ultime ed ormai note dichiarazioni di Trump fanno ben intendere come sia reale l’opposizione verso la Santa Sede. È la prima volta che un presidente Usa assume una posizione così “posturale” e critica verso l’operato di un Papa?
È certamente la prima volta che un Presidente degli Stati Uniti attacca un Pontefice in maniera così frontale. Non perché non si possano fare delle critiche, purché legittime e motivate. Ma perché il livello molto basso e la sfrontatezza delle accuse rasentano la follia oltre che la volgarità, riducendo la portata reale di qualsiasi possibile critica e ritorcendosi verso l’attuale Casa Bianca come un boomerang.
Sia che “piaccia” o “non piaccia” Trump, si può constatare come negli Usa uno “zoccolo duro” del suo elettorato sia cattolico. Si può ipotizzare che gli ultimi accadimenti incrinino il rapporto di fiducia verso il presidente?
La spaccatura all’interno del mondo cattolico americano c’è già. Le critiche interne verso il comportamento dell’inquilino della Casa Bianca sono ormai aperte. Il Presidente viene escluso dai meeting più delicati, e i vertici militari gli hanno tolto i codici nucleari onde scongiurare rischi effettivi di intervento incontrollato.
Molti psicologi stanno valutando il reale stato di salute psichica di Donald Trump. Non escluderei che qualcosa possa succedere, a breve, e cambiare al vertice americano: il mondo non può sopportare, soprattutto sul piano economico, le disastrose iniziative internazionali e le guerre scatenate in più scacchieri, capaci non solo di produrre dolore e morte, ma di spaventare l’opinione pubblica mondiale e impoverire a ogni livello. Un prezzo che stiamo pagando tutti, che continuerà a salire, e che molti ora vogliono fermare.
È ben noto che la dottrina cattolica sia incentrata sul promuovere la pace e sugli insegnamenti del Vangelo. È ipotizzabile individuare il momento del “cortocircuito” che ha fatto sì che il messaggio cristiano fosse interpretato come dichiarazione politica?
Non credo che ci sia stato un casus belli scatenante. Ma era chiaro fin da subito, dall’elezione di Leone XIV che il suo profilo non potesse collimare né affiancarsi a una personalità tanto dirompente e controversa come quella dell’attuale leader americano. Non è una questione di messaggio cristiano, ma una totale e divergente visione dell’approccio verso il prossimo, o se vogliamo verso le relazioni politiche.
Libere considerazioni
Papa Prevost non è esente da rilievi. Siamo alla vigilia del suo primo anno di pontificato e, nonostante gli ottimi presupposti che avevano portato alla sua elezione, e che avevano provocato attenzione e favore, deve ancora mostrare capacità di incidere realmente nella vita della Chiesa. Cosa su cui il mondo lo attende.
Gli attacchi spropositati e ingiustificati di Trump gli hanno tuttavia fornito un assist inatteso, che gli ha consentito di replicare in modo fermo, permettendogli così di arginare critiche che dall’interno dell’ambiente cattolico cominciavano a farsi sentire.
Ora però il Papa americano deve passare a un’azione marcata, sia da un punto di vista pastorale (bene intanto i viaggi in Turchia, Libano e Africa) sia soprattutto in dichiarazioni e atti, in cui appare ancora debole. Ha dalla sua il tempo. È infatti un Pontefice giovane. Però le accelerazioni del periodo storico che stiamo vivendo richiedono risposte adeguate e rapide. Soprattutto sul piano morale, così importante in questa fase.





