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Yuri Andropov: il trionfo del KGB

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I Signori del comunismo: storia dell’Unione Sovietica attraverso i suoi leader.

Il 10 novembre 1982 Leonid Brezhnev passò a miglior vita, dopo aver guidato l’Unione Sovietica per 18 anni.

Come abbiamo già visto, il lungo regno brezneviano venne definito “l’era della stagnazione”, ovvero la stagione in cui l’URSS perse definitivamente la gara tecnologica ed economica con l’Occidente, trasformandosi in una sorta di Congo Belga dotato di decine di migliaia di armi nucleari e di armate convenzionali enormi, sebbene tecnologicamente sempre più arretrate rispetto a quelle del mondo democratico-capitalista.

Per tenere insieme un simile impero, fatto di arretratezza e squallore, la dittatura comunista non poté far altro che restare tetra e repressiva, sebbene gli orrori stalinisti (e leninisti) fossero per fortuna un ricordo. Un ricordo certamente fresco, ma solo un ricordo. Ancor peggio per i destini dell’URSS furono l’invecchiamento dei quadri e la totale assenza di meritocrazia. La gerontocrazia nacque dal fatto che la catena di comando sovietica, da Krusciov fino a Gorbaciov, fu dominata dai superstiti dello stalinismo: dei sopravvissuti, a volte per miracolo, che senza il potere politico non avrebbero saputo come guadagnarsi da vivere e che quindi rimasero attaccati al potere fino al proprio decadimento psico-fisico.

L’assenza di meritocrazia fu invece figlia della ricerca di stabilità. Brezhnev e compagnia sapevano che l’impero sovietico era fragile, pertanto lo lasciarono imputridire sperando di congelarlo: nessun licenziamento degli incapaci, stipendi miseri ma sicuri per tutti, assenteismo e corruzione sovrane. Insomma, lo statalismo all’ennesima potenza.

Il posto di Brezhnev quale Segretario Generale del partito Comunista dell’Unione Sovietica venne preso da Yuri Vladimirovich Andropov (15 giugno 1914 – 9 febbraio 1984), sotto molti aspetti l’uomo più misterioso ad aver guidato l’URSS.

Di origini poco chiare (i genitori forse appartennero alla piccola nobiltà imperiale e si inventarono un background proletario dopo la rivoluzione) e con sangue in parte cosacco, la sua infanzia è un crogiolo di congetture in cui spunta la certezza della sua adozione da parte di un facoltoso ebreo di Mosca, ma avente origini germaniche e originario della Finlandia (all’epoca regione dell’impero zarista). In ogni caso il certificato originale della nascita del futuro Segretario è andato perduto. A complicare ulteriormente le cose contribuì lo stesso Andropov, che durante la sua vita riferì molte e spesso contraddittorie versioni sulle sue origini e sulla sua storia famigliare.

Secondo la ricostruzione della ricercatrice Tamara Vladimirovna Dadianova, nelle tre foto sono presenti: (a sinistra) Grigory Andropov-Fedorov con la nonna Evdokia Mikhailovna Fleckenstein-Feinstein e la sorella Valentina Fedorova; (al centro) la madre – Penya (Evgenia) Karlovna Fleckenstein-Feinstein; (a destra) la governante e tata – Anastasia Vasilievna Zhurzhalina.

Oltre a ciò, la ricercatrice afferma:

Fino al 1932, il giovane Andropov visse a Mozdok, al numero 24, proprio accanto alla stazione ferroviaria. Aveva un nome protestante, scritto con il trattino: Yuri-Grigory. Questo è esattamente ciò che appare sul certificato di nascita n. 68, datato 17 marzo 1932, rilasciato dal Comune di Mozdok. Sorge spontanea la domanda: come ha fatto a vivere senza certificato fino a quasi 18 anni? E il certificato datato 26 giugno 1931 afferma: “Il titolare di questo, Grigory Vladimirovich Andropov, nato nel 1914, ha studiato dal 1923 al 1931 presso la Scuola Settennale della Fabbrica di Mozdok e ha completato il corso nel 1931”. Quindi, a scuola era Grigory, e dopo il diploma, Yuri-Grigory? Occasionalmente chiamava la stazione di Nagutskaya Nagutinskaya. Al Museo-Riserva di Yaroslavl, in una mostra dedicata al centenario della nascita di Andropov, ho visto su uno stand una delle biografie scritte di suo pugno esattamente in questa versione.


Tamara Vladimirovna Dadianova:
Dottoressa in Filosofia, Professoressa presso la sede di Yaroslavl dell’Università Psicologica e Sociale di Mosca; Ricercatore senior presso la sede di Yaroslavl dell’Accademia spaziale militare A.F. Mozhaisky; Capo dell’organizzazione pubblica della città di Yaroslavl – l’autonomia nazionale-culturale osseta “Alania”

La prima certezza degna di nota arriva nel 1936, anno della laurea. Nel 1939 si iscrive al Partito Comunista. Durante la Seconda Guerra Mondiale il suo contributo pare sia stato nullo, sebbene le successive agiografie sovietiche abbiano cercato di ritagliargli una parte nella guerra partigiana (ricorda qualcosa anche da noi?). Nel 1944 lasciò il settore giovanile del Partito per entrare nel mondo degli “adulti”. E qui inizia la sua progressiva scalata al potere.

Il primo ruolo davvero interessante fu quello di Secondo Segretario della Repubblica Carelo-Finlandese (una Repubblica effimera creata in previsione dell’annessione forzata della Finlandia) nel 1947. Questa carica è la prova più interessante riguardo alle origini di Andropov, in parte legate al Paese nordico. Nel 1951 entrò a far parte del Comitato Centrale del Partito Comunista dell’Unione Sovietica, dal quale fu nominato ambasciatore in Ungheria nel 1954. In questa veste fu tra i più duri sostenitori della repressione violenta della Rivoluzione anticomunista ungherese del 1956, al punto che in Ungheria viene ricordato come “il macellaio di Budapest”.

La tessera del PCUS di Andropov del 1955.
La tessera del PCUS di Andropov del 1955.

Nel 1957 venne richiamato a Mosca e per i successivi dieci anni diresse il Dipartimento per il Coordinamento dei Partiti Comunisti del Blocco sovietico, un in carico all’apparenza formale, ma con cui il Cremlino dettava la linea politico-ideologica agli Stati vassalli. La vera svolta arrivò nel 1967, quando su proposta di Mikhail Suslov (personaggio che incontreremo in un prossimo articolo), Andropov venne nominato Presidente del KGB, il potentissimo servizio segreto dell’URSS e forse l’apparato di spionaggio che fino ad oggi ha avuto maggior influenza negli affari mondiali.

Ancora non è chiaro come Andropov, partito quasi dal nulla e con origini poco chiare, sia riuscito in questa scalata spettacolare. Fatto sta che restò a capo del KGB fino al 1982, ovvero la bellezza di 15 anni ed 8 giorni, un record ineguagliato tanto dai predecessori che dai successori. In questa fase Andropov plasmò il KGB, che fino ad allora si era poco evoluto rispetto ai tempi di Stalin, in quell’impero parallelo e simbiotico dello Stato sovietico. Un impero dell’intelligence che ha terrorizzato ed affascinato l’Occidente (basti pensare alla letteratura ed alla cinematografia al riguardo) e che, dopo una fase di arretramento dovuta al crollo dell’URSS ed alla Presidenza Eltsin, è tornato a dominare lo Stato russo attraverso Vladimir Putin.

Andopov poco dopo la nomina a Segretario Generale del Comitato Centrale del Partito Comunista dell'Unione Sovietica.
Andopov poco dopo la nomina a Segretario Generale del Comitato Centrale del Partito Comunista dell’Unione Sovietica.

Come leader del KGB Andropov fu un sostenitore della linea dura: favorevole all’Invasione di Praga nel 1968, a quella dell’Afghanistan nel 1979 (in quanto terrorizzato da una possibile rivoluzione islamica nei territori sovietici a maggioranza mussulmana), utilizzatore massiccio della disinformazione (ovvero della propaganda menzognera) in Occidente e duro repressore del dissenso interno. In quest’ultimo campo, in particolare, il KGB di Andropov utilizzò contro i dissidenti un’arma sottile quanto meschina: l’accusa di malattia psichica.

Da un punto di vista ideologico la cosa aveva senso. Poiché il comunismo pretendeva (e pretende) di rappresentare la società perfetta, per il Governo sovietico era fonte di imbarazzo dover ammettere che molti suoi sudditi vivevano l’URSS per quello che era, ovvero una prigione, una tetra dittatura fatta di squallore e miseria. Tuttavia, i tempi Stalin erano finiti, il mondo osservava il Blocco Orientale assai più di prima e nemmeno la coriacea società sovietica era in grado di sopportare un’altra sanguinaria repressione di tipo stalinista.

La soluzione? Dichiarare che i dissidenti in realtà erano solo persone malate, rese incapaci di amare la società comunista da turbe psichiatriche o perché contagiate da qualche “devianza occidentale”, come la lotta per i diritti umani o l’omosessualità. Di conseguenza la prassi divenne rinchiudere i dissidenti in ospedali psichiatrici, nei quali i “pazienti” venivano sottoposti per anni a “cure” con medicinali che degeneravano le loro capacità fisiche e mentali.

Il profilo su Andropov redatto dalla CIA.
Il profilo su Andropov redatto dalla CIA.

La paranoia di Andropov per il dissenso interno arrivò al punto da fargli radere al suolo la casa in cui vennero trucidati l’ultimo Zar con la famiglia e a vietare dei raduni spontanei in commemorazione dell’omicidio di John Lennon. Se il primo atto poteva nascere da una paura comprensibile (fede e zarismo avranno sempre la loro parte nell’animo russo), il divieto di ricordare un cantante (che in Occidente si era pure creato l’immagine da sinistroide sessantottino) era figlio di una paranoia che sconfina nel ridicolo.

Non sorprende che un tipino del genere fosse noto per il suo antisemitismo, ovviamente mascherato da antisionismo e forse esacerbato dal suo desiderio di “purgare” la sua adozione da parte di un ebreo. Anche in questo caso, tuttavia, le radici oscure dell’odio antiebraico si fondevano col pragmatismo: Israele dal 1948 in poi non fece che umiliare gli alleati arabi dei sovietici e dimostrare la relativa superiorità delle armi occidentali rispetto a quelle prodotte nel Blocco comunista.

Solo nel dicembre del 1981 Andropov consigliò una linea “morbida”, ovvero non invadere la Polonia scossa dai movimenti sindacali e pro-democrazia come fatto precedentemente con l’Ungheria e la Cecoslovacchia. In Polonia la leadership sovietica preferì che fosse l’esercito polacco ad instaurare la legge marziale per rimandare l’inevitabile crollo del regime. Questo cambio di posizione è un indizio su quanto Andropov avesse chiara la situazione ormai disperata dell’Unione Sovietica e dei suoi vassalli. Non solo. Se all’estero mitigò un poco la violenza imperiale dell’URSS, all’interno Andropov iniziò a proteggere un riformista che rincontreremo: Mikhail Gorbaciov. Due azioni che, sommatesi, dimostrano l’esistenza di un disegno.

In effetti il Presidente del KGB, dopo 15 anni passati a spiare, ricattare e sopprimere tanto in patria che all’estero, era forse il dirigente sovietico con la miglior visione d’insieme del proprio Paese. Per tali ragioni, alla morte di Brezhnev, Andropov ne divenne il successore. Era il 12 novembre 1982. L’Occidente ebbe timore: per la prima volta la dirigenza russa metteva lo scettro nelle mani del capo dei Servizi Segreti, lo spietato KGB.

Il discorso di Andropov alla televisione di stato sovietica nel 1982.

Il fatto è che dal punto di vista sovietico le ragioni erano valide. Il Paese era prossimo allo sbando socioeconomico, l’Amministrazione Reagan aveva lanciato una corsa agli armamenti impossibile da sostenere ed il comunismo era in regresso in tutto il mondo. Il KGB, per quanto circondato da un meritato alone di mistero e terrore, era l’unica istituzione che avesse chiara la situazione: in Unione Sovietica mentivano tutti!

Il Governo imponeva degli obbiettivi irraggiungibili. I leaders regionali del partito li riferivano ai sottoposti, i quali li trasmettevano ai direttori delle fabbriche e delle fattorie collettive. Operai e contadini, infine, erano costretti a lavori servili e vite squallide in nome dello Stato comunista. Alla fine dell’attività, in mezzo a disagio, fatiscenza, malessere, alcolismo ed incompetenza totali, le quote produttive non venivano mai raggiunte. A quel punto, con un percorso inverso a quello degli ordini governativi, partivano i rapporti su quanto era stato prodotto in fabbrica o raccolto nei campi. E ad ogni passaggio il responsabile o il burocrate di turno gonfiava i numeri, spesso corrompendo il suo sovrastante. La mancanza di concorrenza faceva il resto, rendendo lo Stato autoreferenziale ed i suoi prodotti scadenti.

Andropov sapeva tutto questo. Divenuto Segretario indurì la repressione politica e riaccese i toni più duri della Guerra Fredda, similmente a Putin, che più si logora in Ucraina e più fa urlare minacce deliranti ai suoi cortigiani. Emblematico di questa recrudescenza fu il criminale abbattimento dell’aereo di linea sudcoreano KAL 007, avvenuto il 1° settembre 1983. Il velivolo, partito da New York e diretto a Seul, per un errore di navigazione entrò nello spazio areo sovietico nei pressi dell’isola di Sachalin. Malgrado la piena riconoscibilità del volo civile (comunicazioni in chiaro, volo lineare, luci accese, traccia radar e nessuna manovra evasiva) i caccia sovietici ricevettero l’ordine di abbatterlo, assassinando tutte le 269 persone a bordo. Si può dire che anche nel campo dell’abbattimento degli aerei di linea Andropov abbia fatto scuola…

In politica interna il nuovo Segretario Generale iniziò invece una severa campagna anticorruzione, che moralizzò un po’ la pubblica amministrazione e mise da parte alcuni avversari politici. Inoltre, licenziò molti dirigenti anziani, diede alle fabbriche una maggiore autonomia gestionale ed il permesso di gestire una parte dei profitti. Nient’altro che timide revisioni, che tuttavia generarono un aumento del 4% della produttività industriale e maggiori introiti, questi ultimi investiti in tecnologie come l’informatica, nelle quali l’URSS arrancava rispetto all’Occidente.

Tuttavia, Andropov provò a dare efficienza al sistema, non a riformarlo, ergo l’impianto statale e collettivizzato di matrice stalinista non fu modificato. Inoltre, le spese militari ed il sostegno materiale ai Paesi alleati, nel patetico tentativo di competere con gli Stati Uniti di Reagan, raggiunsero cifre tali da avviare l’URSS al fallimento definitivo.

Difficile dire se l’avvio delle timide riforme di Andropov avrebbe portato a dei risultati tangibili o a un nulla di fatto. Da un lato (come abbiamo già visto) nemmeno l’ex Signore delle Spie aveva il potere di fermare la storia. Dall’altro la sua personalità e le sue leve di potere erano ben superiori a quelle del suo delfino Gorbaciov.

L'annuncio sulla Pravda della morte di Andropov, datata al 9 febbraio 1984.
L’annuncio sulla Pravda della morte di Andropov, datata al 9 febbraio 1984.

Nell’annuncio della morte sulla Pravda, sono riportati:

  • un grande ritratto di Andropov;
  • il comunicato ufficiale intitolato «Обращение», cioè “Appello” o “Messaggio”, rivolto dal Comitato centrale del PCUS, dal Presidium del Soviet Supremo e dal Consiglio dei ministri al Partito ed al popolo sovietico;
  • l’annuncio funebre ufficiale;
  • il referto medico sulle cause della morte;
  • i nomi dei membri della commissione incaricata di organizzare i funerali.

In ogni caso Andropov, malato da tempo, morì nel febbraio del 1984 a 69 anni, appena 15 mesi dopo la sua elezione. Pur avendo chiara la situazione disperata del Paese gli mancò il coraggio d’accettare la verità: il fallimento, l’innaturalità e l’inumanità del comunismo.

Uno dei suoi lasciti maggiori fu aver avviato alla Segreteria Generale Mikhail Gorbaciov (1931-2022), riformista di cinquantadue anni: l’ex direttore del KGB, se non altro, comprese le necessità di un cambiamento e di superare la gerontocrazia del potere sovietico, ancora nelle mani della generazione degli ex giovani sopravvissuti alle epurazioni staliniste.

  • Laureato in Storia, autore di saggi storici e di svariati articoli di storia ed analisi geopolitica.
    Fondatore del blog "Caput Mundi", coordinatore sezione "Storia" e "Geopolitica" russa ed anglosassone.

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