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Krusciov: l’ultimo bolscevico

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I Signori del comunismo: storia dell’Unione Sovietica attraverso i suoi leader.

Come abbiamo visto in precedenza Stalin morì il 5 marzo 1953, dopo aver plasmato la struttura dello Stato sovietico con fiumi di sangue e di terrore. Nel febbraio 1954, dopo 11 mesi di intrighi di palazzo, la lotta per la successione a Stalin fu vinta da Nikita Sergeevič Krusciov (1894-1971), che può essere considerato l’ultimo autentico comunista ad aver guidato l’URSS.

Di umili origini (i genitori erano contadini poveri russi nati presso il confine ucraino), istrionico, poco istruito ma assai intelligente e gran lavoratore, Krusciov si unì ai Rossi nella Guerra Civile come commissario politico. Durante lo stalinismo fece una progressiva carriera che lo portò ai confini della cerchia ristretta del dittatore georgiano. Da queste posizioni il futuro uomo del disgelo diede un discreto contributo alle Purghe e ai massacri di Stalin, soprattutto in Ucraina. Ciò lo mise in luce presso il suo padrone, che ne apprezzò la durezza, la fedeltà e probabilmente quel mix di astuzia contadina e temperamento boccaccesco, che sarebbe sempre stato il suo marchio di fabbrica.

Un giovane Krusciov (a sinistra) assieme a Nina Kukharchuk, sua compagna per tutta la vita: i due si sposarono solo nel 1965, dopo il ritiro di Krusciov dalla vita pubblica.
Un giovane Krusciov (a sinistra) assieme a Nina Kukharchuk, sua compagna per tutta la vita: i due si sposarono solo nel 1965, dopo il ritiro di Krusciov dalla vita pubblica.

Nel marzo 1939 Krusciov entrò nel Politburo, in tempo per partecipare al secondo conflitto mondiale come membro della leadership. Nella prova suprema del suo regime Stalin utilizzò Krusciov come alto commissario politico, ovvero controllore del Partito sui generali al fronte con potere di vita e di morte. In questo ruolo Krusciov partecipò ad alcune delle più importanti battaglie del Fronte Orientale, tra cui Stalingrado e Kursk. Sebbene le successive agiografie abbiano esagerato il suo ruolo è appurato che seppe farsi apprezzare dai militari di professione.

Dopo la guerra Stalin gli affidò un importante incarico a Mosca, posizione dalla quale Krusciov partecipò alla lotta per il potere in cui venne ucciso solo Lavrenty Beria (1899-1953), il lugubre capo dell’NKVD (in seguito rinominato KGB). Paradossalmente Beria, sebbene avesse molto più sangue sulle mani di Krusciov (che a sua volta non ne aveva poco), era assai più moderato dei suoi avversari in politica estera.

Beria assieme ad alcuni ufficiali dell'NVDK.
Beria assieme ad alcuni ufficiali dell’NVDK.

Durante l’interregno il capo dei servizi segreti arrivò a proporre il sostanziale abbandono della Germania Est, in cambio di una non belligeranza con l’Occidente che permettesse alla leadership sovietica, sopravvissuta sia a Stalin che a Hitler, di godersi il potere nell’impero comunista. Così facendo Beria anticipò troppo i tempi, poiché nell’URSS del 1954 vi era ancora chi credeva di poter sovietizzare il mondo. Inoltre, Beria era georgiano come Stalin: l’idea di avere un secondo georgiano al potere, che per giunta era stato il capo dei sicari del primo, sicuramente ebbe il suo peso tra la leadership russa.

Tutti questi fattori portarono alla vittoria di Krusciov ed all’esecuzione dell’odiato Beria. Fu l’ultima volta nella storia sovietica in cui uno sconfitto alla successione venne giustiziato.

Altro merito del nuovo Governo fu che non permise a nessuno di assumere un potere assoluto come quello detenuto da Stalin, regola poi rispettata fino alla caduta dell’URSS.

Krusciov (a sinistra) a Ginevra nel 1955.
Krusciov (a sinistra) a Ginevra nel 1955.

Divenuto Segretario del Partito Comunista e leader del Paese, nel 1955 Krusciov permise il rimpatrio dei prigionieri di guerra dell’Asse ancora vivi dopo 10 anni nei campi di lavoro sovietici. Poi, dopo tre anni dopo la morte di Stalin (evidentemente volevano essere sicuri che fosse freddo) ne denunciò i crimini con il celebre Discorso Segreto del 14 febbraio 1956. Tale denominazione nasce dal fatto che venne tenuto a porte chiuse, al fine di farlo conoscere solo ai delegati del XX Congresso del Partito e a pochi rappresentanti stranieri del Blocco Est.

Krusciov condannò il culto della personalità di Stalin, la sua costante repressione del dissenso e i massacri delle Purghe, ovviamente sorvolando sul fatto che lui stesso ne era stato complice. Fu un modo plateale per informare gli addetti ai lavori che i tempi erano cambiati e che Stato sovietico e Terrore non erano più sinonimi.

Inoltre, il Segretario espresse la volontà di tornare ai principi del leninismo, dimostrazione che non ebbe alcuna intenzione di democratizzare il Paese, ma anzi di tentare la creazione della società comunista. Non a caso evitò di denunciare i disastri dovuti alle collettivizzazioni, azione di Stalin ideologicamente coerente con il marxismo.

L'articolo di copertina dell'Observer londinese del 10 giugno 1956 dedicato al "non troppo segreto" discorso di Krusciov.
L’articolo di copertina dell’Observer londinese del 10 giugno 1956 dedicato al “non troppo segreto” discorso di Krusciov.

Senonché il Discorso Segreto trapelò grazie ai Servizi Segreti israeliani, i cui agenti, oltre che ben addestrati, dovevano anche essere protetti da tutti gli arcangeli dell’Antico Testamento. Presto i giornali del mondo libero diffusero le parole di Krusciov (che in Unione Sovietica sarebbero state pubblicate solo nel 1988), scatenando le migliori speranze.

Nel Blocco Orientale la rabbia contro il giogo comunista era tale che in Polonia esplosero delle rivolte, presto soffocate nel sangue, ed in Ungheria si scatenò una rivoluzione contro il regime, costringendo i sovietici ad un massiccio intervento militare che massacrò i ribelli. I fatti di Budapest furono un grave smacco per la propaganda comunista mondiale, ma misero in chiaro una cosa: Krusciov aveva chiuso con gli eccessi dello stalinismo, ma lo Stato sovietico rimaneva una dittatura senza sconti.

La svolta “moderata” del Segretario comportò anche il definitivo deterioramento dei rapporti con la Cina rossa. Mao, infatti, condannò il “trasformismo” di Krusciov e si presentò quale depositario dell’ideologia comunista ed erede di Stalin. Il leader sovietico rispose bloccando gli aiuti militari e tecnologici al gigante asiatico (da notare che tra il ‘54 ed il ‘59 l’URSS spese il 7% del suo bilancio in tali aiuti, definiti dallo storico di Harvard William Kirby “Il più grande trasferimento di tecnologia nella storia del mondo”).

Tra i Paesi comunisti solo l’Albania si schierò con Pechino, tuttavia la rottura sino-sovietica spaccò per sempre lo schieramento marxista, al punto che nell’ottobre del 1969 i sovietici informarono Washington di essere sul punto di attaccare la Cina con armi nucleari. Ciò non avvenne perché gli Stati Uniti dell’allora Presidente Nixon chiarirono a Mosca che un attacco di tale natura contro chicchessia avrebbe provocato una devastante ritorsione atomica contro l’URSS. Sintesi: i contrasti geopolitici dei due antichi imperi russo e cinese prevalsero, come sempre, sulla sostanziale contiguità ideologica.

Un poster dell'epoca in cui si celebra la "fratellanza" tra il popolo albanese e quello cinese.
Un poster dell’epoca in cui si celebra la “fratellanza” tra il popolo albanese e quello cinese.

Malgrado il disastro strategico cinese (che pochi anni dopo sarebbe stato magistralmente sfruttato da Nixon) Krusciov continuò a tenere alto il livello di sfida con l’Occidente. Sebbene parlasse di disgelo e di coesistenza pacifica il Segretario capì che il sistema comunista poteva vincere la Guerra Fredda solo espandendosi: come tutti gli organismi parassitari avrebbe cominciato a morire nel momento in cui avesse fermato la crescita. 

E poiché la potenza militare della NATO e la superiorità nucleare statunitense avevano congelato il fronte europeo Krusciov puntò sui Paesi in via di sviluppo e sul Terzo Mondo. La situazione era favorevole a tale strategia. Gli imperi coloniali afroasiatici degli europei erano in dismissione e i nuovi Stati indipendenti spesso caddero preda della retorica terzomondista ed antioccidentale del Cremlino.

Il Sudamerica dal canto suo era indipendente da oltre cent’anni, ma con tali storture sociali che la retorica marxista ebbe buoni margini di manovra. Iniziò pertanto un flusso di armi, tecnici e denaro verso tutti coloro che avevano, o avevano interesse ad avere, dei contrasti con l’Occidente.

L’Africa fu inondata di aiuti militari, che portarono negli anni ad una non trascurabile crescita dell’influenza russa. Il mondo arabo venne armato fino ai denti contro Israele (con pessimi risultati). Tutti i movimenti rivoluzionari o terroristi del pianeta furono supportati in funzione della Guerra Fredda. Contemporaneamente i sovietici svilupparono una martellante propaganda che per decenni dipinse l’Occidente come patria del razzismo e causa della povertà nel resto del mondo.

I disastrosi effetti di queste azioni comuniste sono ancora visibili, tanto tra i poveri del Terzo Mondo che tra i ricchi annoiati di quello sviluppato. All’epoca, tuttavia, la politica “antimperialista” ed “antirazzista” di Krusciov ebbe notevole successo, venendo pertanto continuata dai suoi successori.

Manifesto sovietico che celebra i successi spaziali.
Manifesto sovietico che celebra i successi spaziali.

Una condotta così aggressiva da parte del leader sovietico, inevitabilmente, condusse ad una serie di vittorie e di sconfitte. I maggiori successi furono indubbiamente le imprese spaziali, nelle quali i sovietici iniziarono segnando dei record storici, e la rivoluzione cubana, che portò l’isola caraibica posta ad un soffio dagli USA nel campo comunista. Il principale tentativo di abbattere il nuovo regime cubano, l’Invasione della Baia dei Porci dell’aprile 1961, si concluse in un disastro propagandistico per il neoeletto Presidente Kennedy (1917-1963).

Resti di artiglieria sulla Playa de Giron, a Cuba, spiaggia della Baia dei Porci.
Resti di artiglieria sulla Playa de Giron, a Cuba, spiaggia della Baia dei Porci.

Eppure, proprio Kennedy sarebbe divenuto la nemesi di Krusciov. Nell’agosto sempre del ‘61 la Germania comunista fu costretta a costruire il Muro di Berlino, onde fermare la fuga di milioni di tedesco-orientali verso la parte Ovest della città. Kennedy volò a Berlino e vi tenne un discorso che umiliò il mondo comunista, il quale grazie a Krusciov non era più il terrore allo stato puro di Stalin, ma restava una prigione disumanizzante.

Una rara foto scattata durante la costruzione del Muro di Berlino nel 1961.
Una rara foto scattata durante la costruzione del Muro di Berlino nel 1961.

Ancor peggio per l’URSS fu il terzo round cubano con gli Stati Uniti. Spinto da ragioni interne, che vedremo, il Segretario avviò l’installazione di missili balistici sull’isola. Era un gesto che gli USA non potevano tollerare, in quanto avrebbe ridotto troppo il preavviso in caso di attacco nucleare sovietico. Ne seguì il blocco navale americano e la celebre Crisi dei Missili Cubani, che per 13 giorni tenne il mondo sul filo della terza guerra mondiale. Alla fine, furono i sovietici a cedere, smantellando i missili. Washington, con abilità diplomatica, evitò di umiliare l’avversario, ma l’immagine di Krusciov ne fu irrimediabilmente danneggiata.

Uno dei motivi dell’aggressività sovietica in politica estera, se non il principale, era che all’interno le cose andavano male. Le speranze di liberalizzazione nate con la morte di Stalin furono presto deluse, poiché i regimi comunisti possono restare in vita solo con la coercizione.

Krusciov tentò allora una dinamica attività economica, fatta principalmente di costruzioni in massa di condomini popolari ed espansione massiva delle terre coltivate. Dal punto di vista abitativo le autorità oggettivamente riuscirono a dare un tetto a milioni di persone ancora senza casa dai tempi dell’invasione tedesca. I condomini del regime, tuttavia, erano di pessima qualità, esteticamente orrendi e socialmente alienanti, in quanto simili ad alveari. Fu in quel periodo che le città sovietiche acquisirono il loro caratteristico aspetto, fatto di grigiume, povertà, criminalità, fatiscenza ed alcolismo dilagante.

Khimki-Khovrino, tipica città sovietica degli anni '60.
Khimki-Khovrino, tipica città sovietica degli anni ’60.

Nel settore agricolo andò peggio. Dai tempi della collettivizzazione stalinista l’URSS era divenuta importatrice di carne e granaglie, ovvero di cibo. Situazione imbarazzante per la superpotenza che si presentava come detentrice del sistema economico che avrebbe conquistato il mondo. Krusciov allora, desideroso di raggiungere la formidabile produttività agricola statunitense, lanciò la Campagna delle Terre Vergini, un programma di immensa espansione delle superfici coltivate, che andava dagli Urali meridionali al Kazakistan settentrionale.

Si trattava dell’unica possibilità per aumentare la produzione agricola senza intaccare il sistema delle fattorie collettivizzate, fondamentale per il sistema politico marxista malgrado il disastroso rendimento economico. Ciò dimostra che Krusciov fu sinceramente comunista, al punto da tentare varie strade pur di non accettare la realtà, ovvero che il comunismo non funziona.

Per attuare l’impresa vennero reclutate oltre 300.000 persone, più o meno volontarie, poi trasferite nelle zone di lavoro in condizioni di vita pessime (sebbene non paragonabili agli orrori stalinisti). Dopo un inizio promettente tra il ‘54 ed il ‘56 emersero le difficoltà. L’URSS produceva pochi fertilizzanti, la manodopera non era abbastanza specializzata, la logistica un disastro e spesso grano e mais vennero seminati in terreni inadatti a tali colture. Tutto ciò portò ad un sostanziale fallimento dell’impresa entro il 1963, costringendo l’Unione Sovietica a restare importatrice netta di grano da Canada e Stati Uniti per il resto della sua esistenza…

Il presidente USA Kennedy a sinistra e Krusviov a destra nel 1961.
Il presidente USA Kennedy a sinistra e Krusviov a destra nel 1961.

Fallimenti economici interni e sconfitte diplomatiche all’estero provocarono la caduta di Krusciov, che tra il 12 ed il 14 ottobre 1964 venne rovesciato in modo incruento dalla stessa leadership sovietica. Si noti che la deposizione del Segretario avvenne solo 11 mesi dopo l’assassinio del Presidente Kennedy.

Sul delitto di Dallas è stato detto tutto ed il contrario di tutto. Una delle poche cose certe è che Lee Harvey Oswald (1939-1963), il colpevole o uno dei colpevoli, fosse un semi-disadattato sociale. Ex tiratore scelto dei Marines e poi comunista dichiarato, cambiò per breve tempo la cittadinanza americana con quella sovietica, dopodiché iniziò una vita vagabonda che si addice tanto ad un fallito esistenziale che ad una spia. Due giorni dopo l’omicidio Kennedy Oswald fu assassinato in uno di quei modi che mettono una pietra tombale sui testimoni scomodi.

Oswald fu un cane sciolto? O un operativo sovietico inviato ad uccidere un Presidente che, inaspettatamente, aveva umiliato a più riprese un Krusciov sempre più in difficoltà e noto per i suoi colpi di testa? Nessuno può dirlo. Resta il fatto che il Governo americano preferì il diffondersi del veleno sociale della sindrome da complotto, piuttosto che rischiare  “l’effetto Pearl Harbor”, ovvero un’esplosione di rabbia popolare che obbligasse Washington ad azioni irrevocabili contro i sovietici.

L'arresto di Oswald (al centro nella foto).
L’arresto di Oswald (al centro nella foto).

Di pari passo la leadership del Cremlino post 1964 fu sempre attenta ad evitare livelli di tensione come quelli raggiunti dal vulcanico Krusciov. La Guerra Fredda portò l’umanità sull’orlo di una nuova Età del Ferro col corollario dell’avvelenamento radioattivo. A fronte di questa certezza vi sono misteri che forse è meglio restino tali.

L’ultimo record di Nikita Sergeevič fu essere stato l’unico leader sovietico a venir deposto. Che ciò sia avvenuto senza spargimenti di sangue va a suo onore: con lui e dopo di lui l’URSS rimase una tetra dittatura, ma il terrore stalinista era finito per sempre.

La votazione che portò alla deposizione di Krusciov.
La votazione che portò alla deposizione di Krusciov.

Il resto della vita di Krusciov fu quella di un pensionato d’oro agli arresti domiciliari nella sua dacia, guardato a vista dal KGB e le cui memorie dovettero essere portate di nascosto in Occidente per essere pubblicate. Quando morì, nel 1971, gli furono negati il funerale di Stato e la sepoltura nella Necropoli delle Mura del Cremlino.

Perché tanta durezza verso “l’ultimo comunista”? Difficile dirlo, ma forse, vista la successiva involuzione della leadership sovietica, il motivo fu che Krusciov, proprio perché “ci credeva”, rischiò troppo. Rischiando portò sull’orlo dell’estinzione lo Stato sovietico e con esso i privilegi della nomenklatura e della burocrazia, che ormai volevano solo godersi potere e benessere.

La forza propulsiva dell’ideologia marxista era già finita.

  • Laureato in Storia, autore di saggi storici e di svariati articoli di storia ed analisi geopolitica.
    Fondatore del blog "Caput Mundi", coordinatore sezione "Storia" e "Geopolitica" russa ed anglosassone.

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