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Quando passa la banda

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Memoria, tradizione e passione: il patrimonio musicale che unisce gli italiani.

Ci sono suoni che appartengono alla memoria collettiva prima ancora che alla musica.

Sono il rullo di un tamburo che riecheggia tra i vicoli di un paese, il suono squillante delle trombe che annuncia una festa patronale, il timbro caldo dei flicorni che accompagna una processione, un concerto in piazza o una ricorrenza civile. Basta ascoltare una banda musicale attraversare una strada per essere catapultati indietro nel tempo. Perché le bande non suonano soltanto note, suonano ricordi. Chi non ha avuto un nonno, un bisnonno, uno zio o un amico di famiglia che ha fatto parte della banda del proprio paese? È una domanda che, probabilmente, accomuna milioni di italiani.

Per oltre due secoli le bande musicali hanno rappresentato una delle più straordinarie forme di aggregazione sociale del nostro Paese. Hanno educato intere generazioni alla musica, hanno costruito amicizie destinate a durare una vita e hanno custodito un patrimonio artistico che, senza di loro, sarebbe andato perduto.

Per me, però, questa storia ha anche il volto della mia famiglia. Mio nonno Luigi suonava nella Banda di Castellazzo Bormida, in provincia di Alessandria. Il suo strumento era il bombardino da caccia, appartenente alla famiglia dei flicorni: uno strumento oggi raro, dal suono morbido e vellutato, capace di dare profondità e calore all’intero organico bandistico. Non ho avuto la fortuna di sentirlo eseguire una marcia o una fantasia d’opera, ma ho avuto qualcosa di altrettanto prezioso: i racconti, anzi, i racconti di mio padre.

Mi parlava delle prove serali, dell’emozione della divisa, delle lunghe trasferte, delle feste patronali e dell’orgoglio con cui tutto il paese salutava la partenza della banda. C’era un episodio che tornava spesso nei suoi ricordi: il viaggio a Roma per un grande raduno nazionale di bande musicali. Per quei musicisti, che durante la settimana erano operai, artigiani, impiegati o contadini, salire su un pullman e rappresentare il proprio paese nella capitale era motivo di immenso orgoglio.

In quei racconti ho capito che una banda non è semplicemente un’orchestra di fiati, è una famiglia, una scuola di vita, un luogo dove il tempo sembra fermarsi.

La Filarmonica Sestrese diretta da Carlo Corradi nel 1904
La Filarmonica Sestrese diretta da Carlo Corradi nel 1904; archivio storico della Filarmonica Sestrese.

Le bande musicali italiane affondano le proprie radici tra la fine del Settecento e l’Ottocento. Nate inizialmente sull’esempio delle formazioni militari, si trasformarono ben presto in autentiche istituzioni civili, accompagnando la nascita dell’Italia unita e contribuendo alla costruzione dell’identità nazionale. Dopo il Risorgimento la banda diventò il simbolo stesso della comunità. Ogni paese desiderava averne una.

Ogni festa aveva bisogno della sua musica, ma il loro contributo più straordinario fu forse un altro. In un’epoca in cui andare a teatro era un privilegio riservato a pochi, furono proprio le bande a portare l’opera lirica nelle piazze italiane. Le melodie di Giuseppe Verdi, Gioachino Rossini, Gaetano Donizetti, Vincenzo Bellini, Pietro Mascagni e Giacomo Puccini arrivavano ovunque grazie alle trascrizioni per banda. Fantasie d’opera, ouverture, sinfonie e marce permettevano anche ai contadini, agli artigiani e alle famiglie più semplici di conoscere quelle musiche straordinarie che altrimenti sarebbero rimaste patrimonio esclusivo dei grandi teatri. Le bande sono state, di fatto, la prima grande scuola musicale popolare d’Italia.

Prima pagina della trascrizione per banda della Quinta sinfonia di Beethoven di Alessandro Vessella
Prima pagina della trascrizione per banda del primo movimento della Sinfonia n. 5 di Ludwig van Beethoven realizzata da Alessandro Vessella; Archivo General de la Policía Nacional, CC BY-SA 4.0.

Tra coloro che contribuirono maggiormente alla loro evoluzione spicca una figura fondamentale: Alessandro Vessella. Compositore, direttore d’orchestra e didatta, Vessella rivoluzionò l’organico della banda moderna, ne ampliò il repertorio e le conferì una dignità artistica fino ad allora sconosciuta. Grazie alla sua visione, la banda cessò di essere soltanto una formazione destinata alle cerimonie pubbliche e divenne un complesso concertistico capace di affrontare pagine di grande valore musicale. Ancora oggi moltissimi direttori considerano Vessella il padre della banda italiana moderna.

La Banda Musicale della Polizia di Roma Capitale esegue Vecchia Marcia Militare di Alessandro Vessella.

Anche il Maestro Riccardo Muti, in numerosi incontri pubblici e nelle sue lezioni dedicate ai giovani musicisti, ha più volte sottolineato il ruolo fondamentale delle bande musicali nella diffusione della cultura musicale italiana. Muti ha ricordato come tantissimi professionisti abbiano mosso i primi passi proprio nelle bande di paese e ha invitato le istituzioni a sostenerle, riconoscendole come un presidio culturale indispensabile, capace di educare all’ascolto, alla disciplina e al senso di comunità. E come dargli torto?

Le bande continuano ancora oggi a rappresentare uno dei più efficaci strumenti di formazione musicale presenti sul territorio nazionale. Dalle Alpi alla Sicilia è difficile trovare un comune che non abbia avuto, almeno una volta nella propria storia, una banda musicale. Molte hanno superato i centocinquant’anni di attività e continuano a essere il cuore pulsante della vita culturale delle loro comunità.

La Filarmonica Sestrese sfila in via XX Settembre a Genova nel 2004
La Filarmonica Sestrese sfila in via XX Settembre, a Genova, nel 2004; archivio storico della Filarmonica Sestrese.

Oggi vivo in Liguria, una regione dove questa tradizione continua a essere straordinariamente viva. Il territorio genovese ospita numerose realtà storiche che mantengono viva l’eredità bandistica attraverso concerti, attività didattiche e partecipazione agli eventi civili e religiosi.

Tra queste desidero ricordare con particolare affetto la Banda Musicale Antonio Parodi di Arenzano, esempio di continuità e passione musicale, e la Filarmonica Sestrese “Casimiro Corradi – Ghio Secondo” (il 10 dicembre 1847 sul Santuario di Oregina a Genova, eseguì per la prima volta in assoluto “Il Canto degli Italiani” il nostro Inno di Mameli).

Accanto alle bande operano anche le filarmoniche. Spesso i due termini vengono usati come sinonimi, ma raccontano tradizioni leggermente differenti. La banda nasce storicamente come formazione composta prevalentemente da strumenti a fiato e percussioni destinata alle esibizioni all’aperto e alle cerimonie pubbliche. La filarmonica, invece, è prima di tutto un’associazione musicale e culturale. Può avere un organico identico a quello di una banda, ma sviluppa generalmente una più ampia attività concertistica, educativa e associativa. Oggi le differenze musicali sono minime; ciò che cambia è soprattutto la storia dell’istituzione e la sua missione culturale.

La Filarmonica Sestrese esegue Il Canto degli Italiani nell’ambito dell’International Digital Music Festival 2020.

Tra le realtà liguri più significative merita una menzione speciale la Filarmonica Cristoforo Colombo di Santa Margherita Ligure, che continua a distinguersi per qualità artistica e impegno nella formazione dei giovani. Quest’anno avrò inoltre il piacere di accoglierla all’interno di Santa in Giallo, manifestazione della quale sono la coordinatrice musicale. Un festival che unisce letteratura, arte e musica, dimostrando come il patrimonio bandistico sappia dialogare con il presente senza rinunciare alle proprie radici.

Le bande, infatti, non sono musei. Sono organismi vivi. Continuano a insegnare gratuitamente musica a centinaia di ragazzi, offrono occasioni di crescita umana e culturale, custodiscono archivi di spartiti antichi e tramandano un repertorio che rappresenta una parte fondamentale dell’identità musicale italiana.

Manifestazioni come il Concorso Bandistico Internazionale “Flicorno d’Oro” di Riva del Garda o il Festival Internazionale delle Bande Musicali di Besana in Brianza dimostrano quanto il movimento bandistico italiano sia oggi apprezzato anche a livello internazionale, capace di coniugare tradizione, innovazione e altissima qualità artistica.

Quando oggi ascolto una banda attraversare una piazza non sento soltanto una marcia. Rivedo mio nonno con il suo bombardino da caccia. Riascolto la voce di mio padre che racconta quei viaggi, quelle prove, quell’orgoglio semplice e sincero di appartenere a una comunità. E immagino che, tra il pubblico, ci sia ancora un bambino seduto sul marciapiede con gli occhi spalancati, ignaro che quel suono resterà con lui per tutta la vita.

Forse è proprio questo il miracolo delle bande musicali: non limitarsi a eseguire la musica, ma trasformarla in memoria, in identità, in appartenenza.

Non è un caso che uno dei brani più celebri dedicati a questo mondo sia “La Banda”, scritto dal grande cantautore brasiliano Chico Buarque e portato al successo in Italia da Mina nel 1967. Quella canzone racconta con delicatezza l’arrivo di una banda che attraversa le strade e, con la sola forza della musica, riesce a interrompere la quotidianità, a riunire le persone e a restituire speranza, leggerezza ed emozione.

Mina interpreta La banda di Chico Buarque nel Carosello Barilla del 1967.

In fondo è proprio ciò che le bande continuano a fare da oltre due secoli: passano nelle nostre piazze e, insieme alla musica, ci restituiscono un pezzo della nostra anima.

  • Musicista / violoncellista, da sempre interessata alla divulgazione della musica ed in particolare di quella antica realizzata con strumenti originali e con prassi esecutive adeguate.
    Ha suonato in diversi gruppi e conosce differenti realtà musicali: dalla musica classica a quella tradizionale, fino alla musica dei giorni nostri attraverso la collaborazione con alcuni cantautori liguri. Si interessa di musica a 360° incrementando il suo bagaglio di conoscenze, partendo da un diploma ottenuto al Conservatorio di Musica di Genova, per svilupparsi con la partecipazione a concerti ed a spettacoli musicali diversi.
    Ha effettuato svariati concerti in Italia e all’estero (Francia, Germania, Svizzera, Scozia) come violoncellista in molti gruppi (tra i quali: Caledonian Companion, Orchestra Barocca Italiana, Myrddn Quartet, Modo Antiquo).
    Ha inciso diversi CD per le case discografiche Bongiovanni, Edipan, Arion, De Vega e ha effettuato diverse registrazioni per la Radio Svizzera Italiana.
    Dirige fin dalla sua nascita l’associazione culturale “Accademia del Chiostro” che organizza da anni spettacoli all’interno dei musei e dei palazzi storici presenti in Genova e in Liguria. Nel 2019 è iniziato il lento rinnovamento che ha portato alla trasformazione definitiva di Accademia del Chiostro da associazione culturale ad associazione di promozione sociale.
    All’interno dell’associazione ha costituito un’orchestra stabile di archi che è specializzato nell’esecuzione del repertorio dal periodo classico ai giorni nostri e che comprende tutti professionisti di primissimo piano, unendo giovani talenti emergenti ed artisti forti di un affiatamento derivante da una collaborazione pluridecennale.
    Ha fatto parte del Comitato Scientifico della collana Mnemosine Edizioni Licosia occupandosi del settore Musica e Danza e della sezione Fidapa sezione di Genova, di Terziario Donna, di Ascom Arte e di Aidda.

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