Mikhail Suslov: il guardiano della fede.
I Signori del comunismo: storia dell’Unione Sovietica attraverso i suoi leader.
L’ultimo capitolo della nostra serie dedicata ai “sovrani” dell’Unione Sovietica si conclude con una persona quasi sconosciuta in Occidente, ovvero Mikhail Andreyevich Suslov[1] (1902-1982). Questo articolo in effetti è un post-scriptum dei precedenti, in quanto Suslov non fu mai leader dell’URSS.
Tuttavia, il nostro uomo rappresentò qualcosa di altrettanto importante in una dittatura che giustificava la sua ragion d’essere e i suoi crimini col “pensiero forte” comunista: Suslov fu il custode dell’ortodossia ideologica, il vero e proprio sommo sacerdote del comunismo.
Suslov nacque nel 1902 in un distretto rurale della Russia profonda, a metà strada tra le grandi città di Saratov e Kazan. Nel 1918, a sedici anni, entrò nella sezione giovanile del Partito Comunista. Da lì iniziò una discreta carriera di studi che lo portò a diventare insegnante dal 1928 al 1931.
In quell’anno abbandonò la cattedra e fu nominato ispettore presso la temuta Commissione di Controllo del Partito[2], ovvero il supremo organo disciplinare.[3]
Da quella posizione, tra il 1931 ed il 1934, partecipò attivamente alle purghe staliniste, attuando l’espulsione dal partito di tutti gli oppositori di Stalin che gli capitarono a tiro ed organizzando i soliti processi farsa dello “Zio Joe”.
In questo periodo continuò a studiare, in particolare le opere economiche di Marx, Engels e Lenin. Oltre, ovviamente, i discorsi di Stalin. Personaggio solitario ed introverso, nel Partito era noto che fosse anche un archivista maniacale e, sebbene ancora basso nella gerarchia sovietica, il suo nome ispirava già “fiducia ideologica”.
Questo lo si vide quando Stalin chiese al suo segretario cosa Lenin pensasse su un preciso argomento economico e questi andò a chiederlo a Suslov. La risposta fu così rapida e soddisfacente che il tiranno georgiano fece promuovere Suslov a Segretario del Comitato Regionale del Partito di Rostov, posizione nella quale partecipò attivamente alla Grande Purga del 1938[4].
Con l’invasione hitleriana dell’URSS il nostro uomo di Partito si ritrovò sul fronte meridionale dietro alle linee tedesche. In seguito, la propaganda sovietica avrebbe attribuito a Suslov ottimi risultati nella guerra partigiana, sia come combattente che come organizzatore. In realtà la sua prestazione bellica fu a dir poco fallimentare, anche a causa di una ricaduta della tubercolosi contratta in gioventù.
Molto più incisivo fu il suo contributo, subito dopo la riconquista sovietica della zona, alla repressione dei collaborazionisti rimasti a portata di mano. Vale la pena notare che per essere considerato “collaborazionista” bastava essere accusati di non essersi arruolati nelle bande partigiane.
Particolare ammirazione agli occhi di Stalin dovette apparire la sua partecipazione alla deportazione in Asia Centrale di tutto il popolo Karachay[5], un’etnia turca del Caucaso colpevole di aver fornito tremila volontari ai tedeschi. Il fatto che ventimila Karachay avessero combattuto nell’Armata Rossa fu un elemento che né Suslov né Stalin misero sulla bilancia del socialismo reale.

Ormai il tiranno georgiano aveva fiducia nel suo uomo, divenuto uno dei tanti esperti in purghe e repressioni, al punto che a fine 1944 lo inviò nella Lituania[6] appena rioccupata dai sovietici per epurare gli elementi “inaffidabili”. E poiché negli Stati baltici tale aggettivo comprendeva pressoché l’intera popolazione le repressioni e le deportazioni in Siberia furono devastanti.
Al punto che Suslov, persona istruita, suggerì una condotta meno sanguinaria. Per tale momento di debolezza fu rimproverato. La ramanzina funzionò a tal punto che Suslov non tornò più sull’argomento e da allora non rischiò mai più di incorrere nel classico errore de “il più puro che ti epura”.
Il momento di parziale umanità in Lituania comunque non bloccò la sua ascesa; infatti, nel 1946 Stalin lo nominò prima Segretario del Dipartimento di Politica Estera del Comitato Centrale[7], poi Segretario del Dipartimento Agitazione e Propaganda[8], ovvero l’ufficio che propugnava la linea ufficiale sovietica all’estero e che controllava tutta la cultura e l’editoria all’interno dell’URSS.
Fu da questa posizione che Suslov, il 26 novembre 1946, inviò a Stalin una lettera in cui accusava di spionaggio il Comitato Ebraico Antifascista (organizzazione di propaganda sovietica creata durante la guerra con l’obbiettivo di portare la comunità ebraica internazionale su posizioni filosovietiche). La nota di Suslov ebbe successo, in quanto solleticava l’antisemitismo del padrone.[9]
Ne seguì la cosiddetta “Campagna Anti cosmopolita”, ovvero una purga rivolta contro gli intellettuali accusati di posizioni pro Occidente e cosmopolite che, de facto, si trasformò in un pogrom istituzionale. In complesso 140 persone furono condannate, di cui 23 alla pena capitale e le altre da 20 a 25 anni di reclusione. Da allora la discriminazione contro la comunità ebraica sovietica non venne mai del tutto meno; infatti, nel 1947 gli ebrei costituivano il 18% dei lavoratori scientifici sovietici, mentre nel 1970 erano scesi al 7% (numero comunque superiore al 3-4% circa della popolazione ebraica sovietica dell’epoca).[10] Inutile dire che nella persecuzione antiebraica Suslov si mise particolarmente in luce.
Nel 1948 Stalin gli concesse il grande onore di parlare durante l’anniversario della morte di Lenin e lo nominò Segretario per l’Ideologia del Partito Comunista, ruolo che avrebbe mantenuto per il resto della vita.[11]

Con la morte del despota georgiano Suslov fu abile a schierarsi con Krusciov. Fu una scelta saggia, in quanto in seguito si scoprì che l’altro potenziale successore di Stalin, il lugubre capo dell’NKVD (poi ribattezzato KGB)[12] Lavrentiy Beria[13], aveva messo proprio Suslov in cima alla lista delle epurazioni.
La cosa non deve sorprendere. Infatti, Beria era sì un killer di massa ed uno stupratore all’interno dell’impero sovietico (Stalin lo definì “il nostro Himmler”), ma era anche un moderato in politica estera, ossia era disposto a bloccare l’espansionismo sovietico pur di continuare a godersi i privilegi del potere.

Durante la Segreteria Krusciov l’ormai riconosciuto “ideologo ufficiale” appoggiò cautamente le critiche al culto della personalità di Stalin, sempre con abili motivazioni dottrinali marxiste. Ciò non significa che fosse passato tra le colombe: nel 1956 fu tra i dirigenti sovietici direttamente coinvolti nella gestione e nella repressione della rivoluzione ungherese.[14]
Nel 1957 Suslov mise a segno uno dei colpi più notevoli della sua carriera: far rimuovere da ogni incarico di Partito e di Governo il maggior eroe sovietico della Seconda Guerra Mondiale, il feldmaresciallo Zhukov[15], all’epoca Ministro della Difesa e insieme allo stesso Suslov uomo chiave nella vittoria di Krusciov contro Beria. Zhukov… il salvatore di Leningrado, il difensore di Mosca, il trionfatore di Stalingrado e di Kursk, l’annientatore del Gruppo d’Armate Centro tedesco in Bielorussia ed il conquistatore di Berlino.
“Dove c’è Zhukov c’è la vittoria” diceva un adagio dell’Esercito sovietico, e dopo il conflitto la fama del feldmaresciallo era seconda solo a quella di Stalin.
Eppure, Suslov lo abbatté con relativa facilità, semplicemente accusandolo di bonapartismo[16], che nel vocabolario comunista identifica un militare che, raggiunto un certo livello di potere e di prestigio, rovescia un Governo rivoluzionario per instaurare una dittatura personale priva di una forte ideologia.

Con tale mossa Suslov non solo colse una vittoria dal suo punto di vista fondamentale, ma riportò le Forze Armate, che obtorto collo durante il conflitto mondiale avevano acquisito potere ed autorevolezza, in posizione nettamente subordinata al Partito. Tale situazione non sarebbe cambiata per il resto dell’esistenza dell’Unione Sovietica, con un solo fallito tentativo di ridare autonomia ai militari, attuato a cavallo degli anni ‘70 ed ‘80 dal maresciallo Ogarkov e di cui abbiamo parlato precedentemente[17]. Si può dire che tale mossa è l’unica per la quale il mondo libero deve ringraziare Suslov, poiché il controllo asfissiante dei commissari politici del partito e del KGB ebbe un effetto nefasto sull’efficienza delle Forze Armate sovietiche.
Ormai divenuto il vero e proprio “guardiano della fede” dell’URSS, Suslov iniziò, molto cautamente, a complottare per la caduta di Krusciov. Abbiamo già visto che il successore di Stalin ce la mise tutta per infilarsi da solo nei guai[18], ma per il custode dell’ortodossia marxista vi erano anche ragioni, manco a dirlo, ideologiche. Costretto ad accodarsi alle critiche contro il culto della personalità di Stalin, ben presto Suslov iniziò a criticare in modo sottile quanto abile il processo di destalinizzazione avviato da Krusciov. I contrasti furono molti.
Krusciov cercò di riavvicinarsi al regime comunista ma scissionista jugoslavo, mentre Suslov non poteva concepire alcun deviazionismo. Krusciov, che ben conosceva i disastri della nazionalizzazione forzata delle terre attuata da Stalin (detta “collettivizzazione”), tentò di ampliare il sistema delle cooperative agricole, mentre Suslov sostenne la struttura economica stalinista indipendentemente dai suoi fallimenti.
Krusciov, pur ottenendo spesso l’effetto contrario, in cuor suo sperava di migliorare le relazioni con gli Stati Uniti, mentre per Suslov la parola “distensione” equivaleva a cedevolezza verso “l’imperialismo capitalista”. Infine, last but not least, per Suslov i tentativi di Krusciov di licenziare e sostituire i vecchi stalinisti come lui era fumo negli occhi.

In questa fase l’unico argomento importante in cui Krusciov e Suslov furono d’accordo fu la disputa sovietico-cinese. La Cina, malgrado la sua estrema povertà e le distruzioni arrecate dai conflitti precedenti e dalle dissennate politiche maoiste, era un gigante geografico e demografico. Inoltre, era guidata da un leader carismatico come Mao Zedong[19].
Inevitabile, quindi, che Pechino rifiutasse di farsi trattare da vassalla di Mosca come se fosse stata la Polonia o la Germania Est. Inoltre, Russia e Cina sono due antichi imperi che ad essere gentili si sono sempre guardati con sospetto: 500 anni di storia non vengono cancellati da 20 anni di similitudine ideologica.
Alla luce di quanto sopra durante la Segreteria Krusciov si consumò la rottura tra i due giganti rossi, nella quale Suslov difese la posizione sovietica accusando la Cina di trotskismo e di nazionalismo borghese.
Infine, nell’ottobre del ‘64, Krusciov venne deposto e sostituito da Leonid Brezhnev[20]. Brezhnev avrebbe retto l’URSS per 18 anni e per 17 di questi Suslov ne sarebbe stato il vice. Il sodalizio si interruppe solo per la morte del “pontefice massimo” del comunismo.
Fu questo il periodo in cui Suslov raggiunse il massimo del potere, divenendo membro del Politburo e Segretario del Comitato Centrale con la responsabilità delle questioni ideologiche.[21] Nel Comitato Centrale del Partito tutto ciò che concerneva le attività dei dipartimenti di propaganda, cultura, informazione, scienza e istituzioni educative passava al vaglio di Suslov. Inoltre, dirigeva la nefasta (per la Russia) Direzione Politica Principale dell’Esercito e della Marina[22], ovvero l’organo avente lo scopo di mantenere le Forze Armate sottomesse all’ideologia comunista.
Ma l’impero di Suslov non si fermava qui. Sotto il suo controllo si trovavano il Ministero dell’Istruzione e della Cultura[23], la Società Statale di Radio e Televisione[24], il Comitato Statale per la Cinematografia[25], il Comitato Statale per l’Editoria[26], la censura, l’agenzia di stampa TASS[27], i sindacati di scrittori, artisti e compositori e la Società della Conoscenza.

Tale era la sua influenza su Brezhnev che Suslov venne soprannominato “il cardinale grigio”. L’appellativo nacque sia per definire il suo potere che per il suo modo di vivere. A paragone di molti boiari del potere sovietico, infatti, Suslov condusse una vita quasi ascetica. Rifuggì il lusso e le dimostrazioni di potere, inoltre vestì sempre con completi grigi che, al di là della discutibile qualità, emanavano più tristezza d’un funerale d’inverno con la nebbia.
Per Suslov tutto ciò che si elevava al di sopra del grigiore medio sovietico rappresentava un pericolo ideologico. Ostacolò la pubblicazione delle memorie di Zhukov, imponendo tagli ed aggiunte (come una ridicola menzione di Brezhnev). Vietò centinaia di opere cinematografiche e teatrali. Fece distruggere migliaia di libri già pubblicati. In breve, fece sì che la cultura sovietica rimanesse una barzelletta che non fa ridere.
Va da sé che sotto di lui la repressione e la censura ebbero un ritorno di fiamma stalinista. L’espulsione dall’URSS dello scrittore Solženicyn[28] e l’esilio interno dello scienziato Sacharov[29], per loro fortuna entrambi di fama mondiale, furono in gran parte farina del sacco di Suslov.
Per non farsi mancare niente Suslov fu anche un antisemita di ferro. Fu in gran parte grazie a lui se l’Unione Sovietica avviò una campagna mondiale anti Israele ed antisemita, che fu talmente violenta nei contenuti e talmente prolungata nel tempo che i suoi effetti sono ben visibili ancor oggi.
I toni di tale campagna raggiunsero livelli di ridicolo da regime nazista durante la Primavera di Praga del 1968[30], in cui la vulgata sovietica attaccò più Israele che gli stessi Stati Uniti. Secondo Suslov le ribellioni contro il dominio sovietico non erano altro che “congiure ebraiche e sioniste”.[31] Termini già sentiti in passato…
In politica estera non fu da meno. Forse ancora affezionato al principio leninista della rivoluzione mondiale appoggiò quasi tutti gli interventi sovietici nel Terzo Mondo. Tali interventi, che pure fecero cadere in mano comunista non pochi Paesi, costarono un’enormità all’economia sempre boccheggiante dell’URSS.
Inutile dire che Suslov, che già aveva spinto per l’intervento in Ungheria nel ‘56, sostenne anche quello in Cecoslovacchia nel ‘68[32] e l’invasione dell’Afghanistan nel ‘79[33]. Solo nel 1981 spinse per non invadere la Polonia in fermento, convinto a ragione che l’ennesimo atto di forza sarebbe stato un disastro e lasciando la repressione in mano ai comunisti polacchi.
Suslov infine morì nel gennaio 1982 (Brezhnev lo avrebbe seguito in novembre). Tale morte fu un bene per il Presidente del KGB Yuri Andropov[34], che essendo il “carceriere capo” dell’URSS ne conosceva anche lo stato disastroso. Per questa ragione Andropov auspicava delle riforme ed aveva tra i suoi protetti un tale Mikhail Gorbaciov[35], mentre per Suslov la parola riforme equivaleva ad una bestemmia ideologica.
Dopo il funerale di Stato Suslov fu sepolto a fianco di Stalin. Il posto più giusto, comunque si giudichi la cosa.
Concludiamo la storia del “Papa rosso” con due aneddoti.
Il primo è personale. Abbiamo visto che Suslov, se non altro, condusse una vita tutto sommato modesta nella quale cercò di applicare qualcosa della teoria marxista o, almeno, di dare l’esempio.
Un giorno, tuttavia, sua moglie Yelizaveta Alexandrovna (1903–1972), direttrice dell’Istituto di Stomatologia di Mosca, si ritrovò ricoverata per una grave forma di diabete presso l’Ospedale Clinico Centrale (quello dell’élite per intenderci). A farle visita andò anche, con un permesso più unico che raro, il Dottor Bernard Lown (1921-2021), medico ebreo statunitense nato in Lituania che negli USA divenne un’autorità indiscussa della medicina.
Dopo la visita alla moglie Suslov fece ringraziare Lown (ripetiamo: ebreo statunitense oriundo lituano!), ma rifiutò d’incontrarlo, in quanto rappresentante di un Paese “imperialista”. Che dire… di fronte all’interesse personale anche settant’anni di battaglia ideologica possono essere messi da parte, a condizione di essere il numero due del regime.
Il secondo aneddoto invece è più storico. Malgrado una vita passata a fare il “guardiano della fede” del marxismo Suslov non aggiunse niente alla teoria comunista, tanto da non scrivere né un libro né un opuscolo.
La sua unica paternità nel linguaggio politico di sinistra è il termine “socialismo reale”. Prima veniva usata la dicitura “socialismo sviluppato”.
Peccato che in Unione Sovietica, dove gli scaffali dei supermercati erano quasi sempre vuoti, la gente, rischiando la galera, coniò e diffuse l’espressione “socialismo sottosviluppato”. Per tale ragione Suslov ordinò la sostituzione con “socialismo reale”.
Ma gli scaffali restarono vuoti…
Riferimenti bibliografici:
- Andrea Graziosi, “L’Urss dal trionfo al degrado. Storia dell’Unione Sovietica, 1945-1991”, Il Mulino, Bologna, 2011.
- Roy Medvedev, “Tutti gli uomini di Stalin”, Editori Riuniti, Roma, 1985.
- Vasilij Grossman e Il’ja Ėrenburg, “Il libro nero. Il genocidio nazista nei territori sovietici. Le testimonianze che Stalin cercò di cancellare per sempre”, edizione a cura di Arno Lustiger, Mondadori, Milano, 2001.
- Paul Johnson, “A History of the Jews”, Weidenfeld & Nicolson, Londra, 1987.
Note:
[1] https://www.treccani.it/enciclopedia/michail-andreevic-suslov_(Enciclopedia-Italiana)/
[2] https://it.wikipedia.org/wiki/Commissione_centrale_di_controllo_del_Partito_bolscevico
[3] https://www.storiauniversale.it/14-SUSLOV-L-IDEOLOGO-DELL-URSS-NEGLI-ANNI-DELLA-GUERRA-FREDDA.htm
[4] https://www.gliscritti.it/blog/entry/858/topo
[5] https://it.wikipedia.org/wiki/Carachi
[6] https://eprints.gla.ac.uk/340153/2/340153.pdf
[7] https://it.wikipedia.org/wiki/Dipartimento_internazionale_del_Comitato_centrale_del_PCUS
[8] https://it.wikipedia.org/wiki/Agit-Prop
[9] https://www.yadvashem.org/articles/academic/stalins-bureaucracy-in-action-the-jewish-anti-fascist-committee.html
[10] https://www.persee.fr/doc/cmr_0008-0160_1979_num_20_1_1347
[11] https://www.nytimes.com/1982/01/27/obituaries/mikhail-suslov-chief-ideologist-is-dead-in-soviet.html
[12] https://www.geopop.it/storia-e-ruolo-dei-servizi-segreti-dellunione-sovietica-dalla-rivoluzione-dottobre-al-kgb/
[13] https://www.treccani.it/enciclopedia/lavrentij-pavlovic-beria_(Enciclopedia-Italiana)/
[14] https://www.encyclopedia.com/people/history/russian-soviet-and-cis-history-biographies/mikhail-andreyevich-suslov
[15] https://circolodellastoria.it/georgij-zukov-maresciallo-sovietico-stalin-hitler-berlino/
[16] https://www.marxists.org/archive/trotsky/1935/02/ws-therm-bon.htm
[17] https://www.caputmundi.info/2026/08/26/konstantin-chernenko-leader-moribondo-per-uno-stato-moribondo/
[18] https://www.caputmundi.info/2026/05/27/krusciov-lultimo-bolscevico/
[19] https://www.treccani.it/enciclopedia/mao-zedong/
[20] https://www.caputmundi.info/2026/06/10/leonid-brezhnev-luomo-della-stagnazione/
[21] https://time.com/archive/6699018/soviet-union-the-hard-liner/
[22] https://en.wikipedia.org/wiki/Main_Political_Directorate_of_the_Soviet_Army_and_Soviet_Navy
[23] https://it.wikipedia.org/wiki/Commissariato_del_popolo_per_l%27istruzione
[24] https://it.wikipedia.org/wiki/Gosteleradio
[25] https://it.wikipedia.org/wiki/Goskino
[26] https://en.wikipedia.org/wiki/State_Committee_for_Publishing
[27] https://www.treccani.it/enciclopedia/tass/
[28] https://www.rivistailmulino.it/a/aleksandr-isaevi-sol-enicyn
[29] https://www.treccani.it/enciclopedia/andrej-dmitrevic-sacharov_(Enciclopedia-Italiana)/
[30] https://www.focus.it/cultura/storia/che-cosa-la-primavera-di-praga
[31] https://www.ebsco.com/research-starters/politics-and-government/soviets-escalate-persecution-jews
[32] https://it.wikipedia.org/wiki/Invasione_della_Cecoslovacchia_da_parte_del_Patto_di_Varsavia
[33] https://www.ilpost.it/2019/12/27/invasione-sovietica-afghanistan/
[34] https://www.caputmundi.info/2026/07/28/yuri-andropov-il-trionfo-del-kgb/
[35] https://www.caputmundi.info/2026/09/09/gorbaciov-il-procuratore-fallimentare/



