Ritratto illustrato di Michail Gorbačëv sullo sfondo di simboli sovietici e del Cremlino.
Scienze Sociali e UmanisticheStoriaStoriografia

Gorbaciov: il procuratore fallimentare

4.8/5 - (786 votes)

I Signori del comunismo: storia dell’Unione Sovietica attraverso i suoi leader.

Mikhail Gorbaciov[1] nacque il 2 marzo 1931 nella Russia meridionale, in quell’ampia fascia di terra che si trova tra il Mar Nero ed il Mar Caspio. Etnicamente russo per linea paterna ed ucraino per quella materna, Gorbaciov crebbe in una famiglia di contadini poveri in una delle regioni che oppose maggior resistenza alle collettivizzazioni staliniste[2].

La stessa famiglia del futuro Segretario Generale pagò un prezzo non indifferente: tre suoi zii morirono per la carestia provocata da Stalin, mentre i due nonni scontarono una pena detentiva nei GULAG[3] (uno fu anche torturato).

Mikhail Gorbaciov durante il periodo universitario, a Mosca (anni '60).
Mikhail Gorbaciov durante il periodo universitario, a Mosca (anni ’60).

Malgrado la povertà, la famiglia riuscì a far studiare Mikhail, che dalle elementari fino all’università si dimostrò un ottimo studente, oltre che un gran lavoratore nelle fattorie collettive. Da notare che durante gli studi il giovane Gorbaciov iniziò a coltivare dubbi su alcune delle maggiori storture del sistema sovietico, quali l’esasperato antisemitismo ed il ridicolo sistema legale (quest’ultimo, per esempio, riconosceva una confessione quale inappellabile prova di colpevolezza, peccato che spesso le confessioni venivano estorte con la tortura).

Ovviamente tali “dubbi ideologici” furono sempre ben mascherati dal futuro leader, in caso contrario sarebbe finito in un GULAG, o peggio, con l’accusa di propaganda borghese e sionista.

Nel 1955 Mikhail iniziò a lavorare nel Komsomol, la sezione giovanile del Partito Comunista.[4] Fu l’inizio di una carriera lenta e progressiva, nella quale spesso Gorbaciov in privato espresse dei dubbi sul sistema sovietico, ma in pubblico ne sostenne sempre la superiorità e giustizia. Da notare che per tutta la vita Gorbaciov si definì un vero marxista: viene da chiedersi quali contraddizioni possono annidarsi nella mente umana, in cui una persona di oggettiva intelligenza sostiene un sistema di cui riconosce i crimini.

In ogni caso la carriera nel Komsomol fu brillante, fino ad arrivare, nel 1961, a Primo Segretario Regionale. Nel 1963 passò al Partito vero e proprio, venendo assegnato all’amministrazione regionale dell’agricoltura (che, detto, per inciso, da Stalin in poi rimase il settore più disastrato dell’economia sovietica). Il “cambio di passo” arrivò nel 1969, quando fu nominato membro del Soviet Supremo dell’Unione Sovietica[5].

Tale organo era in teoria il parlamento dell’URSS, ma di fatto non esercitava alcun potere effettivo, essendo questo nelle mani del Politburo[6] e del KGB[7]. Si trattava, in ogni caso, di una posizione di grande prestigio. Curiosità: Gorbaciov fu assegnato alla Commissione per la Difesa dell’Ambiente, un’altra posizione che deve avergli creato non pochi pensieri contraddittori, visti i disastri ecologici che il comunismo ha inflitto alle terre dell’ex Unione Sovietica (prosciugamento artificiale del Lago d’Aral[8], avvelenamento radioattivo del lago Karachay[9], inquinamento industriale da Terzo Mondo e molto altro ancora).

La chiusira del lago Karachay con blocchi di cemento (1978 - 1986).
La chiusira del lago Karachay con blocchi di cemento (1978 – 1986).

Nel 1970 arrivò una nuova promozione, questa volta come Primo Segretario del Partito della sua Regione natale. Ciò lo rese membro di diritto del Comitato Centrale del Partito. Gorbaciov iniziava ad avvicinarsi al vero potere a soli 39 anni, cosa che lo rendeva un “ragazzino” in mezzo ai burosauri post-stalinisti. Per tutti gli anni ‘70 le sue responsabilità non fecero che aumentare, specie in campo agricolo.

Il fatto che la sua carriera non ne abbia risentito, malgrado i continui disastri dell’agricoltura sovietica, dipese dal fatto che Gorbaciov fu abile ad instaurare un buon rapporto con tutta la leadership sovietica, dal fanatico ideologo Suslov al tetro ma intelligentissimo Presidente del KGB Andropov. E fu proprio Andropov, l’uomo che sapeva tutto[10] a divenire Segretario Generale nel 1982.

Andopov poco dopo la nomina a Segretario Generale del Comitato Centrale del Partito Comunista dell’Unione Sovietica.
Andopov poco dopo la nomina a Segretario Generale del Comitato Centrale del Partito Comunista dell’Unione Sovietica.

Dal vertice Andropov comprese che l’URSS era un malato terminale, ma non ebbe la capacità ed il coraggio d’ammettere che la malattia si chiamava comunismo. Pertanto, nel suo breve mandato avviò solo delle debolissime riforme ed instradò il suo protetto Gorbaciov alla carica suprema.

Tuttavia, quando Andropov morì, il Partito riuscì con un colpo di coda a farlo sostituire con Chernenko[11], un vecchio burosauro già moribondo e nostalgico di Stalin che morì dopo 11 mesi dalla nomina, il 10 marzo 1985. Stavolta il turno per il riformista Gorbaciov era arrivato: il giorno dopo Mikhail venne eletto all’unanimità dal Politburo quale nuovo Segretario Generale del Partito Comunista dell’Unione Sovietica.

La situazione che Gorbaciov si trovò di fronte era disastrosa. La guerra in Afghanistan[12] drenava risorse e vite umane, l’economia era in stato comatoso, il grosso della popolazione viveva nello squallore ed il gap tecnologico con l’Occidente era imbarazzante (malgrado alcune eccellenze ed una scuola scientifica di prim’ordine). Il bilancio dello Stato, infine, era al collasso a causa delle insostenibili spese militari, dell’aumento del prezzo del grano (eterno handicap sovietico) e del calo del prezzo del petrolio, allora come oggi una delle pochissime voci d’esportazione russe.[13]

Il calo di valore del greggio, in particolare, fu dovuto ad un’abile mossa geopolitica del Presidente Ronald Reagan, che convinse i sauditi ad aumentare la produzione: il conseguente calo del prezzo azzoppò l’unica gamba su cui si reggeva l’improduttiva economia comunista.[14]

Arrivato al vertice della catena di comando sovietica, Gorbaciov iniziò a pensionare i membri del Politburo ancora legati all’Era della Stagnazione di Brezhnev[15], sostituendoli con uomini a lui fedeli. In politica estera, avendo compreso di aver perso la Guerra Fredda, fece proposte distensive all’Occidente, normalizzò le relazioni con la Cina ed annunciò il ritiro dall’Afghanistan (che in effetti ci sarebbe stato, ma solo nel 1989).

Leonid Berzhnev, Ritratto ufficiale, 1972
Leonid Berzhnev, Ritratto ufficiale, 1972

Gorbaciov fu sincero nei suoi propositi di pace o cercò solo di far riprendere fiato al suo Paese, per poi tornare alla tipica aggressività sovietica? Difficile rispondere. Fatto sta che, dopo 40 anni di menzogne e politica di forza da parte dell’URSS, gli Stati Uniti si trovarono finalmente in posizione di chiara superiorità economico-militare, cosa che un Presidente del calibro di Reagan[16] sfruttò appieno.

Il risultato fu che Gorbaciov, per rimandare il collasso dell’URSS, dovette progressivamente tagliare le spese militari, evacuare l’Afghanistan, sospendere i finanziamenti a regimi e guerriglie del Terzo Mondo e, infine, ritirare il grosso delle truppe d’occupazione sovietiche nei Paesi dell’Europa orientale.[17] Quest’ultima azione, definita Dottrina Sinatra[18] (lasciare che ogni Nazione scegliesse la propria via, dalla canzone My Way del cantante italo-americano), lasciò senza protezione i regimi satelliti del Patto di Varsavia, che tra il 1989 ed il 1990 crollarono sotto il peso del disastro socioeconomico e della mobilitazione popolare.

Privo della coercizione imposta dall’Armata Rossa l’impero sovietico si squagliò in un batter di ciglio.

In politica interna, invece, Gorbaciov sapeva bene d’essere stato messo al vertice per rivitalizzare un sistema moribondo. Coerentemente con la linea del suo mecenate Andropov, tuttavia, non aveva intenzione di trasformare l’URSS in un Paese capitalista e, all’inizio, nemmeno socialista di mercato, ma solo di rendere più efficiente e più umano il comunismo.

Le parole d’ordine del nuovo Governo furono Perestojka[19] (ricostruzione) e Glasnost[20] (apertura, a volte tradotto con trasparenza).[21] Il primo termine diede il nome ad una serie di riforme che introdussero elementi dell’economia di mercato nel sistema pianificato sovietico. Era la prima volta dall’abolizione della NEP[22] nel 1928 che un po’ di libertà tornava nell’economia in Russia.

La Glasnost invece fu una campagna intesa a portare la libera discussione all’interno delle istituzioni, la facoltà di criticare il Governo ed una limitata libertà di stampa. Azioni che, nelle speranze di Gorbaciov, avrebbero salvato il comunismo democratizzandolo.

È proprio in questo punto che l’ultimo leader sovietico sbagliò: il comunismo per restare al potere non può essere democratico e, se diviene democratico, perde il potere.

L’URSS degli anni ‘80 era come una diga fatiscente prossima al crollo sotto il peso del bacino idrico. Con la parziale liberalizzazione dello Stato e della società Gorbaciov aprì le paratoie per far fluire un po’ d’acqua, ma dopo 70 anni di sfacelo comunista bastò uno spiraglio e la pressione accumulata trascinò con sé l’intera struttura. Glasnost e Perestrojka pertanto accelerarono la, comunque, inevitabile dissoluzione dell’Unione Sovietica, ma introducendo un accenno di democrazia forse la resero meno violenta di come avrebbe potuto essere.

Il Reattore n° 4 della centrale nucleare di Chernobyl dopo l’incidente
Il Reattore n° 4 della centrale nucleare di Chernobyl dopo l’incidente

Come se la situazione ereditata non fosse già abbastanza tragica Gorbaciov ebbe anche sfortuna. Il 26 aprile 1986 il reattore N. 4 della centrale nucleare di Černobyl’ esplose[23], generando il peggior disastro nucleare della storia. L’incidente causò una ricaduta di materiale radioattivo 400 volte più grave della bomba di Hiroshima, contaminando oltre 200.000 chilometri quadrati d’Europa.[24]

Circa 600.000 persone furono esposte a dosi elevate di radiazioni e 350.000 dovettero essere evacuate. Situata a circa 130 chilometri a Nord di Kiev e 20 a Sud del confine bielorusso, la centrale nucleare Lenin (mai nome fu più adatto per rappresentare il disastro e la “vendetta” della Storia) era stata costruita tra il 1970 ed il 1983.

Il disastro fu conseguenza di una serie di concause: difetti progettuali, risparmio nei materiali, pessimo addestramento degli operatori e criminale gestione tecnico-amministrativa.[25] Quest’ultima, in particolare, impose a più riprese un pericoloso test di sicurezza che, dopo tre fallimenti ed altrettanti insabbiamenti burocratici, al quarto tentativo generò il disastro.

Le autorità sovietiche criminalmente cercarono di nascondere l’accaduto, ma, quando un picco radioattivo venne rilevato da una centrale nucleare in Svezia, dovettero rivelare la portata di una crisi che screditò l’intero sistema sovietico. Sia in Patria che all’estero lo sfacelo industriale ed infrastrutturale divenne di pubblico dominio, così come le totali incompetenza e corruzione dell’apparato burocratico-amministrativo.

La concentrazioen cumulata della radioattività dopo l'incidente di Chernobyl.
La concentrazioen cumulata della radioattività dopo l’incidente di Chernobyl.

Nube di Chernobyl sull’Europa

Il peggio per il pianeta e per l’umanità fu evitato grazie all’eroismo, spesso suicida, dei lavoratori inviati sul posto a limitare il disastro ed alla competenza degli scienziati sovietici, che nel momento del bisogno si dimostrarono all’altezza. Il tutto al costo di 5,32 miliardi di dollari del 2023, una stangata debilitante per la moribonda economia dell’URSS.

Un calcolo preciso dei morti conseguenti alla catastrofe invece è impossibile, a causa della vastità del territorio più o meno contaminato e delle conseguenze a lungo termine dell’avvelenamento da radiazioni (cancro, aborti spontanei, malformazioni fetali, ecc.): le stime più attendibili vanno dai 4.000 ai 16.000 decessi in tutta Europa.

Nota importante: la mala gestione ed il tentativo d’insabbiamento del disastro furono così grotteschi da scatenare delle spontanee proteste di massa. In tali manifestazioni per la prima volta riapparve la vietatissima bandiera dell’Ucraina, con i suoi colori azzurro e oro. Pertanto, si può dire che Černobyl’ contribuì anche ad alimentare l’indipendentismo ucraino.[26]

Disastro socioeconomico, sconfitta geopolitica nella Guerra Fredda, crollo dei regimi satelliti e sano vecchio desiderio di libertà. Se anche Gorbaciov fosse stato un mago, cosa che non era, non avrebbe potuto fare più di quel che fece. Con l’indebolimento dello Stato riemersero anche gli aneliti di indipendenza delle varie nazionalità soggette a Mosca, con manifestazioni, sia politiche che violente, dall’Asia Centrale islamica ai Paesi Baltici.

Inoltre, riaffiorarono le ataviche contese etno-religiose, in particolare nel Caucaso, con gli azeri che lanciarono un pogrom contro gli armeni[27] e questi che, in reazione, si armarono senza attendere l’intervento del morente Stato sovietico.

Una volta che la diga iniziò a collassare tutto avvenne rapidamente, cerchiamo quindi di inquadrare gli eventi fondamentali del crollo comunista.

Il 7 dicembre del 1988 un grave terremoto colpì l’Armenia, causando 38.000 morti.[28] Neanche a dirlo i soccorsi furono lenti ed insufficienti, al punto che Gorbaciov dovette accettare l’offerta d’aiuto da parte dell’Occidente, Stati Uniti in testa. Un’umiliazione geopolitica di prim’ordine.

Il 9 novembre del 1989, nel turbinio delle rivoluzioni che liberarono pacificamente (tranne che in Romania) gli Stati satelliti di Mosca, la Germania Est dovette concedere la libertà d’espatrio. Crollava il Muro di Berlino[29] e si avviava la riunificazione tedesca.

Tra il 2 e 3 dicembre Gorbaciov incontrò a Malta[30] il Presidente Bush padre (1924-2018)[31], ex Vicepresidente e successore di Reagan. In questo meeting il Segretario Generale dichiarò che l’URSS non avrebbe mai fatto una guerra all’Occidente, il che, unito allo squagliarsi dell’impero sovietico, significava che Mosca riconosceva la sconfitta nella Guerra Fredda.

Curiosità: la delegazione russa arrivò a bordo dell’incrociatore Slava[32], che, rimodernato e ribattezzato Moskva, sarebbe divenuto l’ammiraglia della Flotta del Mar Nero fino al suo affondamento ad opera degli ucraini nel 2022.

Boris Nikolaevič El'cin, Ritratto ufficiale 1992
Boris Nikolaevič El’cin, Ritratto ufficiale 1992

In mezzo a tutto questo, all’inizio del 1990, Gorbaciov si trovò attaccato contemporaneamente dai vecchi comunisti, che vedevano nelle sue riforme la causa del collasso in atto, e dei liberali, ormai decisi a farla finita con la parentesi sovietica della storia russa. Questi ultimi erano guidati da Boris Eltsin (1931-2007)[33], sempre più popolare tra le masse e sempre più politicamente importante nel cuore dell’URSS, la Russia.

Cercando un impossibile equilibrio, Gorbaciov trasformò il sistema politico sovietico, rendendolo parzialmente democratico, seppur sempre sotto il dominio del Partito Comunista. Inoltre, attuò un cambio costituzionale, trasformandosi nel primo (ed unico) Presidente dell’Unione Sovietica.

Il 2 agosto del ‘90 il dittatore iracheno Saddam Hussein (1934-2006)[34] invase il Kuwait[35]. L’ONU deliberò un’operazione militare per sconfiggere l’aggressore, con l’URSS che si allineò alla posizione occidentale invece che porre il veto. Ennesima dimostrazione del crollo geopolitico russo, in quanto l’Iraq era da decenni il principale alleato arabo dei sovietici.

All’inizio del ‘91 Gorbaciov dovette implorare ampi prestiti dall’Occidente, che vennero dati, onde evitare il completo disfacimento dello Stato sovietico. Il Paese era ormai in decomposizione e le repubbliche più periferiche stavano attuando la secessione, malgrado i tentativi del Governo centrale (anche sanguinosi) di impedirlo.

A quel punto Gorbaciov, forse per disperazione, indisse un referendum in cui chiese a tutti i cittadini se intendessero rinnovare lo Stato in senso democratico e meno centralizzato. Le repubbliche baltiche, la Georgia, l’Armenia e la Moldavia boicottarono la consultazione, in quanto già avviate all’indipendenza, ma nel resto dell’URSS i “” furono il 77.85%.[36]

La cerimonia moscovita di trasformazione dell’Unione Sovietica nella nuova Unione degli Stati Sovrani avrebbe dovuto celebrarsi il 20 agosto, ma l’evento non ebbe mai luogo: il giorno prima i dirigenti sovietici della vecchia guardia comunista tentarono il famigerato Golpe d’Agosto.[37] I successivi tre giorni rappresentarono un’incredibile accelerazione della storia, che rimise le terre dell’ex impero russo sul percorso naturale da cui i comunisti le avevano fatte deviare con un altro golpe, quello dell’ottobre 1917.

Bollettino elettorale del referendum sovietico del 1991
Bollettino elettorale del referendum sovietico del 1991

Gorbaciov venne messo agli arresti domiciliari in Crimea e Mosca occupata da reparti armati. Furono preparati trecentomila mandati d’arresto e creata una commissione governativa d’emergenza guidata dai reazionari bolscevichi. Ma la popolazione di Mosca non accettò l’ennesima violenza e sotto la guida eroica di Boris Eltsin (iconica l’immagine di lui che sale su un carro armato dei golpisti) si mobilitò in massa e cominciò a costruire barricate per le strade.

I soldati rifiutarono di combattere per una cricca criminale in nome di un’ideologia fallita e fraternizzarono con la folla. Eltsin, in un tripudio di bandiere russe tricolori, prese il controllo della situazione e reparti fedeli alle istituzioni affluirono rapidamente su Mosca. Uno dei capi golpisti si suicidò, mentre gli altri furono arrestati.

Boris El'cin: l'uomo che liberò la Russia
MOSCA, 19 agosto 1991 – Boris Eltsin, in piedi su un carro armato, arringa la folla di fronte al Palazzo del Parlamento russo

Gorbaciov rientrò nella capitale. Ma anche per lui era finita: sia i leader riformisti guidati da Eltsin che i popoli sovietici avevano compreso che l’URSS fosse al contempo putrefatta ed irriformabile. Le dichiarazioni d’indipendenza delle varie repubbliche si susseguirono velocemente e lo sfacelo dello Stato comunista fu tale che non si mantenne l’unione nemmeno delle tre Nazioni slavo-orientali di Russia, Bielorussia ed Ucraina (per il cruccio dei putiniani nostrani quest’ultima scelse l’indipendenza con un referendum dove i “” furono l’84,18%)[38].

L’8 dicembre il Presidente russo Eltsin ed i suoi colleghi bielorusso ed ucraino firmarono la dissoluzione ufficiale dell’URSS[39]. Il 25 dicembre 1991 Gorbaciov si dimise da Presidente[40] di uno Stato che ormai non esisteva più e finalmente la bandiera rossa con falce e martello venne ammainata dal Cremlino, sostituita con il tricolore nazionale russo di zarista memoria.

Mikhail Gorbaciov in una foto del 1989.
Mikhail Gorbaciov in una foto del 1989.

Storici ed analisti spesso si chiedono se, senza il folle e dilettantesco Golpe d’Agosto, la riforma istituzionale di Gorbaciov avrebbe potuto salvare lo Stato sovietico. Probabilmente no. Il disastro economico socialista ormai era totale, al punto che le autorità non riuscivano a controllare gli scontri etnici ed i separatismi nazionali.

Il fatto stesso che la vecchia guardia marxista abbia tentato l’azione violenta dimostra che l’epoca della dittatura di matrice leninista, basata sul Partito-Stato, era finita: Gorbaciov avrebbe potuto salvare l’unità dell’URSS (comunque solo della parte slava) soltanto democratizzandola; quindi, uccidendo l’ideologia totalitaria comunista sulla quale essa si reggeva.

In alternativa avrebbe potuto combattere per salvare l’ideologia totalitaria del Partito Comunista come fecero i golpisti, ma il comunismo era proprio ciò che aveva portato lo Stato alla decomposizione.

Gorbaciov tentò quindi una terza via, ovvero riformare l’ideologia comunista, sperando che ciò avrebbe rivitalizzato uno Stato che però non aveva ragion d’essere senza quella medesima ideologia.

Il fallito Golpe d’Agosto accelerò e rese più brutale il crollo, ma il tentativo di Gorbaciov era già fallito a prescindere dai deliri della vecchia guardia.

Con la fine dell’URSS Gorbaciov divenne un privato cittadino. Per mantenersi iniziò una serie di conferenze in giro per il mondo, chiedendo lauti compensi. Da notare che fu sempre accolto meglio in Occidente che nell’ex blocco comunista. Eltsin rimase per sempre la sua bestia nera, al punto che nel 1996 si candidò alle elezioni presidenziali con una piattaforma che in Occidente definiremmo socialdemocratica (forse la fine peggiore per un ex comunista), ma il risultato fu impietoso: 0,5% per un totale di circa 386.000 voti.

Definitivamente umiliato, Gorbaciov passò i primi anni dell’era Putin a ripescare la retorica antiamericana tipica dei sovietici e ad elogiare il nuovo Presidente, il quale tuttavia, con scuse burocratiche gli fece sempre sciogliere i partitelli da lui fondati. L’appoggio a Putin, tuttavia, restò fino all’Invasione su larga scala dell’Ucraina del 24 febbraio 2022.

In tale occasione l’ormai novantunenne Gorbaciov criticò aspramente l’operato del nuovo dittatore russo.[41] La morte lo colse il 30 agosto dello stesso anno.[42] Sotto il regime di Putin tale vicinanza di date solleva più di un sospetto, ma bisogna riconoscere che l’età ed il diabete avevano già portato la salute di Gorbaciov ad un punto critico. In ogni caso l’attuale inquilino del Cremlino non fece attuare un Funerale di Stato.

Fu Mikhail Gorbaciov un sincero democratico? No. Egli all’inizio non voleva abolire il comunismo, ma solo renderlo più libero ed efficiente. Abbiamo visto quanto questo progetto fosse illusorio. Ma Gorbaciov, se non altro, fu abbastanza intelligente da non scatenare la violenza dei disperati quando il suo sistema statale di disgregò.

Si può obbiettare che ormai non ne avesse più la forza, ma bisogna riconoscergli che una volta intrapresa la svolta democratica la portò avanti senza ritorni di fiamma dittatoriali. Lo fece obtorto collo? Probabile, ma lo fece, e le democrazie, in quanto tali, non possono fare processi alle intenzioni.

Chi fu Mikhail Gorbaciov? In sintesi, fu il procuratore fallimentare di un sistema putrefatto figlio di un’ideologia disumanizzante e contraria al diritto naturale. Inoltre, tra tutti i leader sovietici, oltre che l’ultimo, fu forse (forse…) l’unico a poter essere definito “una brava persona”. Troppo poco e troppo tardi per salvare un sistema criminale.


Riferimenti bibliografici:

  • Zbigniew Brzezinski, “Il grande fallimento”, Milano, Longanesi, 1989;
  • Galeotti Mark, “Gorbaciov e la sua rivoluzione”, Londra, Palgrave, 1997;
  • George Bush, “Guardare avanti”, Milano, Leonardo Editore, 1989;
  • Autori Vari, “Liberal: Ronald ReaganSpeciale 2004, Roma, Filadelfia piccola società cooperativa di giornalisti, 2004;
  • C. Andrew – O. Gordievskij, “La storia segreta del KGB”, Milano, BUR, 2000;
  • André Fontaine, “La Guerra Fredda”, Casale Monferrato, PIEMME, 2005;
  • N. V. Riasanovsky, “Storia della Russia”, Milano, Bompiani, 2001.
  • Alberto Pasolini Zanelli, “La caduta dei profeti”, Novara, De Agostini, 1990.

Note:

[1] https://it.wikipedia.org/wiki/Michail_Gorba%C4%8D%C3%ABv

[2] https://www.caputmundi.info/2025/11/26/comunismo-e-holodomor/

[3] https://www.treccani.it/enciclopedia/gulag_%28Dizionario-di-Storia%29/

[4] https://www.carc.it/2017/10/03/la-gioventu-rivoluzionaria-in-unione-sovietica-nascita-e-ruolo-del-komsomol/

[5] https://it.wikipedia.org/wiki/Soviet_Supremo_dell%27Unione_Sovietica

[6] https://www.treccani.it/enciclopedia/politbjuro/

[7] https://www.treccani.it/enciclopedia/kgb/

[8] https://it.wikipedia.org/wiki/Lago_d%27Aral

[9] https://it.wikipedia.org/wiki/Lago_Kara%C4%8Daj

[10] https://www.caputmundi.info/2026/07/28/yuri-andropov-il-trionfo-del-kgb/

[11] https://www.caputmundi.info/2026/08/26/konstantin-chernenko-leader-moribondo-per-uno-stato-moribondo/

[12] https://it.wikipedia.org/wiki/Guerra_in_Afghanistan_(1979-1989)

[13] https://www.storiauniversale.it/7-LE-CAUSE-ECONOMICHE-DELLA-CADUTA-DELL-URSS.htm

[14] https://www.almendron.com/tribuna/how-saudi-arabia-turned-its-greatest-weapon-on-itself/

[15] https://www.caputmundi.info/2026/06/10/leonid-brezhnev-luomo-della-stagnazione/

[16] https://www.treccani.it/enciclopedia/ronald-wilson-reagan/

[17] https://www.corriere.it/sette/esteri/23_gennaio_04/g-come-gorbaciov-distrusse-tentando-salvare-perche-segui-dottrina-sinatra-lui-fini-davvero-900-7dd04412-8839-11ed-8dd9-3f83702fb8ed.shtml

[18] https://lmo.wikipedia.org/wiki/Dotrina_Sinatra

[19] https://www.focus.it/cultura/storia/che-cosa-significa-e-che-cosa-fu-la-perestroika

[20] https://www.treccani.it/enciclopedia/glasnost/

[21] https://tg24.sky.it/mondo/2022/08/31/gorbaciov-perestroika-glasnost-significato

[22] https://it.wikipedia.org/wiki/Nuova_politica_economica

[23] https://www.balcanicaucaso.org/il-26-aprile-1986-esplodeva-il-reattore-4-di-chernobyl/

[24] https://www.dire.it/26-04-2024/1035147-chernobyl-38-anni-disastro-nucleare/

[25] https://www.panorama.it/attualita/scienza/chernobyl-il-disastro-atomico-si-poteva-evitare

[26] https://uatom.org/en/2019/11/11/chernobyl-accident-became-element-of-our-national-identity-serhii-plohii.html

[27] https://it.wikipedia.org/wiki/Pogrom_di_Sumgait

[28] https://www.balcanicaucaso.org/cp_article/terremoto-in-armenia-i-dimenticati/

[29] https://www.corriere.it/reportages/esteri/2014/berlino/

[30] https://foreign.gov.mt/resources/the-1989-malta-summit/

[31] https://it.wikipedia.org/wiki/George_H._W._Bush

[32] https://www.caputmundi.info/strategia_e_difesa/slava-il-brutto-anatroccolo/

[33] https://www.caputmundi.info/2024/11/19/boris-elcin-luomo-che-libero-la-russia/

[34] https://liceoberchet.edu.it/ricerche/geo4d_03/Medio_Oriente/saddam_hussein.htm

[35] https://www.ilpost.it/2015/08/02/guerra-del-golfo/

[36] https://en.wikipedia.org/wiki/1991_Soviet_Union_referendum

[37] https://it.wikipedia.org/wiki/Putsch_di_agosto

[38] https://en.wikipedia.org/wiki/1991_Soviet_Union_referendum

[39] https://www.dodis.ch/it/30-anni-fa-la-dissoluzione-dellurss-e-il-riconoscimento-degli-stati-post-sovietici

[40] https://sovietaly.it/fine-urss-discorso-gorbaciov-25-dicembre-1991/

[41] https://www.nytimes.com/2022/08/30/world/europe/putin-gorbachev-ukraine-russia.html

[42] https://www.reuters.com/world/europe/gorbachev-died-shocked-bewildered-by-ukraine-conflict-interpreter-2022-09-01/

  • Laureato in Storia, autore di saggi storici e di svariati articoli di storia ed analisi geopolitica.
    Fondatore del blog "Caput Mundi", coordinatore sezione "Storia" e "Geopolitica" russa ed anglosassone.

    Visualizza tutti gli articoli
Ti è piaciuto questo articolo?
Apprezzi i contenuti di Caput Mundi?
Allora sostienici!
Condividi:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *