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Donatella Failoni, la “bambina della Callas”

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Una vita iniziata tra i giganti della musica

C’è una fotografia ideale che sembra appartenere più a un romanzo che alla realtà: una bambina nel passeggino, a New York, mentre accanto a lei cammina Arturo Toscanini. La bambina è Donatella Failoni. E a prendersi cura di lei, in quegli stessi anni, c’è una giovane donna greca che il mondo ancora non conosce: Maria Callas. È una di quelle coincidenze che sembrano costruite dalla letteratura, e invece appartengono alla vita.

Donatella era nata a Milano nel 1946, mentre il padre, Sergio Failoni, affermato direttore d’orchestra italiano, lavorava alla Scala. La madre, Nelly Klier, era una ballerina e artista ungherese.

Pochi mesi dopo la nascita, la famiglia si trasferì negli Stati Uniti e, quando Donatella aveva appena tre mesi, arrivò a New York. Fu qui che entrò nella loro casa una giovane Maria Callas.

All’epoca Callas non era ancora la diva capace di riempire i più importanti teatri del mondo. Era una cantante che cercava occasioni, audizioni e possibilità per affermarsi. Secondo le testimonianze della famiglia Failoni e le ricostruzioni biografiche, per un periodo fu anche la baby-sitter della piccola Donatella. Callas accudiva quella bambina mentre cercava, nello stesso tempo, la propria strada.

Ritratto di Maria Callas nel 1958 durante il programma televisivo Small World
Maria Callas nel 1958, durante il programma televisivo Small World.

E fu proprio Sergio Failoni a offrirle una possibilità. Il direttore stava cercando una cantante per una produzione di Turandot. Un giorno Callas gli chiese se avesse già trovato la protagonista. Alla risposta negativa, domandò se avrebbe potuto essere ascoltata. Cantò per lui.

Failoni rimase colpito dalla sua voce e la prese in considerazione per la produzione che avrebbe dovuto realizzarsi a Chicago. Il progetto, però, non andò in porto a causa del fallimento degli impresari.

Ritratto di Sergio Failoni nel 1928
Sergio Failoni nel 1928, direttore d’orchestra e padre di Donatella Failoni.

La storia della Callas avrebbe comunque preso la direzione che tutti conosciamo. Quella di Donatella, invece, sarebbe stata un’altra storia. Ed è forse proprio questo l’aspetto più importante della sua vicenda. Perché sarebbe facile ricordarla soltanto come “la bambina che ebbe Maria Callas come tata”. È un’immagine straordinaria, certamente, ma anche una definizione che rischia di essere troppo piccola per raccontare una donna che della musica fece una professione, una lingua e una vita.

Donatella Failoni divenne infatti una pianista di rilievo internazionale, impegnata nella musica, nell’insegnamento, nell’organizzazione di concerti e nella vita istituzionale. La sua formazione avvenne inevitabilmente in un ambiente irripetibile: direttori d’orchestra, cantanti, strumentisti e grandi personalità della musica internazionale facevano parte della sua quotidianità. Quelli che per gli altri erano nomi da leggenda, per lei erano semplicemente gli adulti della sua infanzia.

Toscanini che spingeva il suo passeggino a Central Park. Callas che si occupava di lei. Il padre direttore d’orchestra, la madre che, dopo la morte prematura del marito, avrebbe intrapreso a sua volta un’importante attività di impresaria. Praticamente una fiaba, vista da fuori. Ma per Donatella era semplicemente la vita.

Ricevimento in onore del maestro Toscanini al Campidoglio di Roma — canale Archivio Luce Cinecittà.

La storia di Donatella Failoni è entrata nella mia vita in maniera quasi casuale, e forse proprio per questo il suo ricordo oggi mi appare ancora più forte.

Per il 2 dicembre 2023 stavo cercando di organizzare, insieme all’Orchestra dell’Accademia del Chiostro, un concerto al Palazzo della Borsa, un appuntamento che avrebbe dovuto essere sostenuto anche dagli enti presenti sul territorio. Non volevo, però, limitarmi a un concerto. L’idea era quella di costruire intorno alla musica un piccolo percorso dedicato alla memoria di Maria Callas, coinvolgendo anche il territorio e le sue realtà culturali e turistiche.

Avevo coinvolto Mauro Boccaccio, noto giornalista, con il quale avevo iniziato a lavorare anche alla progettazione degli eventi collaterali. Tra le idee c’era quella della torta dedicata alla Callas, con la ricerca della ricetta e la costruzione di un racconto gastronomico legato alla cantante. Ma c’era soprattutto il desiderio di coinvolgere il Comune di Lavagna e l’Accademia del Turismo di Lavagna, affinché la celebrazione non rimanesse un semplice evento isolato, ma potesse diventare un’occasione di collaborazione tra musica, cultura, territorio e turismo.

Ed è proprio durante quella fase di preparazione che accadde qualcosa che ancora oggi considero un privilegio. Attraverso amici comuni di Milano riuscimmo a metterci in contatto con Donatella Failoni. Donatella, che condivideva con me persino il nome, viveva ormai da molti anni in Ungheria. Era lontana dall’Italia e dai riflettori. Ma la distanza geografica non aveva cancellato la memoria di quegli anni americani, né il rapporto particolare con quella che per il mondo sarebbe diventata semplicemente la Callas.

Ci sentimmo attraverso alcune videochiamate. In quel periodo Donatella si trovava in villeggiatura a Balatonrendes, sul lago Balaton. Ricordo quelle conversazioni con un’emozione particolare. Perché, mentre parlavamo di Callas, io avevo davanti non la grande diva che tutti conosciamo attraverso fotografie, registrazioni e libri, ma una donna che aveva conosciuto Maria prima ancora che diventasse Callas. Era questa, forse, la cosa più affascinante.

Donatella raccontava una Callas lontana dai riflettori, una Callas quotidiana, una Callas inserita nella normalità di una casa, in mezzo a una famiglia di musicisti. E raccontava, nello stesso tempo, il mondo nel quale era cresciuta: un universo musicale nel quale i grandi nomi della storia della musica erano persone reali, incontrate nella vita di tutti i giorni. La sua Callas non era soltanto la Divina, era la giovane cantante che cercava di farsi ascoltare, la donna che si occupava di una bambina. Era una musicista tra altri musicisti. Ed era proprio questo il racconto che avrei voluto portare sul palco: non soltanto la leggenda, ma la persona.

Avrei voluto coinvolgere qualche altra cantante dell’epoca e la mia prima scelta fu per Renata Scotto, ma la strada non era percorribile e così contattai il segretario di Raina Kabaivanska…

Tosca: Vissi d’arte (Remastered) — canale ufficiale Maria Callas.

Oggi, ripensando a quelle conversazioni, provo una grande emozione, ma anche un profondo rammarico: il progetto del 2 dicembre 2023 non riuscì a essere portato a termine. E questa è una delle cose che più mi pesa.

Non ho avuto la forza, o forse le condizioni necessarie, per arrivare fino in fondo a un progetto nel quale avevo creduto molto. Avrei voluto che Donatella fosse lì, che la sua voce e i suoi ricordi potessero accompagnare la musica, restituendo al pubblico una Callas diversa da quella che tutti crediamo di conoscere. Avrei voluto che, accanto al nome di Maria Callas, ci fosse anche quello di Donatella Failoni. Perché la sua storia non era una semplice curiosità biografica. Era un pezzo della storia privata della musica del Novecento.

Quanto sia difficile oggi organizzare concerti, coinvolgere istituzioni, mettere insieme risorse, persone, idee e disponibilità, sarà forse argomento di un altro articolo. È una riflessione che merita uno spazio diverso e più ampio. Oggi voglio soltanto riconoscere quel rimpianto.

Perché certe occasioni, quando passano, non tornano e questa volta il pensiero è ancora più doloroso. Ho saputo che stava male e la notizia della malattia di Donatella mi è arrivata quasi in tempo reale, attraverso quegli amici comuni che avevano reso possibile il nostro incontro. Sapevamo che stava male e poi è arrivata la notizia della sua morte. Donatella Failoni è morta il 22 agosto 2026, a 79 anni.

È difficile non pensare, in questi giorni, a quelle videochiamate dal lago Balaton, a quella donna ormai lontana dall’Italia, ma ancora capace di raccontare con straordinaria naturalezza una parte irripetibile della storia della musica. E forse è proprio questo che mi fa pensare che quel progetto, in qualche modo, non debba considerarsi definitivamente perduto. Perché un concerto può saltare, un appuntamento può non realizzarsi. Ma una storia può ancora essere raccontata. Non soltanto Maria Callas: ricordare Donatella.

Donatella Failoni avrebbe potuto vivere per sempre all’ombra di una frase: “la bambina della Callas”. Invece la sua vita racconta molto di più. Fu pianista, musicista, organizzatrice e protagonista della vita musicale internazionale. La sua attività la portò anche ai vertici di importanti istituzioni.

Beethoven: Für Elise ( Donatella Failoni) — canale Charybdiss.

Forse è proprio per questo che oggi sento ancora più forte il bisogno di raccontare Donatella. Quando avevo iniziato a lavorare a quel progetto per il 2 dicembre 2023, pensavo di organizzare un concerto dedicato a Maria Callas. Oggi mi rendo conto che, senza saperlo, stavo costruendo anche un omaggio a Donatella Failoni.

Lei avrebbe potuto raccontare al pubblico ciò che nessun libro, nessuna fotografia e nessuna registrazione possono restituire completamente: la Callas prima della Callas. La giovane Maria che entrava in una casa di New York, che si prendeva cura di una bambina, che cercava un’occasione per cantare, che chiedeva a Sergio Failoni di poter essere ascoltata. Una Maria Callas ancora lontana dalla leggenda, con Donatella che era lì.

Era stata testimone, fin dall’infanzia, di un mondo nel quale i giganti della musica non erano ancora statue, ma uomini e donne in carne e ossa. Toscanini non era soltanto Toscanini: era l’uomo che spingeva il suo passeggino. Callas non era ancora la Divina: era Maria, la giovane cantante che si prendeva cura di lei. È un punto di vista straordinario. Ed è forse quello che avrei voluto consegnare al pubblico attraverso quel concerto.

Oggi quel progetto non realizzato rappresenta per me un rimpianto. Ma anche una responsabilità. Perché una storia come questa non può andare perduta soltanto perché un evento non è riuscito a vedere la luce. Anzi, forse oggi dobbiamo fare in modo che quella storia continui a vivere.

Anche perché Maria Callas è nuovamente al centro dell’attenzione internazionale e il suo volto potrebbe un giorno comparire sulle nuove banconote dell’euro. Sarebbe un riconoscimento straordinario per una donna che ha cambiato per sempre la storia dell’opera e dell’interpretazione musicale. Ma se davvero Callas dovesse diventare una delle immagini dell’Europa, mi piacerebbe che, accanto alla celebrazione della diva, trovasse spazio anche la memoria delle persone che contribuirono a raccontarne la parte più umana. Tra queste, certamente, Donatella Failoni.

Perché una leggenda non nasce nel momento in cui il mondo decide di chiamarla leggenda. Nasce prima, nelle stanze, nei teatri, nelle prove, nelle conversazioni, nelle famiglie, negli incontri casuali. Nasce nelle vite di quelle persone che hanno visto l’artista quando ancora nessuno sapeva quale destino l’attendesse. Donatella era una di quelle persone. E adesso che non possiamo più ascoltare direttamente la sua voce, dobbiamo essere noi a custodire ciò che ci ha lasciato.

Io conserverò soprattutto il ricordo di quelle videochiamate dal lago Balaton, quando Donatella mi raccontava la sua infanzia e la sua Callas con la semplicità di chi non aveva bisogno di costruire un mito, perché quel mito lo aveva conosciuto prima che diventasse tale. Avrei voluto incontrarla di persona, avrei voluto portarla sul palco, avrei voluto ascoltarla raccontare davanti al pubblico quella storia che mi aveva raccontato attraverso uno schermo. Non è successo.

E oggi, dopo aver saputo della sua morte quasi in tempo reale attraverso gli amici comuni che ci avevano permesso di entrare in contatto, quel rimpianto ha un peso diverso. Ma forse possiamo ancora trasformarlo in qualcosa.

Con Mauro Boccaccio, l’intenzione di ricordare Donatella insieme a Maria Callas rimane. Non soltanto per celebrare una grande cantante, ma per restituire un volto e una voce a chi ha attraversato la sua storia senza mai pretendere di esserne protagonista.

Perché Donatella Failoni non è stata soltanto “la bambina della Callas”. È stata una musicista, è stata una donna che ha costruito una propria carriera ed è stata una testimone privilegiata di un’epoca irripetibile. Ma è stata, soprattutto, Donatella. Forse è questo il modo più giusto per salutarla. Non ricordandola soltanto accanto a un nome immenso, ma riconoscendo finalmente il suo.

Maria Callas diventerà, forse, un’immagine sulle banconote dell’Europa. Donatella Failoni resterà invece nelle memorie di chi l’ha conosciuta, nelle storie che ha raccontato e nella musica alla quale ha dedicato la propria vita. E forse, alla fine, è proprio questa la forma più autentica della memoria: non quella stampata sulla carta moneta, ma quella che passa da una persona all’altra.

Io quella memoria l’ho ricevuta da Donatella durante alcune videochiamate dal lago Balaton. Ora spetta a me — e a tutti coloro che hanno avuto la fortuna di incontrarla — non lasciarla cadere nel silenzio. Ciao Donatella. E grazie per avermi fatto conoscere, anche solo per un momento, la Maria che esisteva prima della Callas.

  • Musicista / violoncellista, da sempre interessata alla divulgazione della musica ed in particolare di quella antica realizzata con strumenti originali e con prassi esecutive adeguate.
    Ha suonato in diversi gruppi e conosce differenti realtà musicali: dalla musica classica a quella tradizionale, fino alla musica dei giorni nostri attraverso la collaborazione con alcuni cantautori liguri. Si interessa di musica a 360° incrementando il suo bagaglio di conoscenze, partendo da un diploma ottenuto al Conservatorio di Musica di Genova, per svilupparsi con la partecipazione a concerti ed a spettacoli musicali diversi.
    Ha effettuato svariati concerti in Italia e all’estero (Francia, Germania, Svizzera, Scozia) come violoncellista in molti gruppi (tra i quali: Caledonian Companion, Orchestra Barocca Italiana, Myrddn Quartet, Modo Antiquo).
    Ha inciso diversi CD per le case discografiche Bongiovanni, Edipan, Arion, De Vega e ha effettuato diverse registrazioni per la Radio Svizzera Italiana.
    Dirige fin dalla sua nascita l’associazione culturale “Accademia del Chiostro” che organizza da anni spettacoli all’interno dei musei e dei palazzi storici presenti in Genova e in Liguria. Nel 2019 è iniziato il lento rinnovamento che ha portato alla trasformazione definitiva di Accademia del Chiostro da associazione culturale ad associazione di promozione sociale.
    All’interno dell’associazione ha costituito un’orchestra stabile di archi che è specializzato nell’esecuzione del repertorio dal periodo classico ai giorni nostri e che comprende tutti professionisti di primissimo piano, unendo giovani talenti emergenti ed artisti forti di un affiatamento derivante da una collaborazione pluridecennale.
    Ha fatto parte del Comitato Scientifico della collana Mnemosine Edizioni Licosia occupandosi del settore Musica e Danza e della sezione Fidapa sezione di Genova, di Terziario Donna, di Ascom Arte e di Aidda.

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