Serbia nuda allo specchio
Allacciate le cinture che in Serbia si vota.
Il 25 ottobre in palio c’è tutto.
Non si tratta solo di capire chi governerà in uno dei paesi più caldi ed instabili dei Balcani, ma di come finirà la partita a scacchi tra Bruxelles, Mosca e Pechino.
Belgrado gioca stabilmente sui tre tavoli di influenza e c’è da scommettere che se rivincerà il Presidente uscente Aleksandar Vucic, con il suo partito “Serbia unita”, non cambierà poi molto.
A sfidare apertamente l’uomo forte, e altissimo, della città bianca, ci sono molti partiti che si giocano la sopravvivenza politica dentro un sistema proporzionale con soglia di sbarramento bassa. Il rischio è, neanche a dirlo, la balcanizzazione del Parlamento.
La vera novità è rappresentata dal partito degli studenti, vincente nel nome – pobeđuju – in rincorsa nei sondaggi.
Sono quelli che dopo i morti del crollo della stazione di Novi Sad hanno occupato il paese intero per due anni, bloccando tutto, organizzando manifestazioni di protesta da nord a sud, coinvolgendo milioni di persone e destando attenzione e ammirazione in giro per l’Europa e per il mondo.
Per loro, che hanno aspettato gli ultimi minuti utili per depositare le liste dei candidati e renderne noti i nomi, Vucic non è l’avversario politico ma il nemico, il gangster, il capomafia, colpevole di aver fatto marcire il paese nella corruzione.
Ora, dopo le infinite proteste, sono alla prova dei fatti e di governo. Puntano tutto sulla legalità, la riforma del sistema mediatico e delle istituzioni, il miglioramento dei servizi pubblici, l’indipendenza della magistratura e la depoliticizzazione delle aziende pubbliche. Neanche una parola però sul Kosovo, e questo potrebbe pesare.
E poi? E poi diversi altri partiti che hanno l’ambizione di entrare e fare da ago della bilancia.
La coalizione europeista che ha buona parte del programma simile a quello degli studenti ma con una forte spinta all’integrazione comunitaria e una decisa propensione ad accogliere e soddisfare senza colpo ferire la sacrosanta lista della spesa stilata dai capicondominio di Bruxelles, ma anche i conservatori, i socialisti vecchia maniera e le altre listarelle varie.
Il nervosismo cresce con il passare dei giorni perché la posta in palio non è mai stata così alta e il grado di scontro è arrivato più volte alla resa dei conti, talvolta anche violenta, sulle strade e nelle piazze delle recenti proteste.
La macchina della propaganda del presidente macina a pieno regime e fioccano le accuse di intimidazioni, corruzioni, compravendita di voti e clientelismo.
La coalizione europeista non ha i numeri per vincere ma gli studenti sì, e potrebbero successivamente costruire un’alleanza di governo proprio con chi rappresenta gli interessi dell’Europa, dando forza, entusiasmo, dedizione e impegno, in cambio di un manuale di istruzioni sul come si governa, perché si sa che un conto sono le piazze, un conto sono i palazzi.
Vucic è accusato di comprarsi i sondaggisti che lo danno per favorito; i suoi oppositori giurano che ricorrerà ad ogni mezzo, anche illecito, per strappare la riconferma e consolidare la strategia multivettoriale di Belgrado nel mondo. A dirla tutta è lo stesso timore che hanno gli osservatori internazionali.
La Serbia si guarda nuda allo specchio mentre si appresta a vivere un giro di giostra che potrebbe portare a qualsiasi punto di caduta e prezzo da pagare. E noi lì con lei, per provare ancora una volta a capire e spiegare.
Ci stupiamo? Non ci stupiamo, sono i Balcani, bellezza!

