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Quando la musica diventa un altro modo di vedere

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Alberto Mozzati, Melchiorre Pasquero e la tradizione dei musicisti non vedenti

A ottobre, precisamente l’8 ottobre, viene celebrata la giornata Mondiale della vista. Per questo vale la pena ricordare che parlare di vista significa anche parlare di ciò che accade quando la vista viene a mancare e di come l’uomo, attraverso la cultura, lo studio e l’esercizio, possa costruire nuove strade per conoscere il mondo.

La musica offre, da questo punto di vista, una prospettiva particolarmente significativa. È un’arte che nasce dall’ascolto, dalla memoria, dalla percezione dello spazio e del tempo, dalla capacità di trasformare un segno in un suono e un suono in un pensiero. E la storia della musica è ricca di grandi interpreti, compositori e didatti non vedenti che hanno dimostrato come la perdita della vista non significhi affatto rinunciare alla possibilità di una piena vita artistica e professionale.

Tra le figure italiane del Novecento merita un posto particolare Alberto Mozzati, pianista e didatta di grande rilievo, la cui vicenda umana e musicale è strettamente legata alla cecità. Alberto Mozzati nacque nel 1917. Quando aveva appena tre anni, un incidente con la calce viva gli provocò la perdita della vista.

La sua vita musicale cominciò dunque in una condizione che avrebbe potuto apparire, secondo una concezione puramente visiva dell’apprendimento, profondamente limitante. In realtà il pianoforte sarebbe diventato il centro della sua esistenza.

Mozzati studiò presso l’Istituto dei Ciechi di Milano sotto la guida di Emilio Schieppati e conseguì nel 1934 il diploma al Conservatorio “Giuseppe Verdi” di Milano. Da quel momento sviluppò una significativa attività concertistica, esibendosi anche in importanti sale europee, tra cui la Wigmore Hall di Londra e la Musikverein di Vienna.

Ma ridurre Mozzati alla figura del pianista non sarebbe sufficiente. Una parte essenziale della sua eredità è infatti rappresentata dall’attività didattica. Fu insegnante all’Istituto dei Ciechi di Milano, al Conservatorio di Milano e al Conservatorio di Parma, oltre a tenere corsi di perfezionamento pianistico. Attorno a lui si formò una vera scuola, capace di trasmettere non soltanto una tecnica pianistica, ma una concezione rigorosa e profonda dello studio musicale.

È proprio questo aspetto a rendere la sua figura particolarmente importante quando si parla di musica e cecità: Mozzati non fu semplicemente un pianista non vedente che riuscì a raggiungere una carriera professionale. Fu un maestro, cioè una persona che trasformò la propria esperienza in uno strumento di formazione per altri.

La sua vicenda dimostra anche quanto sia importante non confondere la disabilità visiva con l’impossibilità di raggiungere livelli elevati di competenza. Al contrario, l’apprendimento musicale può diventare un percorso nel quale memoria, ascolto, tatto, propriocezione e rappresentazione mentale assumono un ruolo fondamentale.

Video «… il Pianoforte 273 recital Alberto Mozzati, pianoforte», pubblicato dal canale Ameria Radio.

L’ascolto, la memoria e la concentrazione.

Quando un pianista non vedente studia un brano, naturalmente non scompare la necessità di costruire una rappresentazione mentale estremamente precisa della musica. Cambiano però alcuni strumenti attraverso i quali questa rappresentazione viene costruita.

La partitura musicale in Braille, per esempio, non può essere letta simultaneamente come una normale pagina musicale dal musicista vedente. Il Braille musicale richiede una lettura tattile e una particolare elaborazione della successione delle informazioni. La memoria musicale assume quindi un’importanza straordinaria.

È importante, tuttavia, evitare una semplificazione: non tutti i ciechi hanno automaticamente un udito superiore e non tutte le capacità percettive migliorano nello stesso modo. La ricerca neuroscientifica parla piuttosto di plasticità cerebrale e di adattamenti specifici.

In particolare, nelle persone divenute cieche precocemente sono state osservate modificazioni nell’elaborazione degli stimoli uditivi e il coinvolgimento di aree cerebrali normalmente associate alla visione. Questo può tradursi, in determinati compiti, in una maggiore capacità di discriminare suoni, frequenze, durate o informazioni spaziali.

Al tempo stesso la ricerca sottolinea che non si tratta di un semplice “potenziamento” generale dell’udito: alcune abilità possono risultare migliori, altre possono non cambiare o presentare difficoltà specifiche. È dunque più corretto parlare di riorganizzazione e specializzazione delle risorse percettive.

Per un musicista questo aspetto può assumere un significato particolare. L’attenzione al suono, la capacità di cogliere minime differenze timbriche e dinamiche, la memoria delle successioni musicali e la capacità di orientarsi attraverso l’ascolto possono diventare strumenti fondamentali del lavoro quotidiano.

La storia musicale genovese offre un’altra figura che merita di essere ricordata: Melchiorre Pasquero, detto dagli amici Marco. Pasquero fu un eccellente pianista e un importante didatta. Ebbe una lunga attività concertistica in Italia e all’estero e insegnò Pianoforte Principale prima al Conservatorio di Piacenza e successivamente al Conservatorio “Niccolò Paganini” di Genova.

La sua attività di docente contribuì alla formazione di numerosi giovani pianisti; tra i suoi allievi figura, per esempio, Claudia Oliveri, oggi docente al Conservatorio Paganini. Una caratteristica ricordata dai suoi colleghi era il suo orecchio assoluto, insieme a una particolare finezza nell’ascolto.

Ma Pasquero non fu soltanto pianista e insegnante: fondò e diresse gruppi vocali e strumentali, occupandosi di repertori classici, musicali, sacri e liturgici, e dimostrando notevoli capacità di arrangiatore, trascrittore e adattatore. La sua attività ebbe anche un rapporto diretto con il mondo dei non vedenti e con l’Istituto David Chiossone di Genova, realtà alla quale egli stesso era legato attraverso la formazione musicale ricevuta.

Nel 2013, durante le manifestazioni organizzate a Genova per il bicentenario verdiano, Pasquero partecipò alla rassegna “Verdi: 200 anni, ma non li dimostra”, promossa dall’Istituto Chiossone e dall’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti. In quell’occasione diresse anche il Gruppo Corale Shalom. La sua scomparsa, nel dicembre 2016, rappresentò una perdita significativa per la vita musicale genovese.

Incisione dell’Istituto David Chiossone a Genova all’epoca della fondazione
L’Istituto David Chiossone a Genova all’epoca della fondazione, nel 1868; incisione riprodotta in una pubblicazione del 1911.

Per comprendere il percorso di tanti musicisti non vedenti genovesi bisogna ricordare la storia dell’Istituto David Chiossone, oggi Fondazione David Chiossone. L’Istituto dei ciechi di Genova nacque nel 1868 grazie a David Chiossone, medico, letterato e amministratore pubblico. La sua intuizione era profondamente moderna: creare un luogo nel quale bambini e ragazzi non vedenti potessero ricevere un’istruzione e prepararsi alla vita sociale e professionale.

La scelta della sede non fu casuale. Chiossone volle un luogo vicino al centro della città, facilmente accessibile e in rapporto con la vita cittadina: non un luogo di separazione, ma un luogo di incontro.

Nel corso dei decenni l’Istituto sviluppò anche una importante tradizione musicale. La scuola di musica del Chiossone raggiunse particolare vitalità negli anni Quaranta, Cinquanta e Sessanta e formò numerosi musicisti che successivamente proseguirono gli studi nei Conservatori e intrapresero attività professionali nell’insegnamento e nel concertismo.

Non è casuale che proprio nell’Auditorium dell’Istituto, poi intitolato a Giuseppe Verdi, abbia avuto inizio nel 1911 l’attività concertistica della Giovine Orchestra Genovese, la GOG. Verdi stesso aveva conosciuto e apprezzato l’attività dell’Istituto e alla sua morte, nel 1901, gli lasciò una donazione di 10.000 lire. È una storia nella quale assistenza, istruzione, musica e inclusione si intrecciano profondamente.

Nel periodo più recente, il Chiossone è diventato una Fondazione e dal 2022 è un’impresa sociale dedicata alla riabilitazione delle persone cieche, ipovedenti e fragili. L’attuale presidente è l’assistente sociale Michele Claudio Cassinelli, in carica per la prima volta dal 1989.

Anche questa continuità rappresenta un elemento importante: una realtà nata nell’Ottocento per l’educazione dei bambini ciechi è diventata nel tempo un’istituzione moderna, capace di occuparsi di riabilitazione, ricerca, inclusione e nuove forme di fragilità.

Tabella dei segni della notazione musicale Braille per note, pause e indicazioni espressive
Schema riepilogativo della notazione musicale Braille, con segni per note, pause, ottave e indicazioni espressive.

Uno degli aspetti più affascinanti della storia dell’educazione dei non vedenti riguarda il Braille. Louis Braille non inventò soltanto un sistema di scrittura alfabetica: il suo sistema venne adattato anche alla notazione musicale, consentendo ai musicisti non vedenti di leggere e scrivere musica attraverso il tatto.

Nel mondo della musica questo rappresentò una vera rivoluzione. La possibilità di avere una rappresentazione scritta della musica significa poter studiare autonomamente, conservare un repertorio, comporre, analizzare e insegnare.

Per il Chiossone esiste una particolare memoria legata alla formazione musicale e alla diffusione del Braille. È spesso ricordato il ruolo pionieristico che l’Istituto avrebbe avuto anche nell’utilizzo del Braille a Genova. Ciò che è certo è che la cultura musicale dell’Istituto fu per molti decenni straordinariamente importante e contribuì alla formazione di musicisti destinati a proseguire la loro attività nei Conservatori e nella professione.

Esiste però un problema che merita maggiore attenzione: quello dell’editoria musicale accessibile. Una partitura non è semplicemente un testo da trasformare in Braille. Contiene note, valori, pause, legature, indicazioni dinamiche, articolazioni, diteggiature, indicazioni agogiche, accordi, polifonie e numerosi altri elementi che devono essere rappresentati secondo regole specifiche.

La lettura della musica in Braille è quindi una disciplina complessa e richiede competenze specialistiche. La difficoltà non riguarda soltanto la produzione materiale della partitura, ma anche la sua preparazione, trascrizione, revisione e aggiornamento.

Video «What is braille music notation and how does it work? | Discover Instruments | Classic FM», pubblicato dal canale Classic FM.

Ancora oggi molti musicisti con disabilità visiva incontrano ostacoli nell’accesso alle partiture. Le ricerche più recenti sull’accessibilità della notazione musicale confermano che gli spartiti vengono frequentemente distribuiti in formati — soprattutto stampa e PDF — che non sono immediatamente accessibili e richiedono interventi o adattamenti.

Per chi studia professionalmente, questo può significare tempi di preparazione molto più lunghi rispetto a quelli di un collega vedente. Una nuova partitura deve essere reperita, convertita o trascritta, controllata e resa leggibile. Nel caso del repertorio più complesso, il lavoro può diventare considerevole.

Per questo l’accessibilità musicale non dovrebbe essere considerata un servizio accessorio. Dovrebbe essere parte integrante della produzione culturale.

Miniatura del Codice Squarcialupi con Francesco Landini che suona un organetto
Francesco Landini con un organetto nella miniatura del Codice Squarcialupi, Biblioteca Medicea Laurenziana di Firenze, carta 246 verso.

Una tradizione che viene da lontano, quella dei musicisti non vedenti non è una storia nata con il Novecento. Uno dei nomi più illustri è Francesco Landini, compositore e organista fiorentino del Trecento, divenuto cieco nell’infanzia.

Fu uno dei massimi esponenti dell’Ars nova italiana e fu celebre soprattutto come organista e compositore. Le fonti dell’epoca lo celebrano proprio per la straordinaria capacità musicale sviluppata nonostante la cecità.

Un altro nome fondamentale è quello di Antonio de Cabezón, grande organista e compositore spagnolo del XVI secolo, divenuto cieco da bambino e successivamente musicista della corte di Carlo V e Filippo II. La sua produzione per strumenti a tastiera costituisce una parte importante della storia della musica europea.

Video «Antonio de Cabezón – Juan de la Rubia: Pavana con su glosa», pubblicato dal canale Juan de la Rubia, organist & conductor.

In epoche successive incontriamo altri importanti musicisti non vedenti, fino ad arrivare a figure del Novecento come Louis Vierne, Jean Langlais e Helmut Walcha, accanto a molti altri organisti, pianisti e compositori. La storia dimostra quindi che il rapporto tra cecità e musica non è un’eccezione moderna: attraversa secoli di cultura europea.

Anche l’Accademia del Chiostro ha voluto, negli anni, interrogarsi sul rapporto tra musica, ascolto e percezione. In occasione di un concerto organizzato a Genova in collaborazione con l’Istituto Chiossone per un progetto curato da Federica Calabria, l’Accademia propose un’esperienza particolare: un’orchestra composta da musicisti vedenti suonò bendata. L’idea non era quella di simulare la cecità — cosa impossibile in un semplice esperimento — ma di invitare i musicisti e il pubblico a riflettere sulla centralità dell’ascolto.

Quando viene meno, anche temporaneamente, il riferimento visivo, cambia infatti il modo in cui si percepisce lo spazio musicale. Il musicista deve affidarsi maggiormente all’orecchio, alla memoria, alla percezione della presenza degli altri esecutori, al respiro comune dell’ensemble. Quell’esperienza genovese rappresentò dunque soprattutto una metafora: ricordarci che ascoltare non significa semplicemente “sentire”, ma significa prestare attenzione.

La ricerca scientifica ci permette oggi di guardare a queste esperienze con strumenti nuovi. La perdita della vista può determinare fenomeni di plasticità cerebrale nei quali alcune aree normalmente coinvolte nell’elaborazione visiva vengono reclutate per elaborare informazioni uditive o tattili. Alcuni studi hanno inoltre osservato, nei non vedenti, una maggiore capacità di dirigere l’attenzione verso determinati stimoli uditivi e tattili, soprattutto in compiti specifici.

Questo aiuta a comprendere una cosa che insegnanti e musicisti hanno osservato empiricamente per molto tempo: quando la vista non è disponibile, l’ascolto può assumere un ruolo ancora più centrale. Non significa che una persona non vedente possieda automaticamente “un udito migliore”. Significa piuttosto che l’organismo può imparare a utilizzare in maniera particolarmente sofisticata le informazioni che riceve attraverso i sensi disponibili.

Nel musicista questa capacità può incontrare una disciplina — quella musicale — che già di per sé richiede una straordinaria concentrazione. Il risultato può essere una forma di ascolto estremamente analitica: riconoscere una nota, anticipare un accordo, percepire una variazione di timbro, ricordare una successione di suoni, seguire contemporaneamente più linee melodiche.

Le figure di Alberto Mozzati e Melchiorre Pasquero, la storia del Chiossone e la lunga tradizione dei musicisti non vedenti ci consegnano una riflessione che va oltre la musica. Ci ricordano che la disabilità non coincide con l’assenza di capacità. Spesso significa piuttosto dover trovare modalità differenti per esercitare quelle stesse capacità.

La musica, in questo senso, è una straordinaria scuola di inclusione. Perché insegna che non esiste un solo modo di leggere una partitura, un solo modo di imparare uno strumento, un solo modo di stare su un palcoscenico. Esiste la possibilità di ascoltare, comprendere, memorizzare, interpretare e comunicare.

E forse proprio la musica ci aiuta a comprendere meglio il significato della Giornata Mondiale della Vista: parlare di vista non significa soltanto parlare di ciò che gli occhi vedono, ma anche ricordare quanto siano importanti tutti gli altri modi attraverso i quali una persona percepisce, conosce e interpreta il mondo.

Alberto Mozzati, Melchiorre Pasquero e tanti altri musicisti non vedenti hanno trasformato questa consapevolezza in arte. E il loro insegnamento continua ancora oggi: quando una strada si chiude, la musica può insegnarci a cercarne un’altra attraverso l’ascolto.

  • Musicista / violoncellista, da sempre interessata alla divulgazione della musica ed in particolare di quella antica realizzata con strumenti originali e con prassi esecutive adeguate.
    Ha suonato in diversi gruppi e conosce differenti realtà musicali: dalla musica classica a quella tradizionale, fino alla musica dei giorni nostri attraverso la collaborazione con alcuni cantautori liguri. Si interessa di musica a 360° incrementando il suo bagaglio di conoscenze, partendo da un diploma ottenuto al Conservatorio di Musica di Genova, per svilupparsi con la partecipazione a concerti ed a spettacoli musicali diversi.
    Ha effettuato svariati concerti in Italia e all’estero (Francia, Germania, Svizzera, Scozia) come violoncellista in molti gruppi (tra i quali: Caledonian Companion, Orchestra Barocca Italiana, Myrddn Quartet, Modo Antiquo).
    Ha inciso diversi CD per le case discografiche Bongiovanni, Edipan, Arion, De Vega e ha effettuato diverse registrazioni per la Radio Svizzera Italiana.
    Dirige fin dalla sua nascita l’associazione culturale “Accademia del Chiostro” che organizza da anni spettacoli all’interno dei musei e dei palazzi storici presenti in Genova e in Liguria. Nel 2019 è iniziato il lento rinnovamento che ha portato alla trasformazione definitiva di Accademia del Chiostro da associazione culturale ad associazione di promozione sociale.
    All’interno dell’associazione ha costituito un’orchestra stabile di archi che è specializzato nell’esecuzione del repertorio dal periodo classico ai giorni nostri e che comprende tutti professionisti di primissimo piano, unendo giovani talenti emergenti ed artisti forti di un affiatamento derivante da una collaborazione pluridecennale.
    Ha fatto parte del Comitato Scientifico della collana Mnemosine Edizioni Licosia occupandosi del settore Musica e Danza e della sezione Fidapa sezione di Genova, di Terziario Donna, di Ascom Arte e di Aidda.

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