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Shang, Zhou e Regni Combattenti: le prime dinastie storiche

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Storia della Cina attraverso le sue dinastie

La dinastia Shang

Intraprendere una serie di articoli sulla storia della Cina è di per sé un’opera non da poco, dal momento che stiamo parlando di uno dei principali poli della civiltà umana, insieme a quelli occidentale, indiano ed islamico (sebbene quest’ultimo sia molto più recente degli altri). Inoltre, la Civiltà Cinese nasce la bellezza di circa 5.000 anni fa, ovvero intorno al 3000 a.C.

Per fortuna ci viene incontro una caratteristica fondamentale della storia cinese, ovvero la sua ciclicità. In Cina, infatti, fatte salve le inevitabili eccezioni, il corso degli eventi ha seguito una notevole ripetitività che può essere riassunta in questo modo: periodo di caos, ascesa di una dinastia, apogeo della dinastia, crisi della dinastia, crollo della dinastia, nuovo periodo di caos ed ascesa di un’altra dinastia.

Intraprendiamo ora il nostro viaggio nella storia di quella che in Estremo Oriente per molto tempo è stata definita “la Madre del mondo”. Definizione corretta, dal momento che dalla Civiltà Cinese e in gran parte anche dal suo éthnos sono derivate quelle di Corea, Mongolia, Giappone e persino Filippine ed Indonesia, mentre l’Indocina come dice il suo nome è storicamente zona di incontro/fusione tra le Civiltà sinica ed indiana.

Oggi questi territori, chi più chi meno e Cina compresa, hanno assorbito molto della Civiltà Occidentale o della cultura islamica.

Tuttavia, i lasciti storico, etnico e filosofico nati tra il Fiume Giallo[1] ed il Fiume Azzurro[2] restano un elemento fondamentale nel sistema di vita di tutto l’Estremo Oriente e del Sudest Asiatico.

Apprestiamoci quindi a scoprire come è nata e come si è sviluppata la grandiosa Civiltà Cinese, utilizzando la “scorciatoia” delle sue dinastie.

Prima di affrontare la storia semplificata delle dinastie dobbiamo effettuare una brevissima introduzione al periodo cinese protostorico. L’agricoltura, segno distintivo del Neolitico, arrivò circa 10.000 anni fa nelle pianure alluvionali del Fiume Giallo e del Fiume Azzurro.[3]

Con l’agricoltura arrivò l’aumento della popolazione, la possibilità di immagazzinare la ricchezza, di investirla (da cui la specializzazione del lavoro), la necessità di difenderla (da cui il professionismo militare) e di amministrarla (da cui la nascita dell’organizzazione politica).

Il tutto fatto uscire dall’infanzia civica grazie all’invenzione suprema: la scrittura. In breve in Cina come altrove l’uomo aveva inventato lo Stato.[4]

Le prime culture neolitiche proto-cinesi che raggiunsero lo stadio prestatale furono quelle riportate nell’immagine sottostante.

Carta delle principali culture neolitiche in Cina tra il 3000 e il 2000 a.C.
Distribuzione approssimativa delle principali culture neolitiche in Cina tra il 3000 e il 2000 a.C.

Col tempo queste culture passarono, in modo simile a quanto avvenne in Grecia e Medio Oriente, dallo stadio neolitico a quello della Civiltà del Bronzo[5]. Questo periodo, all’incirca dal 2000 al 1600 a.C., ha lasciato non solo una moltitudine di reperti archeologici, ma anche un insieme di leggende e personaggi mitologici poi ritenuti più o meno reali nelle epoche successive. Anche in questo caso il paragone con l’Antica Grecia ci viene in aiuto: gli eroi di cui secoli dopo Omero (o chi per lui) ha narrato le gesta sono mitologici, ma gli eventi come la Guerra di Troia contengono tracce di storia trasmutatesi nella leggenda.

Da questo brodo primordiale di culture, dopo vari passaggi “preparatori” che esulano dal nostro racconto, nel 1600 a.C. circa emerse la dinastia Shang: siamo di fronte al primo Stato cinese organizzato e storicamente accertato.

Carta dell’area attribuita alla dinastia Shang nella Cina antica.
Area approssimativa della dinastia Shang nella valle del Fiume Giallo.

Non solo. Con la dinastia Shang abbiamo di fronte il primo Stato che riassume dentro di sé molte delle caratteristiche che da allora non avrebbero più abbandonato la Cina. Vediamo quali.

Il Regno Shang era guidato da un re-sacerdote a capo di una rete amministrativa già abbastanza complessa, con tanto di documenti burocratici, che avrebbe influenzato le dinastie successive. Il clero era rigidamente burocratizzato, e gestiva una religione di tipo pagano-panteista non estranea ai sacrifici umani che, tuttavia, poneva l’accento su un elemento ancor oggi alla base della spiritualità cinese: il culto degli antenati[6].

La lingua era già il cinese, sebbene di una versione assai arcaica che oggi risulterebbe incomprensibile, così come il latino dei primi secoli di Roma probabilmente sarebbe risultato incomprensibile già a Giulio Cesare. Parimenti l’odierna scrittura cinese altro non è che una lunga evoluzione di quella in uso in epoca Shang, i cui caratteri già contenevano i fondamenti di quelli attuali. Tale complessità morfologica indica un precedente stadio evolutivo, del quale purtroppo abbiamo pochissime tracce.

Gli eserciti, sebbene relativamente ridotti (raramente gli Shang misero sul campo più di diecimila soldati per volta[7]) erano già ben strutturati ed organizzati, con una piccola forza armata permanente finanziata dallo Stato a cui, in caso di necessità, veniva aggiunta la milizia contadina guidata dai capi villaggio. A comandare il tutto vi era una classe aristocratica feudale di cavalieri e guidatori di carri ippotrainati, per la quale la forma fisica e l’abilità in combattimento erano un punto d’onore. Ancora una volta il paragone con i poemi omerici e l’epoca micenea viene spontaneo.

Il tipico esercito campale Shang era composto da tremila soldati, divisi in tre unità centro-destra-sinistra. Ad ogni unità erano collegati cento carri da guerra ed altrettanti arcieri.[8] Come si vede siamo di fronte a forze armate già ben strutturate, segno inequivocabile di uno Stato burocratizzato in grado di organizzare il gettito fiscale e la suddivisione delle professioni.

Ancora più interessante è che gli Shang, per tutta la loro esistenza, sostennero campagne militari contro i nomadi del Nord e le popolazioni più a Sud. Questo è un altro elemento nel quale la prima dinastia mise lo stampo della futura storia cinese, ovvero l’eterna lotta degli Stati agricoli della Cina centrale contro i nomadi delle steppe settentrionali e l’espansione verso Sud, che nei secoli porterà alla sinizzazione della Cina meridionale, all’epoca abitata da popolazioni antenate degli attuali vietnamiti.[9]

Da notare che gli scambi con le popolazioni dell’area dell’attuale Mongolia emergono anche da alcune affinità nelle sepolture e negli oggetti rinvenuti nei siti Shang[10], messi in relazione con la cultura Ulaanzuukh-Tevsh.

Infine, la dinastia iniziò la sua inevitabile fase di decadenza. Le ragioni non sono chiare, anche perché i successivi scritti tendono a scaricare le colpe sull’ultimo sovrano, descritto come tirannico e dissoluto. Si tratta ovviamente di una classica semplificazione storiografica.

Oggi si ritiene che la crisi degli Shang sia stata causata dalle eccessive spese per le guerre di confine, che a loro volta aumentarono troppo il potere della nobiltà feudale, dal progressivo aumento della corruzione della burocrazia e dalle stesse difficoltà climatiche che contemporaneamente colpirono tutto l’emisfero settentrionale terrestre.[11]

Di questa situazione approfittarono gli Zhou, un clan feudale dell’estremo Ovest dei domini Shang. Etnicamente affini ai cinesi Shang e loro vassalli, gli Zhou ne avevano assimilato i principali elementi culturali, passando così da nazione semibarbara a concorrenti per il potere supremo.

Approfittando di una crisi interna dello Stato Shang gli Zhou[12] si ribellarono. Nel 1046 a.C. avvenne lo scontro decisivo, la Battaglia di Muye[13]. Tra i 50.000 ed i 60.000 Shang (molti dei quali soldati-schiavi) vennero annientati da circa 52.000 Zhou.

Lo Stato Shang dopo cinque secoli e mezzo spariva dalla storia, ma in questo lasso di tempo aveva dato un corpus a quella che da allora può essere chiamata Civiltà Cinese.

La dinastia Zhou

Se la dinastia Shang rappresentò la nascita della Civiltà Cinese propriamente detta la dinastia Zhou fu quella che la fece uscire dalla culla.

Come abbiamo visto gli Zhou nacquero come Stato feudale che, approfittando della crisi Shang, si ribellò e conquistò il predominio.

L’importanza di questa dinastia probabilmente è senza eguali in tutta la storia sinica. Non solo perché tra alti e bassi durò dal 1046 al 256 a.C. (ben 790 anni), ma perché in questo arco di tempo i tratti salienti del pensiero e del modo di concepire la vita cinesi assunsero le caratteristiche che rimasero sostanzialmente invariate per quasi 3000 anni, venendo intaccate solo nell’ultimo secolo e mezzo dall’incontro/scontro con l’Occidente.

Carta dei territori approssimativi della dinastia Zhou nella Cina antica.
Territori approssimativi della dinastia Zhou nella Cina antica.

Vediamo dunque tali peculiarità. Da un lato abbiamo visto che già sotto gli Shang la lingua era una versione arcaica del cinese, all’epoca più simile al tibetano (con cui condivide la famiglia linguistica)[14] che a molte successive evoluzioni del cinese stesso. Dall’altro la scrittura fu proprio sotto la dinastia Zhou che maturò quella precedente, dandole la struttura che sostanzialmente conserva ancor oggi.

Un’invenzione della seconda dinastia fu invece il concetto di Mandato del Cielo[15], ideato per giustificare la presa del potere ai danni del precedente regime durato 31 sovrani. Secondo tale dottrina il Dio celeste (chiamato Shangdi in epoca Shang e successivamente Tian) concede la sua benevolenza ai governanti virtuosi.

Qualora questa virtù venga meno il Figlio del Cielo, ovvero il monarca, perde l’appoggio divino. Ne consegue che disastri naturali, sconfitte militari e carestie sono il segnale che la dinastia non è più degna di regnare.

Corollario inevitabile di tale dottrina è il diritto alla ribellione contro i governanti indegni, al fine di riportare l’equilibrio tra cielo e terra.

Risulta chiaro che tale pensiero è teoricamente nobile, ma potenzialmente destabilizzante. Pertanto, i saggi delle successive dinastie l’hanno abilmente “recintato” con esercizio di sofisticheria orientale: la ribellione è sempre un crimine orrendo, ma qualora coronata da successo ottiene a sua volta il Mandato Celeste!

Un altro concetto di fondamentale importanza per il futuro fu quello del “Regno di Mezzo”, modo con cui la dinastia Zhou iniziò a chiamare la Cina.[16] Secondo tale concezione la Civiltà Cinese era il centro del mondo, e coloro che la circondavano erano barbari aventi tre possibilità: essere assorbiti e sinizzati dal Regno di Mezzo, riconoscersi tributari del Figlio del Cielo (anche in questo caso venendo parzialmente sinizzati), restare nella barbarie come estranei all’unica vera civiltà del mondo.

Quando il concetto di Regno di Mezzo venne creato, e per molto tempo in seguito, la Civiltà Cinese era oggettivamente superiore a quelle che la circondavano. Inoltre, ebbe per molto tempo una valenza geopolitica non da poco, poiché per almeno due millenni inserirsi nel “mondo cinese” significò entrare nella civiltà e nel benessere superiori.

Tuttavia, a differenza del similare concetto romano di Roma Caput Mundi[17], quello di Regno di Mezzo sbandò presto in eccessiva autoreferenzialità, arrogante senso di superiorità e spesso anche marcato razzismo. La conseguenza fu che nei secoli la Cina sviluppò il suo enorme e coltissimo spazio chiuso, ma tese quasi sempre ad ignorare gli eventi del mondo esterno, che piaccia o non piaccia è sempre più grande anche del più grande degli imperi.

Lo scotto di questa pretesa di superiorità per mandato celeste sarebbe arrivato molto tardi, a metà del XIX secolo, quando il Regno di Mezzo si scontrò con un Occidente prossimo al suo apogeo geopolitico. Per la Cina il risultato fu un secolo di inenarrabili sofferenze per le quali l’attuale dirigenza di Pechino brama apertamente vendetta.

Ciò non toglie che la convinzione della centralità assoluta della Civiltà Cinese impiantata tanto tempo fa dalla dinastia Zhou resta nel DNA sinico, sebbene adattato ai tempi.

Avendo conquistato il potere manu militari la dinastia Zhou si caratterizzò per un forte impegno bellico. Il regno venne espanso lungo tutti i confini ai danni dei popoli “barbari”, e i nuovi sudditi avviati alla sinizzazione etno-culturale. Inoltre, lungo i confini settentrionali il regno Zhou avviò un’altra costante della futura storia cinese, ovvero la costruzione di fortificazioni aventi lo scopo di tenere a bada i nomadi delle steppe.

Lo strumento per queste politiche era un esercito di tipo feudale, guidato da nobili o sovrani vassalli orgogliosi di un rigido codice cavalleresco, affiancato da una truppa permanente alle dirette dipendenze del monarca centrale. Per mantenere armate e burocrazia il gettito fiscale era garantito dai feudatari terrieri e dai regni clienti.

In breve, possiamo dire che la prima parte della dinastia Zhou, detta Zhou Occidentale, durò dal 1046 al 771 a.C. e fu un’evoluzione potenziata e più matura dei predecessori Shang.

E come cadde questo regno tutto sommato funzionale? In gran parte a causa della più umana delle fesserie: perdere la testa per una donna!

Intorno al 779 a.C. il re You era sposato con la figlia di uno dei suoi più importanti vassalli, dalla quale ebbe un figlio maschio. Quando però una bellissima concubina gli diede un altro maschietto il nostro re pensò bene di declassare ed esiliare la moglie, elevando al contempo l’adorata concubina a regina.

Come potete immaginare il papà e nonno affettuoso (per inciso tagliato fuori dalla discendenza dinastica) non la prese molto bene, al punto da ribellarsi e riuscire a portare dalla sua parte un altro importante vassallo degli Zhou e pure una popolazione barbara di ceppo tibeto-birmano. Montecchi e Capuleti non avrebbero fatto di meglio…

Ne seguì una guerra in cui l’esercito regale venne annientato in battaglia, il sovrano ucciso col figlio avuto dalla concubina ed il figlio della precedente moglie posto sul trono dal suddetto nonno affettuoso. Senonché la capitale del regno era stata così pesantemente saccheggiata che si dovette trasferire la corte in un’altra città più a Est. Iniziava la fase degli Zhou Orientali.

La dinastia Zhou Orientale non ebbe mai il potere dei suoi predecessori. Essa viene divisa in due fasi. La prima detta Periodo delle Primavere e degli Autunni[18], in cui il sovrano centrale perse progressivamente autorità sugli Stati vassalli, similmente a quanto sarebbe successo in Europa, dove il Sacro Romano Imperatore per quasi tutta la sua storia al di fuori dei suoi domini diretti esercitò solo un potere nominale. L’autonomia di questi regni era tale che si scambiavano ambasciate a vicenda e non esitavano a combattersi o allearsi tra loro.

Nella seconda ed ultima fase, invece, gli ex Stati feudali proclamarono l’indipendenza ed iniziarono una lunga stagione di guerre per il predominio nel defunto impero Zhou, di cui l’antica dinastia ormai controllava solo le terre ancestrali. Questa fase viene chiamata non a caso Periodo degli Stati Combattenti[19].

Se l’era degli Zhou Orientali fu una fase di decadenza politica e frammentazione feudale, dobbiamo tuttavia ricordare che proprio in quest’epoca (forse grazie proprio alla frammentazione?) vi fu una straordinaria fioritura culturale e filosofica, esemplificata dalle cosiddette Cento Scuole di Pensiero[20]. Pochi esempi basteranno a comprendere la portentosa crescita dell’intelletto cinese in quel periodo.

I testi poi riuniti nei Quattro Libri[21] e nei Cinque Classici[22], opere fondamentali del pensiero sinico, risalgono a epoche diverse: alcuni furono composti o rielaborati in questo periodo, ma la loro sistemazione in raccolte canoniche è successiva. Risale alla tradizione dell’epoca anche Il Libro dell’Etichetta e delle Cerimonie[23], dedicato ai riti e alle norme di comportamento. A loro volta I Ching, tradotto anche come Libro dei Mutamenti[24], nascono durante gli Zhou Occidentali come trattato divinatorio, per trasformarsi in testo cosmologico durante gli Stati Combattenti. Ma questo è solo l’antipasto.

Durante il Periodo delle Primavere e degli Autunni operarono tre intellettuali di caratura mondiale. Il primo fu Sun Tzu, generale e stratega a cui la tradizione attribuisce la paternità della fondamentale opera L’Arte della Guerra[25]. La datazione e la composizione del testo sono discusse; a Sun Bin, ritenuto suo discendente, è attribuito un trattato distinto, anch’esso noto come L’Arte della Guerra.

Il secondo gigante del pensiero fu Laozi, sebbene molti studiosi ritengano che si tratti di più persone poi unificate dalla tradizione. Laozi fu il fondatore del taoismo[26], una filosofia/religione avente come scopo la vita in armonia e fortemente intrecciata con la precedente e mai scomparsa religione tradizionale cinese.

Sebbene successivamente superato in influenza nella società dal confucianesimo, a tutt’oggi il taoismo rappresenta uno degli elementi spirituali fondanti del pensiero cinese.

Segno distintivo del taoismo è un pessimismo di base, nel quale chi agisce sbaglia. Questo avrebbe rischiato, in assenza del confucianesimo, di appesantire la società cinese con un fatalismo apatico.

Il rovescio della medaglia, tuttavia, è che secondo i testi attribuiti a Laozi i governanti devono ridurre al minimo la burocrazia e la loro autorità sul popolo. Così facendo il taoismo divenne la naturale giustificazione filosofica degli oppressi e di molte future ribellioni.

Il terzo e più grande pensatore dell’epoca in questione è un uomo che ha avuto sul mondo un’influenza paragonabile a quella di Buddha, Cristo e Maometto. Stiamo parlando ovviamente di Confucio (551-479 a.C.).

Ritratto postumo di Confucio su un foglio d’album della dinastia Yuan.
Ritratto postumo di Confucio, foglio d’album a inchiostro e colori su carta, dinastia Yuan (1279–1368), conservato al National Palace Museum di Taipei.

A differenza di Laozi, per Confucio[27] disponiamo di più testimonianze biografiche, anche se molti dettagli restano discussi. Nato in uno dei regni sorti dalla frammentazione Zhou (il Regno di Lu), il suo lignaggio apparteneva alla piccola nobiltà e risaliva addirittura alla precedente dinastia Shang. Secondo le fonti tradizionali, nel suo piccolo regno ricoprì incarichi pubblici, prima dell’esilio e delle peregrinazioni che esulano dal nostro racconto.

Fatto è che Confucio coi suoi scritti, le sue lezioni e la sua attività di consigliere per vari sovrani creò (secondo lui rinverdendo le virtù del passato) la dottrina che porta il suo nome. Abbiamo scritto “dottrina” perché il confucianesimo non può essere definito religione, ma è piuttosto un insieme di norme morali, comportamentali, giuridiche e filosofiche che nei secoli sono entrate così a fondo nella mentalità sinica da assumere un valore quasi sacrale.

Per Confucio la società è una piramide, dove chi sta sopra deve dimostrare virtù e chi sta sotto portare obbedienza. Il rispetto dell’autorità, a cominciare da quella paterna, è sacro, così come la venerazione degli antenati. L’educazione, l’istruzione ed il rispetto delle norme sociali sono essenziali per mantenere l’ordine costituito, nel quale tutti devono restare nel posto che gli spetta.

Confucio, tuttavia, fu anche uno dei primi intellettuali a sostenere la mobilità sociale, a condizione che questa fosse basata unicamente sulla meritocrazia, che per lui significava soprattutto istruzione. Secondo Confucio, pertanto, la società doveva cambiare la nobiltà di sangue ereditaria con una classe mobile di intellettuali basati sul merito.

Come si vede il confucianesimo è un perfetto bilanciamento: da un lato propugna una società fortemente gerarchica, fondata sulla famiglia e basata su rispetto ed obbedienza, dall’altro la mitiga attraverso il principio della meritocrazia.

Il successo del confucianesimo fu tale che le dinastie successive per accedere alla burocrazia statale avrebbero istituito i celebri Esami Imperiali, basati sulla conoscenza dei classici confuciani. Non solo. Ancor oggi l’influenza del confucianesimo è tale che tutto l’Estremo Oriente, con l’eccezione della Corea del Nord, a fianco delle varie religioni ha nel suo bagaglio cognitivo il messaggio laico, pragmatico e fortemente gerarchico ma meritocratico diffuso da Confucio.

Carta politica dei Regni Combattenti in Cina intorno al 260 a.C., con Qin, Chu, Han, Wei, Zhao, Qi e Yan.
Carta politica dei Regni Combattenti intorno al 260 a.C., con l’area della capitale Zhou al centro.

Concludiamo la nostra lettura tornando all’alta politica. Il Periodo degli Stati Combattenti andò dal 475 al 221 a.C. Fino al capitolo finale di questo periodo i vari regni della mappa soprastante affinarono l’arte bellica ed aumentarono di molto la capacità di mobilitazione, ma nessuno riuscì a prevalere.

Le cose iniziarono a cambiare quando Shang Yang[28], Primo Ministro del Regno Qin, avviò delle riforme. Fino ad allora Qin era stato il più occidentale e meno sviluppato dei regni nati dalla dissoluzione Zhou, al punto che molti cinesi puristi lo consideravano semibarbaro (un atteggiamento simile a quello che gli ateniesi ebbero con la Macedonia).

Shang Yang attuò delle riforme basate sull’uguaglianza di fronte alla legge e sulla meritocrazia, miranti alla militarizzazione del regno, che fu trasformato in una macchina strutturata per la guerra. Privatizzò le terre, premiando i contadini che superavano le quote di produzione e schiavizzando coloro che non ci riuscivano.

Poiché lo Stato Qin, malgrado le dimensioni, era uno dei meno popolosi incentivò l’immigrazione dal resto della Cina regalando ai contadini stranieri terre incolte da dissodare ed incentivando i matrimoni tra giovani, onde spingere la crescita demografica.

Come collante di tutto questo istituì un codice legale di estrema ferocia figlio della scuola filosofica detta Legalista[29].

Le riforme di Shang Yang, in seguito, vennero parzialmente imitate dagli altri Stati, ma dopo circa cent’anni il regno Qin era diventato una “Prussia ante litteram” (ci scusiamo se spesso occidentalizziamo i paragoni, ma questo ci aiuta a comprendere i contesti). Mancava solo un sovrano con la capacità di usare le risorse accumulate dallo Stato.

Quel sovrano arrivò, e le sue gesta, composte in parti uguali da genio ed orrore, avrebbero cambiato per sempre la storia della Cina e quindi del mondo…


Riferimenti bibliografici:

  • A. Tamburello, “Note sulle origini della civiltà del bronzo in Cina”, Cina, 7 (1963), pp. 31–64;
  • A. Ammassari, “L’identità cinese. Note sulla preistoria della Cina secondo le iscrizioni oracolari della dinastia Shang”, Jaca Book, Milano, 1991;
  • P. Santangelo, “Confucio e le scuole confuciane. La via della saggezza”, Newton Compton, Roma, 1986;
  • M. Wood, “La storia della Cina: le origini di una civiltà millenaria”, Le Scie Mondadori, Milano, 2022;
  • P. Corradini, “Cina. Popoli e società in cinque millenni di storia”, Giunti, Milano, 2005.

Note:

[1] https://www.treccani.it/enciclopedia/fiume-giallo_(Enciclopedia-dei-ragazzi)/

[2] https://www.watermuseumofvenice.com/archivio-news/il-fiume-azzurro-padre-della-cina-simbolo-del-rapporto-uomoacqua/

[3] https://doc.studenti.it/appunti/storia/agricoltura-durante-neolitico.html

[4] https://www.caputmundi.info/2025/08/28/come-nasce-lo-stato/

[5] https://www.treccani.it/enciclopedia/eta-del-bronzo/

[6] https://www.treccani.it/enciclopedia/culto-degli-antenati/

[7] https://thesis.unipd.it/retrieve/8576aedf-9188-49d8-9603-9ca8ce7c07e5/Sonia_Freato_2017.pdf

[8] https://taodellaverita.wordpress.com/2013/02/26/la-figura-di-shangdi-dallantichita-ai-nostri-tempi/

[9] https://it.scribd.com/document/336015597/Storia-Della-Cina

[10] https://ora.ox.ac.uk/objects/uuid%3A51b8bf31-edcf-408d-a149-4bff736dcd89/files/r05741r795

[11] https://lanternerosse.altervista.org/la-dinastia-shang-circa-1600-1045-a-c/

[12] https://www.treccani.it/enciclopedia/zhou_(Dizionario-di-Storia)/

[13] https://www.lezionidistoria.it/index.php/timeline?view=article&id=125:dinastia-zhou-da-1-046-a-256-a-c&catid=19

[14] https://www.shh.mpg.de/1285923/sino-tibetan-origin

[15] https://it.wikipedia.org/wiki/Mandato_del_cielo

[16] https://iris.unive.it/bitstream/10278/21651/1/Semantiche%20Imperi.pdf

[17] https://www.rerumromanarum.com/2017/07/perche-roma-e-detta-caput-mundi.html

[18] https://it.wikipedia.org/wiki/Periodo_delle_primavere_e_degli_autunni

[19] https://www.treccani.it/enciclopedia/stati-combattenti_(Dizionario-di-Storia)/

[20] https://www.treccani.it/enciclopedia/tag/cento-scuole-di-pensiero/

[21] https://it.wikipedia.org/wiki/Quattro_Libri_(confucianesimo)

[22] https://it.wikipedia.org/wiki/Cinque_Classici

[23] https://pages.ucsd.edu/~dkjordan/chin/CanonRu.html

[24] https://it.wikipedia.org/wiki/Il_libro_dei_mutamenti

[25] https://it.wikipedia.org/wiki/L%27arte_della_guerra

[26] https://it.wikipedia.org/wiki/Laozi

[27] https://www.treccani.it/enciclopedia/confucio/

[28] https://it.wikipedia.org/wiki/Shang_Yang

[29] https://www.treccani.it/enciclopedia/legismo_(Dizionario-di-filosofia)/

  • Fabio Bozzo

    Laureato in Storia, autore di saggi storici e di svariati articoli di storia ed analisi geopolitica.
    Fondatore del blog "Caput Mundi", coordinatore sezione "Storia" e "Geopolitica" russa ed anglosassone.

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