Libia: la conquista economica e diplomatica della Cina
Dopo oltre un decennio di sostanziale arretramento, Pechino sta ricostruendo la propria presenza in Libia attraverso più piani simultanei: diplomatico, finanziario e commerciale. Non ha scelto di affidare il proprio ritorno ad un unico gesto eclatante — come una concessione portuale o l’installazione di una presenza militare — che renderebbe immediatamente riconoscibile un rinnovato interesse strategico.
È invece la sovrapposizione di questi diversi livelli ad assumere rilievo: considerate separatamente, le singole iniziative non segnano una discontinuità rispetto alla tradizionale prudenza cinese nel Nord Africa. Osservate nel loro insieme, delineano però il tentativo di ripristinare i canali necessari a rendere nuovamente operativa la relazione con Tripoli, dopo anni nei quali i rapporti formali erano rimasti in vita sulla carta, perdendo progressivamente consistenza nella pratica.
Il versante diplomatico è quello più facilmente leggibile: l’ambasciata cinese a Tripoli, chiusa nel 2014 per ragioni di sicurezza, ha riaperto nel novembre 2025.[1] Da quel momento l’ambasciatore Ma Xueyong ha avviato con il Governo di unità nazionale una sequenza di incontri insolitamente sistematica per una missione tornata operativa soltanto da pochi mesi.
Nel corso di un recente colloquio con il ministro degli Esteri ad interim Taher al-Baour sono stati affrontati i temi delle infrastrutture, della ricostruzione, dell’energia, della sanità e dell’istruzione, insieme alla possibilità di coinvolgere più direttamente le imprese private cinesi nei programmi di sviluppo della Libia. Incontri paralleli con il ministero dell’Interno hanno riguardato la formazione, le comunicazioni e la sicurezza.
Nessuno di questi passaggi, se isolato, presenta caratteri eccezionali. Assume invece un significato differente la disponibilità di un ambasciatore residente a sostenere un simile ritmo di contatti in una capitale che, per un decennio, Pechino aveva considerato troppo pericolosa per mantenervi una propria rappresentanza. Questa continuità suggerisce che i funzionari cinesi ritengano oggi non soltanto desiderabile, ma anche concretamente possibile, la costruzione di una presenza più strutturata.
Nel mese di luglio, la Banca centrale della Libia[2] e la People’s Bank of China[3] hanno raggiunto un’intesa per collegare le banche commerciali libiche al Cross-Border Interbank Payment System (CIPS)[4], l’infrastruttura di regolamento sviluppata da Pechino per favorire l’internazionalizzazione del renminbi[5].[6]
Gli elementi dell’accordo sono concreti: trasferimenti diretti verso la Cina per i piccoli operatori commerciali, apertura di lettere di credito attraverso istituti cinesi e visita programmata di una delegazione bancaria libica incaricata di formalizzare l’intesa.
Non si tratta di una vera e propria «de-dollarizzazione»: la centralità del dollaro negli scambi commerciali e nelle riserve libiche non viene infatti messa in discussione. L’accordo rappresenta un ampliamento tangibile dell’infrastruttura attraverso la quale gli importatori libici possono evitare completamente il ricorso ad intermediari bancari di Paesi terzi.
L’iniziativa commerciale si sta sviluppando a ridosso di questa nuova architettura finanziaria: la China Petroleum Chamber of Commerce and Industry[7] ha avviato un dialogo con l’Unione generale delle camere di commercio libiche sulla cooperazione nei settori del petrolio, del gas e delle energie rinnovabili. È stata inoltre confermata la partecipazione cinese ad un forum energetico che si terrà a novembre nella zona franca di Misurata.[8]
Anche questo contatto, preso singolarmente, potrebbe apparire ordinario; accostato al collegamento con il CIPS ed ai rapporti riaperti dall’ambasciata con i ministeri competenti in materia di energia e ricostruzione, diventa invece un ulteriore livello del medesimo disegno: la diplomazia crea le condizioni di accesso, la finanza riduce i costi delle transazioni e l’iniziativa settoriale trasforma entrambe in flussi commerciali concreti.
Resta da comprendere quale peso politico accompagni questa ricostruzione strutturale: i fatti suggeriscono prudenza più che allarme. Le ricerche del ChinaMed Project[9] hanno descritto l’atteggiamento di Pechino verso la Libia come una neutralità calcolata fra il governo riconosciuto dalle Nazioni Unite a Tripoli e l’Esercito nazionale libico di Khalifa Haftar, insediato nella parte orientale del Paese.
Negli ultimi due anni tale ambiguità si è semmai accentuata. Spedizioni di droni riconducibili alla Cina ed un accordo per la fornitura di caccia mediato dal Pakistan hanno raggiunto le forze di Haftar[10] proprio mentre l’ambasciata cinese ristabiliva la propria presenza nella capitale.
La riapertura della missione diplomatica indica pertanto una normalizzazione dei contatti, non una scommessa cinese sulla fazione destinata a prevalere. Pechino continua inoltre a respingere le richieste di Tripoli relative ad un sostegno nello sblocco degli asset sovrani congelati o nell’aggiramento dell’embargo delle Nazioni Unite sulle armi: questa è la prova più evidente di come la Cina non intenda ancora trasformare l’accesso commerciale in un impegno politico.
Misurata sull’Egitto, la portata di quanto sta accadendo in Libia appare più chiara. Il Cairo occupa una posizione alla quale Tripoli non può neppure avvicinarsi: controlla il corridoio di Suez, dispone di un apparato diplomatico capace di ospitare una visita di Stato di Xi Jinping e ha affidato ad imprese cinesi la costruzione della nuova capitale amministrativa.
A questi elementi si aggiungono un’infrastruttura cloud per l’intelligenza artificiale fornita da Huawei[11] e la partecipazione di caccia cinesi J-16, insieme a velivoli cisterna e da supporto all’esercitazione «Eagles of Civilization 2026»[12], dopo un volo di oltre 6.000 chilometri dalla base di partenza.
Tale combinazione attribuisce all’Egitto una capacità negoziale effettiva[13]: Il Cairo non sta scegliendo un unico patrono, ma si sta assicurando che nessuno dei suoi partner possa diventare indispensabile, trasformando la pluralità delle presenze nella possibilità di conservarle.
La Libia, divisa fra Tripoli e l’area orientale controllata da Haftar e priva di uno snodo geografico o di un peso diplomatico comparabili, non può condurre la stessa partita con analoga sofisticazione; il Governo di unità nazionale non dispone di una posizione negoziale equivalente, dalla quale ricavare concessioni simultanee da Washington, Bruxelles e Pechino.
Per la Cina, la Libia rappresenta piuttosto una prova generale a basso costo della medesima impostazione: offrire capitale, infrastrutture ed accesso finanziario senza gli impegni di alleanza associati alla presenza statunitense. Questa logica viene applicata ad uno Stato troppo debole e frammentato per negoziare alle condizioni che il Cairo è invece in grado di imporre.
Riferimenti bibliografici:
- https://www.osmed.it/2025/03/20/la-cina-in-libia-alternativa-neutralita-e-interessi/
- https://www.caputmundi.info/2026/02/13/libia-dalla-jamahiriya-alla-frammentazione/
- https://www.caputmundi.info/2024/04/16/libia-tra-russia-african-corps-italia-crocevia-di-interessi-internazionali/
- https://www.caputmundi.info/2024/06/12/libia-il-ritorno-della-centralita-negli-equilibri-geopolitici/
- https://www.huffingtonpost.it/esteri/2026/07/11/news/il_patto_di_maometto_lavora_sulla_libia_unita-22336435/
- https://formiche.net/2026/09/ecco-come-pechino-ricostruisce-i-suoi-canali-in-libia/
- https://www.axiomedge.com.au/post/axiom-edge-solutions-pty-ltd-joins-china-chamber-of-commerce-for-petroleum-industry-cccpi
Note:
[1] https://libyaherald.com/2025/11/chinese-embassy-officially-resumes-its-operations-from-tripoli-today-after-a-10-year-closure-due-to-security-situation
[3] https://www.pbc.gov.cn/english/130437/index.html
[4] https://www.cips.com.cn/kjjqgsyyingw/index/index.shtml
[5] https://it.wikipedia.org/wiki/Renminbi_cinese
[6] https://www.aa.com.tr/en/economy/libya-joins-china-s-payment-system-reducing-reliance-on-us-dollar/4002530
[7] http://is.mofcom.gov.cn/SupplyAndDemand/art/2021/art_7a0feae422e74aa1a8951b85197903ac.html
[8] https://libyaherald.com/2026/09/chinese-companies-ready-to-contribute-to-development-of-oil-gas-renewable-energy-sectors-chinese-petroleum-chamber-of-commerce
[9] https://www.chinamed.it/observer/china-and-the-libyan-crisis-maintaining-a-foot-in-the-door-in-a-changing-region
[10] https://www.reuters.com/world/middle-east/libyas-haftar-acquires-combat-drones-despite-un-embargo-2026-04-02/
[11] https://www.tomshw.it/business/huawei-ai-in-egitto-gli-usa-schiererebbero-nvidia-amd-e-microsoft
[12] https://moderndiplomacy.eu/2026/08/22/egypt-and-chinas-2026-military-drills-what-they-mean-for-us-and-israeli-security/
[13] https://decode39.com/16372/italy-and-chinas-diplomatic-intersection-in-egypts-indo-mediterranean/


